Archive for Febbraio, 2007

Feb 28 2007

Foto dal MarCamp

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Come annunciato da molti, mi sono cimentata in un reportage amatoriale del bellissimo MarCamp, cercando di fotografare il massimo numero di persone possibile: non è stato facile!
Qui sotto alcuni scatti, l’intera selezione (fatta da Giovy con criteri di abbondante generosità, per dare visibilità a tutti) è disponibile su Flickr.

MarCampers 11 MarCampers 16 Rachele Giovy al lavoro!
Silvia e Pietro Stefano Vitta PseudoTecnico Sergio Sarnari e Robin Good

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Feb 26 2007

Cronache dal MarCamp

Published by Mia under Vita vissuta, Web e dintorni

Marcamp.jpgC’ero anch’io ad Ancona, nella bella sede della facoltà di Economia dove è stato organizzato il MarCamp
E la prima cosa che vorrei dire è che è stato meraviglioso!
Molte donne pensano che sia una cosa noiosa e tecnica, un raduno di maschi invasati che non sanno parlare d’altro che di tecnologia informatica, programmi, processori, internet eccetera. Nulla di più lontano dalla realtà!
In realtà è un’esperienza bellissima, un’occasione unica per conoscere tante persone, ridere, scherzare e imparare le cose più svariate, non solo alle presentazioni proposte, ma chiacchierando amabilmente tra un intervento e l’altro…  Come ho fatto io, consultaldomi con pseudotecnico  in materia di fotografia (eravamo entrambi muniti di reflex), per passare persino ai programmi di contabilità. Ho parlato tutto il giorno, ho fatto moltissime foto (e spero che se ne salvi qualcuna da porter pubblicare quanto prima, anche se Giovy di sicuro mi precederà), ho seguito diversi interventi e lasciatemelo dire, sono rimasta incantata dalla filosofia che anima quest’evento. Chiunque può arrivare e trasmettere agli altri una sua conoscenza, a patto che agli altri interessi. Nulla è prefissato, l’informalità che caratterizza lo svolgimento delle presentazioni (per cui si può entrare e uscire, sbocconcellando un po’ qua e un po’ là senza alcun obbligo di restare inchiodati a una sedia) si fonde perfettamente con la formalità delle proiezioni, la puntualità degli interventi e la loro precisa programmazione.

Le presentazioni che ho preferito? Vino 3.0, di Giovy: sicuramente la più originale e "web 2.0" di tutte! Non tanto per la carrellata di siti web 2.0 dedicati al vino, quanto per la partecipazione attiva di tutto il pubblico ad una vera degustazione analogica… Salice salentino e bicchieri, si è passati dal virtuale sociale del web (quello dei siti proposti), al sociale "analogico", cioè alla reale condivisione di qualcosa tra persone che potevano guardarsi negli occhi, tramite il collante sociale per eccellenza, il vino.

Sicuramente interessante anche Vendere! di Antonio Tombolini, patron di San Lorenzo (che ancora una volta ha sfamato il mondo della bloggosfera con le sue squisitezze gastronomiche), che però non ho seguito per intero per colpa della foga iniziale nel fare le foto.

Ho poi apprezzato particolarmente il talk di Massimo (di cui non ricordo il cognome!) sull’uso di un corporate blog come strumento di comunicazione a costo zero per un’azienda: esposizione accurata, contenuti interessanti e convincente padronanza dell’argomento. Complimenti!

Quando ho cominciato a prenderci gusto, i talk erano sul finire… Ma il MarCamp aveva ancora polvere da sparare: la cena conclusiva è stata memorabile, la più bella alla quale abbia partecipato.

Per ora mi fermo qua, ma saluto in particolare Gioxx, Maxime e Pseudotecnico, che hanno reso la giornata veramente speciale e che mi hanno fatto morire dal ridere (Maxime, dovevi restare a cena)! E poi ancora Nicola & Chiara, Daniele, Alessandro, i Googlisti… (chiedo venia se non ricordo tutti i nick e i link!) E’ tutto un fermento nella bloggosfera e non ho potuto ancora commentare nessuno, ma lo farò presto… Il divertimento continua ;-)

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Feb 21 2007

Notte prima degli esami (oggi)

