Archive for the 'Libri' Category

Lug 02 2008

Rieccomi!

Published by Mia under Cinema, Cucina, Deliri personali, Libri

Sì, rieccomi, è passato un po’ di tempo dal mio ultimo post, o forse nemmeno un secolo, anche se mi sento molto poco blogger da tanto tempo. Non ho mai il tempo di scrivere o di leggere i blogger che mi piace seguire e per quanto sia semplice fare un post, con link e collegamenti vari, a me sembra faticoso. E se non scrivi dei commenti, se non contatti nessuno, non sei veramente nella blogosfera. Non sono più nemmeno riuscita a mettere le foto del mio adorato cucciolo che nel frattempo ha ormai un mese e 3 settimane (ma mi imporrò di rimediare, perché la sua bellezza è struggente).
Durante la mia assenza dal blog sono accadute varie cose, più o meno importanti:

prima di tutto finalmente si è conclusa la prima fase del terribile esame di stato per l’abilitazione alla professione di dottore commercialista! Tre prove scritte sugli argomenti più disparati, ma almeno sono andata bene e anche se sono troppo stanca per essere veramente soddisfatta (colpa anche del fatto che i risultati si avranno a settembre), sento che piano piano spunta un po’ di felicità, la mente si apre a nuovi orizzonti, posso persino cominciare a pensare di andare a fare un bel bagno al mare, magari a Vieste… ;)

Poi ho visto (anche qui, finalmente!) al cinema Il divo e Persepolis. La versione film dell’opera di Satrapi mi ha lasciata davvero estasiata, merita davvero di essere vista, i disegni sono se possibile ancora più belli di quelli del libro e sembrano avvolgerti, tutto è più vivido e in unno spettacolare, indimenticabile bianco e nero 2D! Ma tra tutti i bei film che ho visto quello che mi ha sorpreso più di tutti è stato Il divo. Non mi sarei mai aspettata tanta poesia nelle immagini, nel montaggio. Tanta bellezza nella musica, scelta ad arte, e la costruzione della storia… Sono uscita dalla sala (tra parentesi anche la sala non era niente male, davvero perfetta, una delle nuove sale della Città del cinema a Foggia) con il cuore palpitante, completamente entusiasta, rapita. Non avrei mai pensato che in Italia si potesse fare un film così, meritatissimo il premio a Cannes! Mi è dispiaciuto non poter scrivere una recensione apposta, ma se qualcuno non l’ha visto per qualche motivo, di sicuro ci sarà modo di rimediare d’estate, con tutte le rassegne all’aperto che si fanno in varie città.

Inoltre ho trovato un libro di cucina che vorrei comprare. Un po’ titubo perché mi chiedo se sia poi necessario, visto che sui blog degli appassionati di cucina c’è veramente di tutto, con tanto di foto d’autore da farti leccare i baffi! Ma questo libro mi ha attratto molto e, sfogliandolo un po’, ho notato (almeno così ricordo) che le ricette non sono improntate su ingredienti difficili da reperire e/o costosi. E’ FINGER FOOD di Beck Heinz. Io non ho mai mangiato al suo ristorante (La Pergola, a Roma), e non penso che lo farò molto presto: date un’occhiata al menu, ma soprattutto ai prezzi!
Certo, se lo compro dovrò per forza sperimentare qualcosa. Nel qual caso vi terrò aggiornati ;-)

 

Infine, un pallino: rimettermi a studiare Inglese. Sapete quelle voglie che vi prendono quando avete diecimila cose da fare, da studiare e volete invece mettervi a fare Spagnolo, o la storia degli indiani d’America? A me ha preso la voglia di studiare Inglese quando boccheggiavo sul manuale di diritto tributario. E qui vi faccio un punto interrogativo ancora più grande di quello per il finger food!

