Ott 31 2006
Lost: effetti collaterali
Qualche tempo fa lessi il commento di un tizio che sosteneva che non guardava Lost perché altrimenti non riusciva a dormire la notte. Certamente non vale per molti, ma devo confessare che anch’io, in svariate occasioni, sono rimasta profondamente turbata dagli episodi più inquietanti. A questo proposito vorrei far notare che il tema da brivido della prima serie (quello ad esempio quando, in una delle ultime puntate, Jack, Kate e gli altri vanno alla Roccia Nera) non è stato riproposto nelle serie successive, ed è un vero peccato: sfruttava una bellissima dissonanza e ti restava nel cuore, come un sinistro presagio, un dubbio dilaniante.
Nonostante manchi questo apporto fondamentale, la serie continua a fare dei momenti angoscianti il suo punto di forza, perciò capita che dopo aver visto una puntata, la notte io mi svegli a causa di un incubo molto “lostiano” e che non riesca facilmente a riprendere sonno…
L’ultimo in ordine di tempo mi ha sorpreso questa notte: un gruppo di persone tenute prigioniere in un’enorme edificio, naturalmente isolato dal resto del mondo, forse in montagna, ma in un posto asettico, bianco, come privo di vita e di speranza… In ogni momento l’angoscia del pericolo di morte, l’ansia di fuggire, gli occhi di qualche controllore addosso, la ricerca disperata di una via di fuga, un cancello da scavalcare, qualche brandello di notizia che arriva dall’”esterno”, il terrore di essere sorpresi…
A un certo punto, non ricordo tutti i particolari del sogno, mi sono svegliata un po’ agitata, e mentre cercavo di riaddormentarmi, ho avvertito una leggerissima scossa di terremoto: cercavo di capire se l’avessi sognata, ma ero perfettamente sveglia. Realtà o suggestione?
Lost: quarta puntata della terza stagione.


Il film, me lo diceva il cuore, è bellissimo, assolutamente all’altezza delle aspettative. Non è per niente il classico film francese dove si pronuncia una parola ogni quindici minuti di film. Il ritmo è serrato, il modo di muovere la camera accompagna perfettamente le scene mutando in base ai diversi momenti della storia, il gusto per il bello trapela ovunque: nelle camicie di Christian Dior, nello scintillio delle strade la notte… ogni cosa lascia estasiati e si finisce invischiati con l’illegalità, col protagonista impulsivo e violento e assolutamente irresistibile, con la vita nascosta dentro di lui, le sue inclinazioni, il desiderio di fare il pianista. C’è la passione, assoluta, che gronda da ogni fotogramma.
Ecco un film dal titolo che già da solo basterebbe a evitarlo, ma tante volte si sa, può capitare che qualcuno vi convinca che una commedia da quattro soldi a volte è divertente, che è un modo per passare un paio d’ore senza rammaricarsi di perdersi qualche scena…
Ieri è stata una giornata in apnea. Ore e ore di attesa per conoscere l’esito dell’esame orale di avvocato che ha sostenuto mia sorella, discussioni con mio padre, acquisti frenetici dell’ultimo minuto e un Nokia N70 che all’improvviso è apparso nella mia vita. Tensioni e ansie che si sono sciolte quasi a fatica con l’esito assolutamente positivo per mia sorella e questo regalo di Giovy che là per là mi ha scombussolata tutta.