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notte_esami_oggi.jpegChe differenza c’è tra la vita dei turbolenti adolescenti alle porte di un esame di maturità oggi rispetto a quella di vent’anni fa? Secondo Fausto Brizzi c’è n’è una sola: le donne si sono emancipate. Sì, perché in questo secondo capitolo trasportato ad oggi delle avventure dei soliti liceali, le ragazze non fanno altro che spogliarsi, come in preda ad un raptus di follia, in qualsiasi circostanza (anche la Simo). E il film è bello che riassunto.
Il protagonista incontra una ragazza durante un flash mob, Azzurra (un tributo ai valorosi eroi della squadra nazionale?) ed ecco che iniziano le sue "avventure". Lei immediatamente va via con lui, con uno sguardo estasiato che trascende nell’idiozia pura (da ammaliatrice-cerebrolesa), si spoglia in una piscina che non è sua, poi si fa trovare in biancheria intima per un appuntamento, poi si rispoglia in un altro flash mob di fronte a Castel Sant’Angelo, ma naturalmente non gliela dà subito… Il film gira intorno al nulla, restando di una superficialità mostruosa. Dei giovani d’oggi non è detto nulla, qualsiasi situazione tra i personaggi del film resta appena abbozzata e nemmeno ci si cura di risolverla per chiudere la storia. La circostanza, poi, che ci sia un esame di maturità alle porte resta lettera morta.
Panariello, in un ruolo anche lui macchiettistico, completa il quadro. Come uno spettacolino per la tv. Per me tra 4 e 5, ma al cinema mi sono divertita… (forse bisogna andarci con lo spirito giusto, se si è costretti!) :-)

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Feb 16 2007

Persepolis diventa un film

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L’opera di Marjane Satrapi è ormai diventata celebre a livello internazionale: Persepolis, la storia a fumetti di una bambina iraniana durante la rivoluzione islamica (divisa in quattro volumi) e pubblicata in Francia nel 2000. Come Maus, al quale addirittura viene spesso paragonata, Persepolis è una storia autobiografica, che fa del vissuto il suo punto di forza, anche se l’autrice precisa che il fumetto è nato per essere letto dagli occidentali, per cui è ricco di spiegazioni che agli iraniani sarebbero del tutto superflue.
Per chi volesse coprarlo (opzione consigliata), c’è l’edizione de La Repubblica in un unico volume, in libreria invece, quella classica di Spearling & Kupfer.
Per tutti gli altri, non resta che aspettare l’ultimazione del film che l’autrice sta realizzando con un team di novanta persone, francese al cento per cento, secondo processi di lavorazione che appaiono lontani dai prodigiosi e computerizzati capolavori d’animazione moderni. Marjane ha infatti disegnato a mano tutti i seicentocinquanta personaggi che compaiono nel film, mentre venti animatori si occupano dei disegni di animazione che poi finiscono nei computer per la digitalizzazione.
In concorso al prossimo festival di Cannes? Staremo a vedere, probabilmente un film di animazione potrebbe davvero aumentare la diffusione e la notorietà di Persepolis a livelli popolari… Perlomeno io me lo auguro!

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Feb 12 2007

Casino Royale

Published by Mia under Cinema

007.jpegEccolo, il nuovo 007.
Dopo ripetuti rinvii io e Giovy siamo riusciti ad andare al cinema, così, anche se in ritardo, abbiamo assistito alla genesi di James Bond: Casino Royale infatti è il primo romanzo di Ian Fleming, quello in cui l’agente segreto britannico conquista il famoso doppio zero ovvero la licenza di uccidere.
Daniel Craig è ruvido e meno gentile di altri 007 dello schermo, ma forse proprio per questo più credibile. Del resto questo agente ancora agli inizi non ha sviluppato pienamente quella personalità leggendaria che ha contraddistinto lo James Bond che tutti conoscono: donnaiolo, giocatore, elegante e raffinato bevitore (in Casino Royale non ha neppure ordinato il classico Dom Perignon).
Il film, firmato da Martin Campbell, si apre con uno spettacolare inseguimento, a uso e consumo degli amanti del genere, per poi snodarsi in varie parti del mondo, abusando un po’ (ma questo è un male comune a qualsiasi trasposizione cinematografica dei romanzi di Ian Fleming) di deduzioni ricavate da sms inviati, cellulari e aggeggi tecnologici in genere - molto alla Jason Bourne, ma molto meno che in altri film della serie 007. Come dire che non vedrete Daniel Craig attaccato alle ali di un areo in volo…

Il ritmo sostenuto della storia ci porta fino in Montenegro, dove una partita a poker con milioni di dollari sul tavolo decide le sorti delle pedine in campo. Qui il film dà il meglio di sé.
Il cuore batte forte, la tensione è alta, gli occhi non possono staccarsi dallo schermo e la Bond-girl Eva Green (l’ex dreamer di Bertolucci) è decisamente affascinante mentre sfila in abito da sera nel Casino Royale, al punto che forse a qualcuno sarà sembrato che il fiato si mozzasse proprio come quello di James Bond.
Un film poco prevedibile (anche se io ho sfortunatamente presagito il finale) e ricco d’azione, moderno e convincente, che sfoggia tutti gli elementi del genere sapendo creare una tensione nuova e un po’ ricercata. Per chi ha sempre amato Jams Bond solo sulla carta (e vi invita caldamente a “convertirvi” ai romanzi di Ian Fleming, che sono assolutamente fantastici e privi di assurdità cinematografiche), una decisa approvazione: 7 e mezzo.