Una cosa è certa: spero proprio di riuscire a rilassarmi un po’, e poi a divertirmi di brutto per qualche tempo :-) 

 

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Mar 06 2008

Un salto in libreria

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Ultimamente mi sono data ai gialli, come quando avevo tredici anni. Il fascino di Agatha Christie, insensibile al passare degli anni, mi ipnotizza e mi trasporta in un mondo di sogno, dove nonostante i cadaveri spuntino come funghi, non c’è quasi una sola goccia di sangue (altro che i thriller moderni, che poi la notte non riesci a dormire con la sensazione che qualcosa cigoli e che qualcuno con un’ascia si celi nell’ombra). La Christie è la regina del veleno, dei pugnali, dell’attizzatoio, di una morte che sopraggiunge discreta senza sconvolgere nessuno. Superba nel tratteggiare un personaggio con pochi tratti essenziali ed efficaci, divina nel lasciarti sempre puntualmente a bocca aperta, aggrappato a una corda tesa fino all’estremo finale.
I suoi romanzi sono assolutamente felici, non solo nel senso di riuscitissimi, ma proprio per quella capacità di farti dimenticare tutto quello che hai fatto durante il giorno per perderti dietro indovinelli, elucubrazioni, deduzioni, colpi di scena e le battute argute dell’insuperabile Poirot, il celebre detective belga dalla testa a uovo e dalle laboriosissime celluline grigie!

Ma… non di soli gialli si può campare. E infatti bastano pochi minuti in libreria per alimentare sconsiderati, folli desideri letterari. Ecco quello che ho puntato (e per una volta non si tratta di romanzi):

1) “Sempre meglio che lavorare - Il mestiere del giornalista”

Brambilla.jpgDopo aver letto un piccolo estratto del libro di Michele Brambilla su Italia Oggi, me ne sono invaghita. E’ brillante, divertente, e racconta con aneddoti accattivanti il mondo dei grandi quotidiani, specie quello che fu al Corriere della Sera. Un mondo di astuzie, di talento, di scansafatiche, che trasuda un fascino dal sapore del passato.
Stupendo per esempio, quello in cui racconta dei “buchi”, cioè le notizie che a un giornale sfuggono, ma gli altri pubblicano. Il caporedattore ti sveglia ferocemente fin dal mattino presto e potete anche immaginare che il telefono, squillando, salti sulla testa del cronista pichiandolo con la cornetta. L’idea è quella. E l’aneddoto su una telefonata delle Brigate Rosse al Corriere, che perde miseramente lo scoop per non aver creduto alla voce dall’altro capo del telefono…

2) “La scienza dei Simpson”

Marco Malaspina, giornalista scientifico di Bologna che lavora all’ufficio comunicazione dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, ha scritto un libro davvero spassoso: tutti i retroscena scientifici della mitica serie tv sono passati al setaccio e lasciano a bocca aperta i profani che non li avrebbero mai notati. Formule scritte su una lavagna appaiono per pochi secondi: avete pensato che fossero solo coreografiScienza_Simpson.jpgche? Neanche per sbaglio! Sono invece autentiche sfide agli spettatori, per esempio l’enunciazione del teorema di Fermat scritto in un modo che pare smentirlo (apparentemente). E lo sapevate che gran parte dei creatori degli episodi de I Simpson hanno una formazione scientifica? Pezzi grossi di Harvard, che hanno costellato gli episodi di riferimenti colti in omaggio ai traguardi della scienza. In questo libro, scorrevolissimo, potrete scoprire un lato che forse finora vi è sempre sfuggito dell’universo della famiglia più famosa d’America. Se siete sensibili al fascino delle scienze, questo libro vi farà felici.

 

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Giu 22 2007

Comprare Persepolis

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persepolis_film.jpegIl film tratto da Persepolis, a cui ha lavorato in Francia l’ormai arcinota Marjane Satrapi, è uscito a Cannes come annunciato raccogliendo applausi a scena aperta (ne avevo parlato anch’io), ma per chi abita lontano da Roma e Milano, dove in genere vengono riproposti tutti i film che hanno partecipato al festival francese, è piuttosto difficile vederlo. Bisogna pazientemente aspettare occasioni di viaggio o i tempi babilonici delle rassegne di cinema colto e semi-colto (dette volgarmente d’essay).
Mentre ci si tortura nell’attesa, cosa c’è di meglio che comprare tutta la serie di Persepolis? I volumi sono quattro, ma per chi preferisce c’è una comoda edizione integrale che li raccoglie tutti in 352 pagine, al prezzo di € 22,50.
I disegni di Marjan hanno conquistato il mondo, vale la pena darci una sbirciata.

