EccessivaMente

Diario sgangherato di una vita milanese

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La tregua

settembre 20th, 2009 · 2 Comments

per strada Quando dicono che la vita è fatta di tanti cicli che si ripetono e si sussuguono, pare noioso, ma un po’ è vero. Non è detto che si ripetano secondo me. Può essere che una cosa non ti ricapiti più e non so se mi ricapiterà mai di vivere tre mesi come sono stati questi miei primi tre a Milano. E ormai si sono conclusi.

Così, finita una fase, se ne apre un’altra. La sera si va a letto un po’ prima, i pasti saltati diminuiscono e l’adrenalina comincia a dare una tregua. Come ho spiegato a qualcuno, ma non ricordo più a chi, essere felici troppo a lungo è terribilmente faticoso. Tutti pensano che non ci sia condizione più desiderabile al mondo e in effetti è una fantastica sensazione, ma come ogni cosa, finisci che non ne puoi più e devi cambiare. Desideri un po’ di sana depressione, una giornata storta, un temporale, qualcosa che ti faccia legittimamente imprecare contro qualcuno che non sia il solito caffè venuto male, o la verza bruciata nella padella.
E il destino ti accontenta.

Comincia di colpo ad andare tutto a rotoli. La gente all’improvviso ti tratta male senza una ragione, gli amici lavorano troppo e non li vedi più, gli eventi ai quali partecipi danno il peggio di sé, gli unici film che vedi sono così brutti che vorresti morire pur di essere altrove, ingrassi e persino i capelli ti si rivoltano contro, non c’è verso di riuscire a sistemarli.

Ma è tutto inutile. Esci da lavoro e ti lasci sorprendere ancora una volta dalla sua bellezza. Milano, avvolta dal sole del pomeriggio, con la sua commovente vitalità, con le sue stradine, gli acciottolati, le biciclette, i colori del tramonto, lo scintillio dei binari del tram… Salti su e ti lasci portare in giro, incantanto. E sei, di nuovo, inevitabilmente felice.

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New life – Chapter 2

giugno 19th, 2009 · 1 Comment

La favolosa Menabrea doppio malto spillata a BiellaSi dovrebbero iniziare le storie dal principio, perlomeno gli usi e i costumi testimoniano in tal senso, ma in questo caso ormai il capitolo 1 si è definitivamente concluso, perciò pace all’anima sua. In realtà alcune cose si trascinano fin dall’inizio di questa vita milanese, chiaramente squilibrata, ma per questo assolutamente gustosa.

Del resto se non mi avessero detto che sono eccessiva se non conducessi la vita che conduco.

Mai a letto prima dell’una e trenta. Non è che lo faccia apposta, ma il desiderio di fare cose è talmente grande che dormire sembra un vero abominio. Persino il consumo di caffè si è ridotto fino quasi a crollare, per una serie di disgraziate circostanze (non certo per mia virtù): non ultimo il fatto che i miei neocoinquilini facciano un caffè-acqua che a berlo ci vuole un bel po’ di coraggio. Occupata la caffettiera dalle otto e cinque fino otto e venti, non resta che prendere lo spunto per comprare la favolosa Brikka!

Mai due volte di seguito un pasto decente. Il mangiare poi a Milano è tutta una filosofia, una questione delicata di misure. Il panzerotto di Luini (buono, per carità) fa venire da ridere a un meridionale, sembra un errore della natura. I cornetti del bar sono lillipuziani, il pane è finto e la pizza è un attentato alla vita. Poi ogni cosa è piccola, una robina, giusto per darti l’illusione che un pasto lo hai fatto. Ma il prezzo è grande e scoraggerebbe il più incallito mangione dal pretendere un bis. Il vantaggio è che non sai più che significhi doversi mettere a dieta e le pubblicità intimidatorie sulla prova costume ti fanno un baffo. Resta di fondo che dovrei cominciare a usare un po’ più i fornelli, ma qualcosa di maligno mi impedisce di farlo.

Mai lavare oggi ciò che puoi lavare domani. Non è che il tempo che non passo a cucinare sia impiegato nella tediosa arte di fare il bucato. Perciò una bella soluzione è comprare nuova roba per non dover lavare né peggio ancora stirare quella già in uso… Pratica che consiglio a chiunque voglia passare una fase di goliardico, stupefacente ozio.