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Feb 06 2007

Le regole della dieta

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Mini-rubrica di ispirazione anglosassone!

1) Non dite mai in giro che siete a dieta: gli sguardi tra il pietoso, il denigratore e l’incredulo sono sempre in agguato. Sarete voi, dopo, a ridere.

2) Cucinate solo schifezze: il cibo disgustoso non costituisce una grande tentazione e fa passare l’appetito.

3) Se avete i capogiri non è normale.

4) Per resistere alla tentazione della maxipizza farcita, prendetevi a schiaffi. O bevete mezza pinta di birra con le noccioline: sa di trasgressione, ma è meno ingrassante. 

5) Taroccare la bilancia non vale.

 

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Feb 01 2007

Desperate housewives

Published by Mia under Tv

 

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Le avventure delle popolari "casalinghe" di Desperate Housewives sono ormai note a tutti.
Una serie tv dove le donne, protagoniste e alleate, si muovono sullo sfondo di una vita provinciale apparentemente felice e piacevole, ma che nasconde sordidi misteri.

Il titolo, "Casalinghe disperate", già evoca non solo le difficoltà che le protagoniste devono ciclicamente affrontare, ma un senso di tensione nevrotica e di eccessi che pervade i loro stessi comportamenti. Un po’ alla Almodovar, sono donne sull’orlo continuo di una crisi di nervi che sopravvivono un po’ grazie alla complicità che le unisce, un po’ per sfrenata determinazione.
La serie deve inffatti il suo successo (a mio parere) non solo al moderno e condiviso concetto che le donne devono cavarsela da sole, che certo già in partenza trova larghi consensi, ma soprattutto grazie al tumultuoso avvicendarsi di meschinità piccole e grandi, azzeccando una felice miscela tra giallo, avventura, soap e pettegolezzo. Caustica, irriverente come una famiglia Addams di ultima generazione, senza scrupoli e molto morbosa. A Wisteria Lane le amicizie restano superficiali, le azioni esasperate e rese avvincenti a qualsiasi costo.

Le puntate infatti scorrono via veloci, senza pause, se non quelle fisiologiche di fine puntata in cui la voce narrante della vicina di casa, suicidatasi all’inizio della serie, contempla e commenta dall’alto quelle bizzarre pedine di Wisteria Lane, spesso sole e intente a commiserarsi, disperate ma mai pentite. Così accade che in una puntata e mezzo (spoiler ultima puntata andata in onda su RaiDue fino a fine paragrafo): Gabrielle riesca a trovare l’utero in affitto che desiderava, innescando una guerra in casa per il suo predominio nei confronti della cameriera (che si ammanta di finta ingenuità), che un detective scopra una relazione di Susan e che per questo la sua casa venga data tranquillamente alle fiamme dalla spietata Edie, che il figlio di Bree faccia in modo di andare a letto con l’uomo della madre e di farsi sorprendere, che lei poi lo abbandoni in mezzo a una strada e che ancora l’altra sua figlia scappi via di casa con un uomo dalla dubbia moralità, che una madre abbia quasi avvelenato il figlio ritardato, che Paul venga arrestato in seguito a una trappola a base di sangue e che infine Lynette scopra che il marito la tradisce alla grande con una misteriosa donna di Atlantic City e abbandoni la casa…

Si perde il fiato. Si resta afferrati da una tensione costante, da un sentore sinistro di pericolo che per me è addirittura eccessivo. L’idea è quella che non ci si ferma davanti a niente, che, per tutti, il fine giustica i mezzi. Non c’è spazio per la moralità e questo da un lato è gran bene (dall’altro, la leggerezza con cui certe azioni vengono fatte segue il tono da commedia della serie).
Il mio personaggio preferito è paradossalmente Gabrielle (e dico paradossalmente perchè è quella con cui potrei identificarmi meno), spregiudicata e viziata, che agisce solo per il proprio interesse personale, una donna quasi… inutile. Ma che appunto per questo non rischia di travolgerti in traumi nervosi come Bree, o nel fango della vita troppo domestica o troppo in carriera di Lynette, né nella maldestra e un po’ patetica dipendenza dagli uomini di Susan.

Il pericolo di una sceneggiatura tanto esagitata è: quando crollerà? Si legge in giro che dopo tanto successo e una pioggia di nomination ai Golden Globe e agli Emmy, la serie abbia perso gran parte del suo affezionato pubblico, tanto che addirittura Misha Barton, abbandonando The O.C., dovrebbe intervenire per salvare capra e cavoli. Intanto, non si corre certo il rischio di annoiarsi…

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