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Mar 16 2007

La notte con Imma Turbau

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Il gioco dell impiccatoL’avevo iniziato per prendere sonno. La carta è piacevole, giallastra e ruvida, fa molto classico. Pensavo fosse un libro striminzito, ma non lo è: le pagine sono piuttosto corpose, e non finiscono così in fretta. Il libro di Imma Turbau, Il gioco dell’impiccato, che Castelvecchi editore ha mandato a Giovy in pre-print e che mi sono fatta subito prestare, mi ha inghiottito in un universo morboso e adolescenziale. Sapevo che avrei dovuto smettere, ma non ho voluto. Ho sentito il bisogno di continuare a leggere. Il tempo passa e gli occhi cominciano a farmi male… Solo cinque anni fa non capitava una cosa del genere e potevo leggere fino alle cinque del mattino senza problemi.

Vado avanti lo stesso. Mi piace com’è scritta questa storia, è avvincente, è umana e pare straordinariamente autentica. Mi sento coinvolta in qualche modo e questa è una cosa inquietante. Ho la strana sensazione di avere qualcosa a che vedere con queste vicende di adolescenti catalani che vivono il loro primo amore, con questa ragazza che mi affascina e mi stupisce nello stesso tempo, con il suo amore per l’inchiostro e la bellezza dei caratteri, di cui capisco forse troppo bene il barricarsi dietro la freddezza. Ma peggio ancora, mi sento lontana da lei quando è capace di fare cose che io non ho mai fatto, mi sento spiata dal mio stesso passato, avverto quasi con insistenza le sgomitate di sentimenti indecifrabili che si fanno strada in quella lingua di terra che c’è tra cuore e ragione.
Il battito aumenta, c’è ancora un mistero da svelare e da brava narratrice, seguendo il più classico degli schemi, Imma non può che rivelarlo alla fine. Vado avanti fino alle ultime pagine. Mi sento come se ci fossi stata, come se avessi conosciuto questi ragazzi, come se avessi un legame profondo con la Catalunia e i sordidi delitti lì che si sono consumati. Gli occhi mi fanno proprio male, ma nemmeno guardo l’orologio: l’incoscenza conserva intatto tutto il suo vecchio fascino e se c’è una cosa che ho sempre adorato è fare la cosa sbagliata al momento sbagliato.

Finisco alle tre. Tiro come un sospiro di sollievo, ma allo stesso tempo ci resto male. Dentro di me si affollano una moltitudine di sentimenti che non capisco, cerco di sprimacciare bene il cuscino perché arrivi il sonno a calmarmi. So che il libro mi è piaciuto molto, ma non voglio credere che sia un’opera di fantasia. A me è sembrato troppo vero, così mi chiedo come ho fatto a non capire subito che “il gioco dell’impiccato” non poteva essere un qualche machiavellico e perverso rito tra i protagonisti, ma proprio quello stesso gioco che abbiamo fatto tutti, a scuola, con la misteriosa parola da indovinare nascosta sotto i trattini e il palo a cui appendere chi non ci riusciva.

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Feb 16 2007

Persepolis diventa un film

Published by Mia under Cinema, Libri

persepolis1_1.jpeg

 

 

 

 

 

 

L’opera di Marjane Satrapi è ormai diventata celebre a livello internazionale: Persepolis, la storia a fumetti di una bambina iraniana durante la rivoluzione islamica (divisa in quattro volumi) e pubblicata in Francia nel 2000. Come Maus, al quale addirittura viene spesso paragonata, Persepolis è una storia autobiografica, che fa del vissuto il suo punto di forza, anche se l’autrice precisa che il fumetto è nato per essere letto dagli occidentali, per cui è ricco di spiegazioni che agli iraniani sarebbero del tutto superflue.
Per chi volesse coprarlo (opzione consigliata), c’è l’edizione de La Repubblica in un unico volume, in libreria invece, quella classica di Spearling & Kupfer.
Per tutti gli altri, non resta che aspettare l’ultimazione del film che l’autrice sta realizzando con un team di novanta persone, francese al cento per cento, secondo processi di lavorazione che appaiono lontani dai prodigiosi e computerizzati capolavori d’animazione moderni. Marjane ha infatti disegnato a mano tutti i seicentocinquanta personaggi che compaiono nel film, mentre venti animatori si occupano dei disegni di animazione che poi finiscono nei computer per la digitalizzazione.
In concorso al prossimo festival di Cannes? Staremo a vedere, probabilmente un film di animazione potrebbe davvero aumentare la diffusione e la notorietà di Persepolis a livelli popolari… Perlomeno io me lo auguro!

