Mag 06 2008

Un cucciolo a sorpresa!

Published by Mia under Vita vissuta

Non mancherò di raccontare il mio Foodcamp (un’esperienza bellissima), ma prima non posso non condividere con il mondo intero la gioia e la sorpresa per questo cucciolo delizioso, tutto bianco, che è nato nemmeno un’ora fa!
La mamma è una nostra gatta, Giorgia, e anche se si vedeva che era incinta, pensavamo fosse agli inizi, nessuno immaginava che invece fosse già sul punto di partorire… Io l’ho capito perché da stamattina è venuta a cercarmi e cercava un nascondiglio per il parto, così le ho attrezzato il mio armadio (visto che ultimamente sembrava interessarle molto) e le sono stata vicino durante il travaglio. L’emozione più grande è vedere un esserino spuntare come dal nulla, vedere che si muove e ha tutta una sua vita propria! Appena nato era bruttissimo, ma dopo una bella leccata è migliorato un sacco, che dite? ;-)

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Apr 30 2008

Dal FoodCamp

Published by Mia under Eventi, Web e dintorni

Sono sparita da mesi dal mio blog, colpa del lavoro e soprattutto dell’esame di stato per l’abilitazione alla professione di Dottore Commercialista, che incombe paurosamente su un futuro non più troppo lontano…

Nonostante ciò sono riuscita a ritagliare un paio di giorni col mio Giovy per partecipare a questo FoodCamp, dove ora si sta per parlare di imballaggi 2.0! Molto interessanti gli interventi, anche se aspetto con grande impazienza la mitica degustazione di Giovy, che darà corpo e soprattutto sapore (di vino) a questa mattinata ;-)

La permanenza qui è molto piacevole, il paese è tutto a festa perché oggi pomeriggio c’è la celebre corsa dei carri (tirati da buoi) che i qui presenti non hanno alcuna intenzione di perdere…

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Mar 10 2008

Into the wild + Virgin radio

Published by Mia under Cinema, Musica

into_the_wild.jpgIl mio è stato un sabato magico e gran parte del merito, bisogna ammetterlo, va all’ultima fatica di Sean Penn. C’è voluto un po’ perché arrivasse anche a Foggia, ma l’attesa è stata premiata dal film più appagante da diversi mesi a questa parte. Uno di quelli che dopo averlo visto non ricordi più cosa l’abbia preceduto, come se tutto scomparisse per ritrosia e vergogna dall’orizzonte della memoria.
Non sapevo che la storia raccontata fosse vera, tanto pare romanzesca che quando l’ho saputo sono rimasta di sasso. Tutto il film è poesia sublime. Fin dalle prime inquadrature trasuda bellezza: il modo di come la camera si muove e ritaglia le immagini come se le accarezzasse, cogliendo ogni sentimento, profondo, puro. Mi è piaciuto subito, quando le distese innevate in Alaska si muovono danzando e sembrano respirare piano con te, avvolgerti in una magnificenza che ti lascia stupefatto e commosso. Da vedere al cinema… Senza intervallo, scorre via questa lunga parabola sulla vita selvaggia, lontano dal consumismo e da qualsiasi schema preordinato. Una vita a dorso del Colorado, in mezzo al deserto, nella neve dell’Alaska per mano di un ventitreenne col cuore pieno di amore e di risentimento, che diverte e ti conquista letteralmente. Non è un film indigesto, tronfio nelle sue emozioni. Ho sempre amato Sean Penn, anche come attore, e se volete saperlo è a lui che avrei dato l’Oscar come miglior film.
Dopo il finale, bellissimo, usciamo stretti nella notte e ci infiliamo in macchina, senza troppa voglia di parlare, paghi di quanto ci aveva riempito gli occhi e il cuore. E non poteva esserci scelta più felice che sintonizzarci su radio Virgin, che come in un sogno trasmette solo musica americana che sembrava venire fuori dalle pieghe del film, una sequenza deliziosa che ha trovato il suo culmine nella bellissima Hotel California. Come dire, il dopofilm può decisamente fare la differenza.

P.S. Abbiamo visto Non è un paese per vecchi, ma io e Giovy siamo usciti dalla sala così scocciati, delusi e nauseati (e non siamo stati i soli, a giudicare dalla delusione che serpeggiava nella toilette) che non ne ho più voluto parlare. Sì, perché a parte il terrore per il killer e una visione ultrapessimistica della vita, quando era il momento di ascoltare il sogno del vecchio sceriffo che avrebbe dovuto dare un senso al film, io mi sono distratta esasperata e ho mandato i fratelli Coen al diavolo.