Mai disfare una valigia prima di 45 giorni. Il precedente record di valigia  non svuotata è stato raggiunto nella fase romana della mia vita e ammontava a 30 giorni, ormai clamorosamente battuto da questo incipit milanese: le mie cose non hanno ancora toccato un cassetto, cosa piuttosto deleteria per la salute mentale, specie considerati gli eccessi raggiunti nel disordinare ulteriormente e irrimediabilmente l’intero contenuto.

Mai più con l’agenda in mano. Averla abbandonata perdipiù sulla cassa di un supermercato è solo uno dei tasselli che compongono un puzzle mentale molto confuso, dove si sbaglia con leggerezza la direzione della metropolitana, non si ha idea di quanto si stia spendendo, non si sappia più un bel niente di niente e non si avverta l’antico bisogno di avere tutto sotto controllo…

In questo quadro di eventi e cose non pianificate, c’è forse da stupirsi che domani io sia l’unica pseudo-blogger a Milano a non essere alla Geek Girl Dinner?

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Le regole della sbronza

maggio 6th, 2009 · No Comments

Ieri, in una delle ultime allegre (si fa per dire) serate assolutamente analcoliche del mio caro paese d’origine, si vagheggiava di alcol. Se ne può solo vagheggiare perché gli avventori del posto ordinano esclusivamente succhi di frutta, gelati e altre simili amenità a prova di palloncino (ma non per la prova del palloncino, tanto sono a piedi).

Mentre la mente riandava a serate lontane, testimonianza di una qualche esuberanza alcolica, ecco che sono venute fuori le sane regole di una sbronza (da arricchire a piacere con il contributo di tutti!):

1. Prima di lasciarsi andare, accertatevi di non avere telefoni a portata di mano: vi pentirete amaramente di tutto quello che direte o messaggerete nella notte.

2. Non uscite a bere con qualcuno che può rovinarvi la reputazione, qualsiasi segreto potrebbe avere vita breve.

3. Mai mischiare. Leggenda o no, potreste sempre trovarvi tramortiti in un sudicio bagno pubblico e poi sareste costretti a darvi fuoco per uccidere i batteri e la puzza di vomito.

4. Assicuratevi sempre di indossare i completini intimi più sexy: se l’entusiasmo del momento vi porta a spogliarvi, almeno sarete in coordinato (per le donne)/affascinanti (per gli uomini) e potrete essere imbarazzati di una cosa di meno.

5. Organizzate il rientro con cura accertandovi di non essere visti: mai strafare se avete coinquilini ficcanaso e criticoni.

6. Prima di dire che il secondo cocktail vi ha lasciato del tutto indifferenti, aspettate 15 minuti.

7. Se non riuscite a capire che ore sono, è meglio se la piantate.

8. Se continuano a incitarvi a bere ancora, ricordatevi che se andate avanti siete divertenti, ma pagherete perdendo la dignità.

9. Mai bere da soli. Se proprio siete disperati e trovate che non ci sia nulla di male, poi non lo dite in giro.

10. Inutile mentire al proprio partner: se avete bevuto si vede.

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L’arte di partire

maggio 6th, 2009 · 2 Comments

C’era un tempo in cui nessuno sforzo serviva per buttare in fretta qualcosa nella valigia. Ma quel tempo è passato e la voglia che qualcuno faccia il lavoro per te è sempre più forte, un desiderio che ti fa gongolare come se potessi già vederti teletrasportato su un’amaca sotto palme fronzute con uno di quei frullati tropicali talmente deliziosi che già basterebbero per appagare quattro sensi su cinque.
Sì, non fare nulla… Un pensiero che ti carezza come una brezzolina di primavera.
Per perseguire questo sogno alcune domande si affacciano legittimamente sull’orlo della parte di cervello in funzione:  perché affaticarsi a portare tante cose? Meglio comprarle sul posto! Sembra geniale come l’uovo di Colombo. E alla meraviglia di non dover fare niente ora, si associa la gioia irrefrenabile del fare shopping, vero delirio contemporaneo di onnipotenza.
Ma poi il sogno striscia più in basso sospinto da trucide considerazioni: non costerà ancora più fatica dover cercare tante cose indispensabili senza magari avere tempo, voglia, un facchino, qualcuno che già ti dica dove andare e perdipiù sprovvisti di una carta di credito senza fondo?
Insomma, il problema si complica. Allora serve un’altra soluzione. Per esempio fare a meno di tutto e vivere come gli indigeni, ovunque esse siano. A che cosa servirà mai un asciugacapelli? O un accappatoio? Per non parlare delle borse e delle scarpe (oh mio dio, non riesco a scrivere una simile eresia)!
E mentre il tempo scorre simpatico tra queste alternative, tutto giace immoto.