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Nov 23 2006

Kitchen in treno

Published by Mia under Libri, Vita vissuta, viaggi

Ma visto che le rivoluzioni mi piacciono, ora mi è venuta la smania di proseguire.
Ieri sono tornata dal mio primo viaggio di lavoro: due giorni e due notti a Prato senza aver potuto fare nemmeno una passeggiata per il centro visto che il tempo, inclemente, ha deciso di ostacolarmi con un piccolo diluvio nell’unico pomeriggio libero che avevo. È inquietante andare in una città e vederla solo dai finestrini di un taxi, ti fa venire l’odio per i taxi, vorresti che sparissero tutti e che in virtù di questo tutti fossero costretti ad andare a piedi - meraviglia. Camminare con lentezza.
Invece niente, tenebre e taxi fino a ieri, quando sono tornata indietro. C’era mio padre con me e io fin dalle nove del mattino morivo di sonno, visto che per l’ansia del lavoro la notte invece di dormire mi perdevo in ragionamenti sui commi del TUIR e frenetico controllo dei calcoli, roba che se mi avesse visto il mio ex compagno universitario Federico sarebbe caduto stecchito per terra dallo shock. Be’, i viaggi in treno sono seccanti e poiché all’andata mi ero annoiata terribilmente, visto che ho dimenticato fuori dalla valigia il libro che stavo leggendo, ho pensato bene di comprarne uno prima di avventurarmi sui terribili treni di Trenitalia (che sempre, sempre gentilmente ringrazia per la preferenza accordata).

Ebbene ho comprato "Kitchen" di Banana Yoshimoto. Ho sempre avuto la sensazione che tutti avessero letto Yoshimoto tranne me e non so più nemmeno io quante volte ho preso questo libretto in mano con l’intenzione di comprarlo, ma poi cambiavo idea: è così piccolo che spendendo due euro in più potevo assicurarmi una lettura più lunga (be’, ero all’università e il tempo aveva un’altra dimensione). Ma poiché ero curiosa, un giorno cominciai a leggerlo tra gli scaffali e lo trovai interessante, così stavo per comprarlo quando per l’ennesima volta qualcosa mi distolse all’ultimo momento e fallì anche questo tentativo. All’edicola della stazione di Prato, però, c’era ben poco che avesse potuto distogliermi, così ecco arrivato il suo momento.
In treno questo libro è perfetto. Se siete nella prima classe dell’eurostar, riesce quasi a farvi dimenticare quanto è scomodo il costoso sedile su cui siete seduti (che volete, gli schienali devono contenere l’invisibile gobba che tutti abbiamo sul dorso). È una storia molto triste, siamo d’accordo, ma anche profondamente umana e per quanto si possa essere lontani dalle esperienze della protagonista, è facile capirla perfettamente, ritrovare qualcosa di profondamente vissuto nelle sue emozioni e sentirsi terribilmente coinvolti dalle sue esperienze.
Un libro intimo e complice, con trovate splendide che funzionano perfettamente senza risultare forzate, delizioso, al punto che mi sono innervosita tantissimo quando sono dovuta scendere dal treno: devo leggere le ultime trenta pagine e ora vattelappesca quando potrò farlo.

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Set 17 2006

La casa del sonno

Published by Mia under Libri

La casa del sonno_1.jpegVi dico la verità, ho sempre esitato a comprare i libri di Jonathan Coe. Non sapevo cosa aspettarmi, che genere di scrittore fosse, al di là degli elogi sperticati e i premi vinti come da quarta di copertina. Poi mi decido e prendo "La famiglia Winshaw", romanzo che l’ha reso famoso, la parabola thatcheriana di incredibile mordente in cui sono finita mentre ero sull’eurostar Firenze - Milano. Ero così entusiasta dai suoi personaggi caustici, dalla storia imprevedibile, dallo stile scorrevole e appassionato che là per là gridai estasiata al genio. Fu il finale a raffreddarmi, volutamente esasperato, gotico.