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Mar 06 2008

Un salto in libreria

Published by Mia under Libri

Ultimamente mi sono data ai gialli, come quando avevo tredici anni. Il fascino di Agatha Christie, insensibile al passare degli anni, mi ipnotizza e mi trasporta in un mondo di sogno, dove nonostante i cadaveri spuntino come funghi, non c’è quasi una sola goccia di sangue (altro che i thriller moderni, che poi la notte non riesci a dormire con la sensazione che qualcosa cigoli e che qualcuno con un’ascia si celi nell’ombra). La Christie è la regina del veleno, dei pugnali, dell’attizzatoio, di una morte che sopraggiunge discreta senza sconvolgere nessuno. Superba nel tratteggiare un personaggio con pochi tratti essenziali ed efficaci, divina nel lasciarti sempre puntualmente a bocca aperta, aggrappato a una corda tesa fino all’estremo finale.
I suoi romanzi sono assolutamente felici, non solo nel senso di riuscitissimi, ma proprio per quella capacità di farti dimenticare tutto quello che hai fatto durante il giorno per perderti dietro indovinelli, elucubrazioni, deduzioni, colpi di scena e le battute argute dell’insuperabile Poirot, il celebre detective belga dalla testa a uovo e dalle laboriosissime celluline grigie!

Ma… non di soli gialli si può campare. E infatti bastano pochi minuti in libreria per alimentare sconsiderati, folli desideri letterari. Ecco quello che ho puntato (e per una volta non si tratta di romanzi):

1) “Sempre meglio che lavorare - Il mestiere del giornalista”

Brambilla.jpgDopo aver letto un piccolo estratto del libro di Michele Brambilla su Italia Oggi, me ne sono invaghita. E’ brillante, divertente, e racconta con aneddoti accattivanti il mondo dei grandi quotidiani, specie quello che fu al Corriere della Sera. Un mondo di astuzie, di talento, di scansafatiche, che trasuda un fascino dal sapore del passato.
Stupendo per esempio, quello in cui racconta dei “buchi”, cioè le notizie che a un giornale sfuggono, ma gli altri pubblicano. Il caporedattore ti sveglia ferocemente fin dal mattino presto e potete anche immaginare che il telefono, squillando, salti sulla testa del cronista pichiandolo con la cornetta. L’idea è quella. E l’aneddoto su una telefonata delle Brigate Rosse al Corriere, che perde miseramente lo scoop per non aver creduto alla voce dall’altro capo del telefono…

2) “La scienza dei Simpson”

Marco Malaspina, giornalista scientifico di Bologna che lavora all’ufficio comunicazione dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, ha scritto un libro davvero spassoso: tutti i retroscena scientifici della mitica serie tv sono passati al setaccio e lasciano a bocca aperta i profani che non li avrebbero mai notati. Formule scritte su una lavagna appaiono per pochi secondi: avete pensato che fossero solo coreografiScienza_Simpson.jpgche? Neanche per sbaglio! Sono invece autentiche sfide agli spettatori, per esempio l’enunciazione del teorema di Fermat scritto in un modo che pare smentirlo (apparentemente). E lo sapevate che gran parte dei creatori degli episodi de I Simpson hanno una formazione scientifica? Pezzi grossi di Harvard, che hanno costellato gli episodi di riferimenti colti in omaggio ai traguardi della scienza. In questo libro, scorrevolissimo, potrete scoprire un lato che forse finora vi è sempre sfuggito dell’universo della famiglia più famosa d’America. Se siete sensibili al fascino delle scienze, questo libro vi farà felici.

 