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Riesumare un blog

maggio 2nd, 2009 · 8 Comments

Sarà perché la mia vita sta per cambiare drasticamente, o forse perché oggi, al bellissimo Materacamp, ho rivisto tanti amici che un blog ancora lo scrivono… fatto sta che mi è venuta voglia di riesumare il mio. Resta da vedere come farò a riportare qui tutte le avventure che mi aspettano, cioè come farò ad averne il tempo, ma l’intenzione c’è tutta. Non voglio farne un diario vero e proprio con tanto di puntuali aggiornamenti su cosa cucino, quante pagine leggo, quanto sono stanca o, che è lo stesso, riportare pedissequamente la soporifera cronistoria di tutto quello che combino (ho sempre pensato che i diari siano terribilmente barbosi per chi li legge), ma insomma, un sottotitolo adatto verrà fuori e probabilmente non ci saranno dei drastici cambiamenti, visto che qui ho sempre scritto un po’ quello che mi pareva senza seguire un rassicurante filo conduttore. Intanto tenetevi questo: Diario sgangherato di una vita milanese.

Sì, perché tra pochi giorni mi trasferisco a Milano e penso che questo finora sia l’evento più importante della mia vita dacché sono venuta al mondo. Andare via per studiare non è lo stesso, perché è come farsi trascinare dalla corrente. Stavolta sono io che mi sono messa a remare, con l’aiuto determinante di Giovy, lo confesso, perciò vedremo come andrà a finire…

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Kérastase Oléo-curl

luglio 21st, 2008 · 3 Comments

Kerastase.jpgEstate, saldi, insane passeggiate alla ricerca di qualcosa che valga la pena comprare ed ecco che si cade vittime dell’ennesimo acquisto di cui poi pentirsi a morte. Sì, perché per quanto si possa essere vigili un bidone capita sempre. Una cosa inutile, una cosa che non vi sta bene, una cosa che si rompe mentre state ancora tornando a casa e via di seguito.

Nella smania di rendere più belli i capelli che, essendo molto ricci, tendono purtroppo ad essere secchi e necessitano di costose creme nutrienti, mi sono recata in un negozio in cerca di qualcosa che non sapevo nemmeno bene io cosa. Primo tragico sbaglio.
La zelante commessa è venuta subito ad assistermi, ansiosa di dispensare i suoi preziosi suggerimenti. Così, essendo in un momento di particolare vulnerabilità emotiva (secondo tragico sbaglio, mai fare spese quando niente di quello che vedi sembra andare bene!) ho dato retta al blaterare della ragazza, che del resto aveva i capelli lisci, che mi ha detto di comprare un prodotto che chissà perché tutti i precedenti venditori mi avevano sempre sconsigliato: il preziosissimo Gelle d’huile Oléo-Curl, Kérastase.

Una vocina saccente avrebbe dovuto farmi desistere, come aveva già fatto alacremente tutto il pomeriggio con un costume per anoressiche, dei piatti ovali che non sapevo nemmeno io cosa metterci dentro, i reggiseni deprimenti di Intimissimi, e altra roba che nemmeno ricordo. Ma invece no, non ha parlato, la scioperata! Così pago 28 euro (prezzo scontato) per 200 ml di questo miracoloso Trattamento idra-tonificante per capelli secchi e ricci.

Il giorno dopo lavo i capelli fiduciosa, ecco le promesse fatte da Kerastase:

Olii superpotenziati di Shorea e palma. Ultima generazione di lipidi protettori e di attivi termo-protettori.
Dona nutrimento, districabilità e leggerezza grazie agli olii
superpotenziati di Shorea e Palma.
Protezione e lubrificazione della fibra capillare.
Azione anti crespo
.”