Uno scrittore così bravo merita in ogni caso una seconda prova, ed ecco, tra gli acquisti delle vacanze, La casa del sonno. Anche questo è uno di quei libri che, lette fatalmente le prime due, tre pagine, letteralmente ti fagocitano, diventano una vera droga, un’ossessione. È uno di quei libri per cui cominci a pensare che valga la pena mettere la sveglia alle sei del mattino per avere tempo di leggere ancora qualche pagina prima di andare a lavoro. Poi però te lo porti dietro, perché alla prima occasione puoi sempre sbirciare qualche altra frase…

La storia è un fantasioso gioco d’incastri, nello stile de La famiglia Winshaw. È un’equazione dove tutto torna, ma che di razionale ha ben poco. Lontano mille miglia dalla fredda eleganza dell’altrettanto inglese McEwan, questo romanzo è popolato di personaggi inquieti e accattivanti, prima giovani studenti, poi trentacinquenni, tutti legati dal filo rosso del sonno: c’è chi soffre di narcolessia, chi dorme troppo, chi invece non dorme mai e chi vorrebbe essere in grado di non dormire… Senza forzature, la storia si snoda, in un’altalena tra presente e passato, nell’austera Ashdown, una vecchia dimora a venti metri dalla viva parete della scogliera, enorme, grigia e imponente. Prima dimora universitaria, dodici anni dopo inquietante clinica che cura i disturbi del sonno dominata dal dottor Gregory Dudden, figura bersaglio di una strepitosa ironia da parte di Coe.
Questo libro è divertente, fantasioso e ironico, ma a tratti commovente e trattandosi di Coe, è ovviamente fatale. Fatale come il fotogramma di una pellicola perduta, che appare in sogno e segna il destino di chi lo insegue. Fatale come l’incontro in cucina tra Sarah e Robert, fatale come la partecipazione a un ridicolo convegno da parte di un importante psichiatra, come le parole che pronuncia la piccola Ruby nell’ultima notte della Casa del sonno.
C’è il tutto il gusto caustico di Coe, c’è il suo amore per il cinema (Jonathan Coe è autore di due biografie: quella di Humphrey Bogart e quella di James Stewart), la sua mordente vivacità. E quando l’avrete finito, vi resterà l’amaro in bocca.

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Ago 18 2006

Shopping

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pyongyang.jpeg

Ecco un libro che voglio assolutamente ordinare (qui).

Pyongyang, di Guy Delisle, è un reportage a fumetti sulla blindata capitale della Corea del Nord. Blindata poiché avvinta da una spietata dittatura comunista, che come da copione tiene alla larga turisti e curiosi, per cui è praticamente impossibile avere contatti con la gente del posto. Ma questo fumettista canadese è riuscito a entrare e a lavorarci per due mesi, avendo così l’occasione unica di vivere in questo paese incredibile e poterne tracciare un resoconto.

Un libro che mi affascina proprio perché frutto di una matita e perché vicino a quell’incubo orwelliano che è 1984 (ma questa volta reale). Un occhio insospettato su una parte del mondo di cui ignoro praticamente tutto, una promessa di verità, un viaggio oltre i limiti dell’immaginazione occidentale.

A chi interessa farò certamente avere le mie impressioni dopo la lettura :-)

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Ago 08 2006

Saturday

Published by Mia under Libri

sabato.jpegSono finalmente riuscita a leggere l’ultimo romanzo di Ian McEwan. A questo libro è legato un aneddoto piuttosto ridicolo: una specie di spasimante (e per bontà caritatevole mi limito a definirlo così) voleva regalarmelo come segno del suo profondo interessamento/amore. Purtroppo il nome dell’autore, per chi non ha un orecchio pronto o non lo conosce, non è facile da capire. Ma il titolo, "Sabato" è in compenso semplicissimo, e chiedere in una libreria di un Sabato appena uscito, edito da Einaudi e in bella mostra in visibili, grosse, invitanti torri di libri, non richiede certo un eccessivo dispiegamento di inventiva o fantasia.
Fatto sta che dopo qualcosa come almeno sette o otto telefonate in cui mi veniva chiesto puntualmente come si chiamava il libro e assicurato che certamente l’avrei ricevuto in regalo, la mia povera pazienza si è esaurita e ho dichiarato che il libro l’avrei comprato io, tante grazie per la gentile offerta eccetera.
Non ci crederete, ma è bastata una frase del genere per far sparire nel nulla quest’assillante corteggiatore. Mesi di telefonate e ridicoli incontri di gruppo stroncati da un libro. Quale offesa rifiutare un McEwan! Prendetene nota, potrebbe esservi utile.