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Feb 22 2008

Perché mi piace il dr. House

Published by Mia under Tv

House.jpgMe lo ha chiesto un’amica, qualche giorno fa, con autentica curiosità.
A noi incalliti fan del geniale dottore che imperversa col suo bastone e le cattive maniere nell’immaginario Princeton-Plainsboro Hospital (New Jersey) la domanda pare bislacca: come sarebbe perché mi piace? E’ House!
Poi mi sono ricordata di una serata con Enrico Mentana e la sua voce perforante (per non parlare della pronuncia, “dactor HHouse”) in cui un mucchio di persone ragionavano sul perché questa serie televisiva avesse un successo planetario. Be’, a me pare molto semplice, non c’è da interpellare uno esperto sociologo.
House M.D. ha un soggetto magnifico ed è scritta benissimo.
Non la solita lagna con l’eroe buono che persegue i suoi ideali e non perde occasione per predicare la sua morale, ma un medico arrogante, un autentico genio della diagnostica, che si cimenta in ogni episodio con un caso medico apparentemente irresolubile, al quale tutti gli altri medici non hanno saputo dare una risposta. Ora, quello che conta non è tanto lo svolgimento dei fatti, chi è il paziente. La serie ha successo perché ogni episodio è un giallo. House è il detective sopra le righe, quello che non segue le regole, affascinante almeno quanto Sherlock Holmes - ma per me molto di più visto che non ho mai sopportato Holmes… Il dottor Wilson, il suo amico oncologo, è chiaramente la spalla, Watson, ma io direi ancora di più che è il grillo parlante, la coscienza di House, al quale lui non dà mai ascolto. E a chi non piace la trasgressione? House si permette di dire in faccia le cose alle persone, è irriverente, ma allo stesso tempo intelligentissimo e divertente, acuto, brillante. Per questo è affascinante: non soltanto calpesta le regole, ma ha sempre un ottimo motivo per farlo. E’ tutto qui il punto: trasgressione, ma per una buona causa. Perciò come biasimare la Cuddy, la bellissima direttrice dell’ospedale, capo di House, se alla fine non riesce a non essere ammaliata dal geniale dottore? La Cuddy è un personaggio stupendo, la sola veramente indispensabile, quella che tiene testa ad House: i battibbecchi tra i due sono davvero imperdibili.

House M.D. mi piace perché è piena di battute intelligenti, perché i casi sono interessantissimi (quando ancora non sapevo che esistesse questa seria, rimasi incantata dall’inizio di un episodio, credevo fosse un film, poi la sigla… e poi House, che sfuggiva ai suoi doveri: è stato un colpo di fulmine, ho capito che dovevo vedere quella serie!), la trama è costruita in maniera impeccabile, Hugh Laurie (House, appunto) è un attore assolutamente straordinario, carismatico. E le storie che piano piano coinvolgono i personaggi della serie, senza togliere spazio ai casi dei singoli episodi, sono assolutamente appassionanti, dai risvolti imprevedibili. L’unica serie di cui sono stata capace di vedere qualcosa come dieci episodi tutti d’un fiato…

Irresistibile. :-)

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Feb 11 2008

Cloverfield

Published by Mia under Cinema

Si è tanto parlato di questo film, ma io non ho partecipato al tam tam delle notizie accennate, delle aspettative, delle ipotesi a colmare l’attesa. Sono andata a vederlo e basta, e stavolta il merito della scelta è di Giovy.

cloverfield.jpgLa trama non è elaborata: un mostro attacca New York (sempre lei, e come potrebbe essere altrimenti?), si scatena il putiferio e un giovane con pochi amici lotta per la sopravvivenza, ma prima deve salvare la donna che ama. Proprio in tanta semplicità è la forza disarmante di questo film, interamente ripreso in soggettiva, con una videocamera a mano dalle incredibili prestazioni tecniche. Non è dato sapere cosa stia accadendo, non ci sono spiegazioni, niente presidenti presi dal panico che devono prendere apocalittiche decisioni, niente operazioni dell’esercito in primo piano, niente giornalisti della Cnn che piombano sulla scena. Insomma, niente di tutto quello che in genere correda la trama di un film del genere.
La storia comincia a svilupparsi durante una bella festa di addio a Mahnattan, dove con pochi tratti si caratterizzano i personaggi principali e tutto quello che bisogna sapere sui protagonisti (ben poco in verità) è reso noto, non una virgola in più; poi la storia si riversa in strada, insieme alla folla, nelle fermate della metropolitana, tra le macerie, in una lotta disperata per la sopravvivenza (ma senza un esagerato eroismo, voli pindarici o incredibili prove di forza). Ho apprezzato molto il fluire di certe scene, il fatto che percorrere una scala non fosse un evento da centellinare al pubblico, l’evolversi delle cose piuttosto rapido, il ruolo del tutto marginale destinato al mostro che pure ha decapitato la Statua della Libertà. Questo nonostante eventi davvero catastrofici stiano accadendo e il ponte di Brooklyn sia crollato.

Cloverfield ha una sceneggiatura ben congegnata anche grazie al pubblicizzatissimo contributo di J.J. Abrams, creatore e produttore del fortunato "Lost". Lavoro che ho apprezzato proprio per quell’arte che mi è sempre piaciuta di raccontare una storia senza il bisogno di sviscerarla, di spiegarne ogni più recondito aspetto, di dare un nome a ogni cosa, cosa piuttosto rara in film destinati al grande pubblico. Il regista Matt Reeves non indugia sui sentimenti più scontati, ma riesce lo stesso a trasmettere un’incredibile inquietudine, mai paranoica, fino al finale riuscitissimo, toccante, gridato, muto.
Per me, otto.