Bene, procedo come da istruzioni, ma appena apro il vasetto subodoro l’inganno: è colmo di un gel inconsistente, acquoso, per niente oleoso (dove sono gli olii di palma e shorea?), che sa a morte di arancia. Penso con disappunto che dovrò mettere almeno un terzo del gel perché qualcosa resti sui miei capelli, ma non è un prodotto specifico per capelli ricci e secchi? Bene, lo metto sui capelli e… sorpresa delle sorprese, restano aridi, secchi, molto più di quanto fossero prima del lavaggio! Nonostante la posa e la generosità nell’applicazione, riesco a malapena a pettinarli con la spazzola, e mi fanno pure male!

Non mi sarei mai aspettata una cosa del genere, praticamente non solo non serve a niente, ma ha peggiorato i capelli… E ho speso 28 euro per ottenere questo! Io con lo shopping per ora ho chiuso.

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Rieccomi!

luglio 2nd, 2008 · 4 Comments

Sì, rieccomi, è passato un po’ di tempo dal mio ultimo post, o forse nemmeno un secolo, anche se mi sento molto poco blogger da tanto tempo. Non ho mai il tempo di scrivere o di leggere i blogger che mi piace seguire e per quanto sia semplice fare un post, con link e collegamenti vari, a me sembra faticoso. E se non scrivi dei commenti, se non contatti nessuno, non sei veramente nella blogosfera. Non sono più nemmeno riuscita a mettere le foto del mio adorato cucciolo che nel frattempo ha ormai un mese e 3 settimane (ma mi imporrò di rimediare, perché la sua bellezza è struggente).
Durante la mia assenza dal blog sono accadute varie cose, più o meno importanti:

prima di tutto finalmente si è conclusa la prima fase del terribile esame di stato per l’abilitazione alla professione di dottore commercialista! Tre prove scritte sugli argomenti più disparati, ma almeno sono andata bene e anche se sono troppo stanca per essere veramente soddisfatta (colpa anche del fatto che i risultati si avranno a settembre), sento che piano piano spunta un po’ di felicità, la mente si apre a nuovi orizzonti, posso persino cominciare a pensare di andare a fare un bel bagno al mare, magari a Vieste… ;)

Poi ho visto (anche qui, finalmente!) al cinema Il divo e Persepolis. La versione film dell’opera di Satrapi mi ha lasciata davvero estasiata, merita davvero di essere vista, i disegni sono se possibile ancora più belli di quelli del libro e sembrano avvolgerti, tutto è più vivido e in unno spettacolare, indimenticabile bianco e nero 2D! Ma tra tutti i bei film che ho visto quello che mi ha sorpreso più di tutti è stato Il divo. Non mi sarei mai aspettata tanta poesia nelle immagini, nel montaggio. Tanta bellezza nella musica, scelta ad arte, e la costruzione della storia… Sono uscita dalla sala (tra parentesi anche la sala non era niente male, davvero perfetta, una delle nuove sale della Città del cinema a Foggia) con il cuore palpitante, completamente entusiasta, rapita. Non avrei mai pensato che in Italia si potesse fare un film così, meritatissimo il premio a Cannes! Mi è dispiaciuto non poter scrivere una recensione apposta, ma se qualcuno non l’ha visto per qualche motivo, di sicuro ci sarà modo di rimediare d’estate, con tutte le rassegne all’aperto che si fanno in varie città.

Inoltre ho trovato un libro di cucina che vorrei comprare. Un po’ titubo perché mi chiedo se sia poi necessario, visto che sui blog degli appassionati di cucina c’è veramente di tutto, con tanto di foto d’autore da farti leccare i baffi! Ma questo libro mi ha attratto molto e, sfogliandolo un po’, ho notato (almeno così ricordo) che le ricette non sono improntate su ingredienti difficili da reperire e/o costosi. E’ FINGER FOOD di Beck Heinz. Io non ho mai mangiato al suo ristorante (La Pergola, a Roma), e non penso che lo farò molto presto: date un’occhiata al menu, ma soprattutto ai prezzi!
Certo, se lo compro dovrò per forza sperimentare qualcosa. Nel qual caso vi terrò aggiornati ;-)

 

Infine, un pallino: rimettermi a studiare Inglese. Sapete quelle voglie che vi prendono quando avete diecimila cose da fare, da studiare e volete invece mettervi a fare Spagnolo, o la storia degli indiani d’America? A me ha preso la voglia di studiare Inglese quando boccheggiavo sul manuale di diritto tributario. E qui vi faccio un punto interrogativo ancora più grande di quello per il finger food!