Il destino ha poi voluto che questo Sabato diventasse un graditissimo regalo di Giovy, che non ha avuto difficoltà a comprarlo! Un romanzo rimasto a lungo sulla mensola, finché è arrivato il suo momento. Ed ecco, posso dire subito che è bello, scritto bene, con una precisione impressionante e una padronanza di linguaggio da vero maestro, ma talmente cerebrale (e aggiungo: volutamente cerebrale) che non riesce a rapire del tutto il cuore. È un tributo alla mente, un’analisi sofisticata del cervello sia da un punto di vista materiale (il protagonista è un neurochirurgo), sia dal più complesso punto di vista delle sensazioni, dei pensieri che si rincorrono, che cercano spiegazioni, che si presentano senza apparenti ragioni, delle emozioni da interpretare, della coesione fra la coscienza e il resto del mondo.
La storia si svolge nell’arco di una sola giornata, come si evince facilmente dal titolo, ma naturalmente è ingrossata ragionevolmente dal passato e dai pochi personaggi che gravitano attorno al protagonista. Ed è proprio sui personaggi che avrei delle riserve. McEwan popola una storia, a tratti anche molto avvicente (ma non certo quelle 24 ore a perdifiato millantate sulla quarta di copertina), di uomini e donne al servizio delle elucubrazioni, anche se a dire il vero l’unico personaggio veramente rilevante è appunto il protanista neurochirurgo, attraverso il quale prendono vita tutte le altre figure.
Questi personaggi perfetti, intelligenti, buoni o cattivi che siano suonano finti, sagome magnificamente intagliate che sono lì solo per prestarsi alla speculazione intellettuale voluta dall’autore - a tratti davvero molto appagante. Sono pagine in cui c’è un poetico dispiego di talento, ma pure poco senso terreno, nonostante i riferimenti alla paura dei terroristi, alle immagini precise e verosimili del mondo contemporaneo. Ma è una realtà precisa come la può concepire una mente anche stando al buio, un disegno perfetto che prevede ogni particolare, un’immaginazione vividissima, ma che non sarà mai come aprire davvero gli occhi per strada. Un ovattato mondo perfetto anche nelle imperfezioni.

Madre brillante avvocato, padre neurochirurgo, figlio chitarrista blues di grande talento, figlia poetessa in procinto di pubblicare il suo primo libro, grande amore fra tutti, parole gentili… Persino all’antagonista della storia potreste disegnare una santa aureola sul capo.
Nel romanzo generosamente fioriscono momenti bellissimi, tra cui la descrizione di una vivida partita a squash e un intervento chirurgico questo sì talmente reale che pare di essere affianco al tavolo operatorio con il protagonista (grandissima prova della capacità di documentarsi che è un segno distintivo di McEwan).
Riflessivo, minuzioso, meno bello del precedente "Espiazione", ma comunque una buona prova per uno scrittore che è considerato (dalla critica) il maggior romanziere inglese della sua generazione.

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Lug 09 2006

Firme

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Sulla mia rivista preferita scrive anche Melissa P., che a chi non venisse subito in mente, (ma è difficile, visto che è uscito anche un abominevole film con questo titolo) è l’autrice del best seller “100 colpi di spazzola prima di andare a dormire“. Questa cosa mi ha lasciata abbastanza di sasso.
Baciata dalla fortuna e dalla ricchezza con un libretto pruriginoso e castigante, di cui basta leggere due o tre righe per buttarlo via senza scrupoli, questa ragazzina siciliana si può permettere ora di darsi un tono da autentica autrice, le cui opinioni sono così interessanti da meritare di essere pubblicate e divulgate. Ma a voi dice qualcosa questo suo “articolo”? In realtà è un elenco, non saprei come definirlo e pare serva solo a farci sapere che lei se ne andrà via chissà dove, senza avere in realtà nessun contenuto… Molto meglio i post che si vedono in giro sulla rete, eppure lei è qui, su Internazionale.

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