Ott 20 2007
Lettera aperta a Bernardo Caprotti
Caro Caprotti,
il Suo libro, "Falce e carrello" è arrivato nella mia vita con la posta due o tre giorni fa allo studio di mio padre, dove sto per completare il triennio di tirocinio per diventare anch’io dottore commercialista. Poiché adoro i libri, prima degli altri ho preso in mano il Suo, con l’urgenza di chi non vuole essere preceduto, letteralmente trafugandolo, e pur non avendo idea di cosa si trattasse ho cominciato a leggerlo, trascurando colpevolmente quello che stavo facendo.
Da allora non ho più potuto fermarmi. Le pagine che ha scritto sono talmente autentiche, sincere, la storia che racconta così incredibile che ne sono rimasta immediatamente avvinta. Ho sentito parlare quasi tutti i giorni da mio padre delle storture della Repubblica e che la politica sia legata all’economia è una cosa che tutti danno per scontato, ma lo fanno come se fosse normale e come se nel nostro Paese, in fondo, non accada nulla di così diverso rispetto a quello che succede negli altri, magari anche in scala ridotta visto che siamo più piccoli, per esempio, degli Stati Uniti. Ma un conto è immaginare vagamente, un altro conto è venire a conoscenza di fatti oggettivi, incontrovertibili, minuziosamente raccontati, messi sotto i tuoi occhi nero su bianco, con una chiarezza che rende impossibile non capire e perdipiù con una documentazione allegata a dir poco stupefacente.
Così ho partecipato alle incredibili vicende capitate alla Sua Esselunga con un’accoramento che in genere è scatenato dai grandi scrittori: davvero non so dirle con che avidità, passione e addirittura oserei dire ardore ho letto le sue pagine, i documenti allegati, gli articoli tratti dalla stampa. L’avidità di una donna che sta per compiere 29 anni e ha fame di sapere, di conoscere davvero la storia recente dell’Italia, vuole essere consapevole, capire. Cosa resa quasi impossibile dal modo (volutamente?) contorto in cui i fatti vengono raccontati. O semplicemente omessi. Io invece voglio sapere come stanno davvero le cose.
E’ per questo che Lei mi ha fatto un grande regalo. Immenso. Lei ha regalato a me e all’intero Paese la verità.
Lei mi ha permesso di sapere che la Coop sia finanziata dal "prestito sociale" e
che proprio con quei soldi Unipol tentasse le sue scalate (altro che
prestito per migliorare il servizio ai soci!). Mi ha permesso di sapere in che modo meschino (e illegale) le Coop si assicurino, dove la politica è favorevole, di non avere concorrenti. Io non sapevo che l’impero
delle Coop comprendesse la distribuzione alimentare e le assicurazioni
ma anche le costruzioni edili, l’agroalimentare, i servizi, i
macchinari industriali, il turismo, la pesca, il mercato abitativo e i
telefonini.
E non
avevo idea di che strumento micidiale fossero stati i sindacati per
annientare un’azienda. Noi giovani cosa sappiamo davvero del ‘68? Non potevo immaginare quante illegittime
limitazioni alla libertà dovesse subire un cittadino italiano colpevole
di voler fare il suo lavoro, ma di non aderire alla parrocchia del potere.
E se il nostro Presidente del Consiglio può permettersi di mostrare tanta incredibile preoccupazione per una possibile acquisizione della Esselunga da parte degli stranieri (tanto affanno non c’era quando un bel pezzo della FIAT è passato ai Cinesi!), continuando a caldeggiare pesanti ingerenze della politica negli affari delle aziende private italiane (come se fossero roba loro), è perché la maggior parte delle persone non coglie il vero significato di queste parole, anche perché molti ignorano il ruolo e i privilegi incredibili delle Coop: si pensa in qualche modo che in effetti è cosa giusta che un’azienda resti italiana, tutto qua. Ma invece il vero significato della manovra è questo: si offre la possibilità di eliminare un concorrente della grande distribuzione, la Coop lo compra ed è fatta, il suo potere aumenta e la concorrenza si assottiglia sempre di più, i prezzi aumentano e questo naturalmente va a discapito, manco a dirlo, dei poveri consumatori italiani, che non sanno più cosa inventarsi per riuscire a fare la spesa.
Tutto questo è molto più chiaro anche a me, adesso, per merito del Suo libro.
Perciò grazie, grazie per questa denuncia che, in un Paese civile, dovrebbe da sola bastare alla Magistratura per fare il proprio dovere. Grazie di cuore a Lei e a tutti Voi di Esselunga. Grazie per il coraggio con cui siete andati avanti, per aver
vinto senza infangarvi, per aver seguito dei valori. Grazie a Lei per essere un uomo
di un’altra epoca, per la dovizia di particolari profusa, per averci
regalato nomi e cognomi di questi arroganti prevaricatori, immuni alle
leggi e insensibili all’onestà, per il coraggio e l’indignazione di chi
sa che ha ragione. Grazie per la scintilla che ha acceso in me. Vorrei che libri così piovessero tutti i giorni
nelle nostre case.
Con i migliori auguri di un futuro ancora ricco di soddisfazioni.
Simona Calabrese

Di stangate il governo ne sta dispensando a destra e a manca, ma non sono egualmente ripartite tra tutti i cittadini italiani, piuttosto su alcune specifiche categorie ("nemiche", aggiungo io, visto che questa sinistra ha sempre sbandierato un noncelato odio di classe). E non parlo delle liberalizzazioni parziali attuate, ma del sostituire un’imposta come l’Ici, che pagano tutti, con una come l’Irap, che (oltre che illegittima) grava soltanto in tasca a una parte dei cittadini…