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Feb 01 2008

Ringraziamenti :-)

Published by Mia under Comunicazioni, Web e dintorni

Ho saputo che il mio blog è stato votato, ricevendo una nomination, come migliore Z-blog personale... Non mi sarei mai aspettata una cosa del genere! Non è falsa modestia (in genere mi accusano del contrario), ma la semplità incredulità di chi non ha il tempo di dedicarsi a un blog come vorrebbe e non immagina che possa essere preso così tanto in considerazione :-)

Perciò ringrazio quelli che mi hanno votato, non solo per la preferenza che hanno espresso, ma perché mi incoraggiano a rubare qualche minuto in più a questo spazio pubblico/personale. Sperando che possa essere sempre più piacevole per tutti!

Buon fine settimana ;-)

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Gen 24 2008

L’agonia del Nokia N70

Published by Mia under Deliri personali, Vita vissuta

Va bene, confesso. L’ho fatto cadere, diverse volte. Ma non mi pare una buona ragione perché possa abbondanarmi dopo solo un anno e tre mesi di servizio! Detesto cambiare cellulare, mi sembra uno dei gesti più rappresentativi dello sfacciato consumismo moderno (finché una cosa funziona, io la uso). Il mio primo Nokia ha vissuto 5 anni con me e cambiarlo è stato un trauma, mi ci ero affezionata, ma ormai la sua ora era arrivata… Mentre tu, N70, perché dai i numeri? Eppure non ti ho rovesciato la birra sopra… (come al mitico 3210, che dopo qualche ora di autentica ebbrezza, tornò a funzionare perfettamente). Sei solo cascato dal tavolo, perché mi vuoi abbandonare? Perché non mi fai scrivere i messaggi? Perché ti alteri tutto e visualizzi dei deliri onirici sul display? Sapessi almeno come prelevare i 600 messaggi che contieni :-(

Bah… Non fanno più i telefoni di una volta.

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Gen 13 2008

La promessa dell’assassino

Published by Mia under Cinema

La_promessa_dell__assassino.jpgQuando sei fuori dal mondo perché non hai tempo di leggere qua e là e sei uno che odia la televisione - perciò non la guarda - e peggio ancora vivi in un posto dove non c’è alcun manifesto pubblicitario dei film in uscita, può capitare che esista un Cronenberg al cinema e che tu lo scopra passeggiando all’ultimo momento. Proprio come è successo a me e a Giovy, che ieri sera ci siamo imbattuti nella pubblicità del cinema che proiettava "La promessa dell’assassino" (Titolo originale: Eastern Promises) e abbiamo deciso di bidonare il povero Will Smith all’ultimo minuto.
Non ne sapevamo niente, ma abbiamo convenuto che Cronenberg val bene un salto nel buio.

La storia è incentrata su una quattordicenne russa morta mentre dava alla luce la figlia. Una ragazzina vittima delle solite promesse bugiarde, che dalla Russia finisce a Londra in un postribolo a uno e consumo della mafia russa del posto. L’ostetrica, Anna, di origini russe pure lei, trova il suo diario e, facendolo tradurre, cerca di ritrovare la famiglia della povera orfana e la storia di sua madre. Il film è bello, non c’è una sola sbavatura e cresce lentamente, prendendo corpo poco alla volta e diventando sempre più coinvolgente. Non parlerei però di vera tensione, da questo punto di vista mi è parso più riuscito il precedente A History of Violence. La trama qui segue un ritmo parallelo, ma il vero colpo di scena a tre quarti del film non è riuscito a scalfirmi come avrebbe dovuto. Ma forse non era quello lo scopo. Probabilmente questo è un film più squisitamente morale, dove una sorta di giustizia riesce a chiudere il cerchio, dove il dilemma più forte è quale sia la cosa giusta, perché uccidere, perché vivere. Il germe della vita che viene preservato a tutti i costi.
Viggo Mortensen, il protagonista indiscusso, è straordinario ed è sua la scena più bella del film, quella in cui, completamente nudo, lotta furiosamente e silenziosamente nei bagni turchi, dove due uomini cercano di ucciderlo con la mano armata dal coltello. Ed è sempre lui che in qualche modo semina la tranquillità, la fiducia, la giustizia, la temeraria perseveranza. Impenetrabile, come sempre, ma allo stesso tempo umano.

Tutto il cast è assolutamente all’altezza. Un plauso in particolare a un Vincent Cassel rozzo, ubriacone, buffone, e in qualche modo disperato. Bravo Cronenberg, ma non grido al miracolo.