Una cosa è certa: spero proprio di riuscire a rilassarmi un po’, e poi a divertirmi di brutto per qualche tempo :-)  

 

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Gomorra

maggio 24th, 2008 · 2 Comments

Gomorra.jpgRingrazio qui pubblicamente il mio Giovy per avermi portata al cinema a vedere Gomorra di Matteo Garrone, riportandomi così in quel mondo dove vivono tutti ma dal quale sono alienata a causa dell’imminente esame di stato. Lo ringrazio perché il film mi è piaciuto moltissimo e non pensavo che sarebbe stato così. Sono tra i pochi che non hanno letto il libro di Saviano (probabilmente rimedierò presto), ma penso che tutti dovrebbero vedere questo film. Un film che non è, come pensavo, un susseguirsi di violenza cruenta. La cruenza qui è più sottile.

Garrone gira con compostezza, lasciando ai suoni, agli intensi primi piani (indimenticabile il piccolo Totò) e all’ambiente una grossa componente della narrazione. Come pure all’atmosfera. Non c’è sole in questa Napoli, la luce è malata, cupa. Lo sporco e il sordido si intrecciano indissolubilmente, l’enorme caseggiato su più piani, fatto di scale asfittiche, puntellato da sentinelle, polveroso come un enorme formicaio, è popolato da vite umane miserabilissime. Il fruscio quasi crepitante dei soldi accompagna ragazzini, spacciatori, criminali di ogni genere, e alimenta la miseria più nera. Una grettitudine incosciente, un teatro senza vie di fuga dove i proiettili finiscono nel mucchio con indifferenza.

Un film che ti resta dentro, scomodo, crudo. Ci ripensi la notte e ti chiedi come diavolo è possibile che nessuno possa fare niente. Ti senti minacciato dal meccanismo della camorra (o del "sistema" come lo chiamano adesso) nella sua onnipotenza. Dalle vite abbattute come birilli insignificanti. Dalla povertà che corrode tutto, mentre i vestiti dell’alta moda prendono la strada del lusso più sfrenato, dopo essere stati partoriti da poveri sarti senza scampo.

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Un cucciolo a sorpresa!

maggio 6th, 2008 · 2 Comments

Non mancherò di raccontare il mio Foodcamp (un’esperienza bellissima), ma prima non posso non condividere con il mondo intero la gioia e la sorpresa per questo cucciolo delizioso, tutto bianco, che è nato nemmeno un’ora fa!
La mamma è una nostra gatta, Giorgia, e anche se si vedeva che era incinta, pensavamo fosse agli inizi, nessuno immaginava che invece fosse già sul punto di partorire… Io l’ho capito perché da stamattina è venuta a cercarmi e cercava un nascondiglio per il parto, così le ho attrezzato il mio armadio (visto che ultimamente sembrava interessarle molto) e le sono stata vicino durante il travaglio. L’emozione più grande è vedere un esserino spuntare come dal nulla, vedere che si muove e ha tutta una sua vita propria! Appena nato era bruttissimo, ma dopo una bella leccata è migliorato un sacco, che dite? ;-)

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Dal FoodCamp

aprile 30th, 2008 · No Comments

Sono sparita da mesi dal mio blog, colpa del lavoro e soprattutto dell’esame di stato per l’abilitazione alla professione di Dottore Commercialista, che incombe paurosamente su un futuro non più troppo lontano…

Nonostante ciò sono riuscita a ritagliare un paio di giorni col mio Giovy per partecipare a questo FoodCamp, dove ora si sta per parlare di imballaggi 2.0! Molto interessanti gli interventi, anche se aspetto con grande impazienza la mitica degustazione di Giovy, che darà corpo e soprattutto sapore (di vino) a questa mattinata ;-)

La permanenza qui è molto piacevole, il paese è tutto a festa perché oggi pomeriggio c’è la celebre corsa dei carri (tirati da buoi) che i qui presenti non hanno alcuna intenzione di perdere…

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