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Gen 07 2008

Che vuol dire che sono eccessiva

Published by Mia under Deliri personali

candeline.jpg

Due anni fa, quasi per gioco, nacque questo blog per mano di PrometeoGiovy e si decise che doveva chiamarsi EccessivaMente (facendo chiaramente riferimento ai miei vivaci neuroni). Avevo davvero ben poca dimestichezza con i blog e pensai che sarebbe emerso dai miei post il perché di questo nome. Invece, visto che questo blog non ha mai preso la forma di un diario personale, a molti sembrerà un nome scelto a cavolo.

E invece no. Sono eccessiva, così disse una sera d’estate il mio caro amico Agostino. Sarà vero? Il senso va colto nella giusta sfumatura ed è per questa ragione che trovo sensato metterne a parte gli avventori blogger e non blogger che capitano da queste parti.

Queste alcune ragioni da antologia classica:

1) Durante la proiezione del film A.I. di Spielgberg, dopo un’ora, quando appare una terribile mongolfiera vicino alla pallida luna per rapire il dannato bambino artificiale, le lacrime scesero sul mio viso. Il momento non era particolarmente commovente e in effetti le mie erano lacrime di disperazione, visto che il film mi faceva schifo, mancavano due ore alla fine e non avevo modo di andarmene (bisognerebbe evitare i cinema senza fila centrale per la fuga!).

2) Quando devo scrivere un sms posso impiegare anche un quarto d’ora buono (dipende dall’importanza del messaggio e dalla complessità emotiva del contenuto). Probabilmente eccedo in pignoleria: il testo deve essere armonioso, non può finire in modo brusco, né saltare di palo in frasca, né contenere errori grammaticali, omissioni di accenti e di punteggiatura meno che mai. Insomma, dev’essere letterariamente perfetto. Così a volte, se proprio non riesco a condensare in modo efficace quello che voglio dire o vedo che si perde di effetto, dopo che mi sono saltati i nervi, ho sprecato tempo e mi sono sentita ridicola, mando tutto a quel paese e faccio una bella e pratica telefonata.

3) Se una persona mi è sgradevole non ne faccio mistero con i miei amici (per fare la parte di quella buona alla quale piacciono sempre tutti anche se non è vero) e se incappo un tipo veramente molesto non è un mistero nemmeno per lui, poiché non riesco a mentire per educazione. Così per esempio quando una volta intravidi in lontananza un corteggiatore assolutamente sgradevole che mi stava perseguitando da sere, mi saltarono tutte le valvole e per giurare al mondo che non l’avrei sopportato ancora, cominciai a gridare per strada che se provava ad avvicinarsi l’avrei mandato a quel paese una volta per tutte (lui aveva qualche rotella fuori posto). Le mie grida erano così avvincenti che un automobilista per osservarmi meglio stette quasi per arrotare un povero e solitario passante…

4) Su certe cose sono intransigente: se un uomo che ci sta provando getta una carta per terra o dichiara di non aver mai letto libri, si è appena bruciato tutte le sue possibilità.

5) Pur di finire di leggere Il prigioniero di Zenda, quando facevo la quinta elementare, arrivai ad avere i capogiri per mancanza di cibo e di acqua (attraversai a stento il corridoio per arrivare in cucina, ma c’è da dire che mangiavo pochissimo). Quando iniziavo un libro non riuscivo più a fare altro finché non lo finivo, anche se ci volevano dieci ore e mi svegliavo tranquillamente alle sei del mattino nell’ansia di continuare.

6) Amo fare shopping, purché avvenga in una giornata di sole, non di sabato, nel centro di una città ricca di bei negozi e senza che sia una missione per cercare qualcosa in particolare. Però detesto i centri commerciali e i cinema nei centri commerciali, penso siano i posti più brutti e deprimenti del mondo e se qualcuno mi propone di andarci mi viene l’agonia.

7) Sono assolutamente meteoropatica: appena esce il sole sorrido automaticamente, mentre se è nuvoloso per troppi giorni (come è capitato adesso, per esempio, è dalla vigilia di Natale che è tutto grigio e oggi si è aggiunta una nebbia strafitta) non riesco proprio ad essere contenta.

La lista di stravaganze, esagerazioni, modi di fare troppo irruenti potrebbe continuare ma a quel punto anche il curioso più incallito si sarebbe già addormentato. Io ritengo che questi cenni siano sufficienti a dare un’idea del perché mi si dica che sono eccessiva, quindi non solo perché a volte divento logorroica (vedi vari barcamp) o vado in estasi per una tagliata podolica a Matera… ;-)

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