Archive for the 'Vita vissuta' Category

Mag 06 2008

Un cucciolo a sorpresa!

Published by Mia under Vita vissuta

Non mancherò di raccontare il mio Foodcamp (un’esperienza bellissima), ma prima non posso non condividere con il mondo intero la gioia e la sorpresa per questo cucciolo delizioso, tutto bianco, che è nato nemmeno un’ora fa!
La mamma è una nostra gatta, Giorgia, e anche se si vedeva che era incinta, pensavamo fosse agli inizi, nessuno immaginava che invece fosse già sul punto di partorire… Io l’ho capito perché da stamattina è venuta a cercarmi e cercava un nascondiglio per il parto, così le ho attrezzato il mio armadio (visto che ultimamente sembrava interessarle molto) e le sono stata vicino durante il travaglio. L’emozione più grande è vedere un esserino spuntare come dal nulla, vedere che si muove e ha tutta una sua vita propria! Appena nato era bruttissimo, ma dopo una bella leccata è migliorato un sacco, che dite? ;-)

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Gen 24 2008

L’agonia del Nokia N70

Published by Mia under Deliri personali, Vita vissuta

Va bene, confesso. L’ho fatto cadere, diverse volte. Ma non mi pare una buona ragione perché possa abbondanarmi dopo solo un anno e tre mesi di servizio! Detesto cambiare cellulare, mi sembra uno dei gesti più rappresentativi dello sfacciato consumismo moderno (finché una cosa funziona, io la uso). Il mio primo Nokia ha vissuto 5 anni con me e cambiarlo è stato un trauma, mi ci ero affezionata, ma ormai la sua ora era arrivata… Mentre tu, N70, perché dai i numeri? Eppure non ti ho rovesciato la birra sopra… (come al mitico 3210, che dopo qualche ora di autentica ebbrezza, tornò a funzionare perfettamente). Sei solo cascato dal tavolo, perché mi vuoi abbandonare? Perché non mi fai scrivere i messaggi? Perché ti alteri tutto e visualizzi dei deliri onirici sul display? Sapessi almeno come prelevare i 600 messaggi che contieni :-(

Bah… Non fanno più i telefoni di una volta.

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Lug 14 2007

Il riso alla mandorla di Ernesto Iaccarino

Published by Mia under Cucina, Vita vissuta

E’ da ieri che come una zaffata di vento odoroso di mete lontane, mi ha assalito il ricordo del sapore incredibile del riso carnaroli al latte di mandola con crostacei, spinaci selvatici e pepe bianco. Sto parlando di un’esperienza gastronomica unica nella mia vita: il pranzo da Don Alfonso 1890, nella meravigliosa cornice della penisola sorrentina, a Sant’Agata dei Due Golfi, offerto da San Lorenzo per la campagna IVLPN (cioè Il Vino Lo Portiamo Noi).
Certe esperienze hanno bisogno di essere metabolizzate, perché quando mangi una serie di delizie una dopo l’altra è un po’ come quando passi da un capolavoro all’altro in un museo e alla fine ti ritrovi quasi insensibile, pur comprendendo che davanti a te c’è un Raffaello, che cavolo.
Così è chiaro che il ricordo del riso è finito perduto in abisso di sazietà, trapassato dagli gnocchetti, dal dentice e dal capretto lucano… Senza parlare dei dolci (assolutamente impossibile fare di meglio) e del petto d’anatra con crema di mela tra gli aperitivi, uno dei sapori più struggenti in assoluto, per me, e del tonnetto di passo: fettine di piccoli tonni che passano in zona, appena appena scottati con pepe rosa e purea di favette… Troppo per le sole papille gustative che ci sono in una bocca. Troppo per un solo giorno di vita.
Ma di tante sopraffine delizie, il riso mi è rimasto nel cuore. Un riso dolce, dal profumo delicatissimo, con quella nota di mandorla perfettamente abbinata agli spinaci selvatici, spinaci dal sapore quasi irriconoscibile e per nulla vicino al gusto amarognolo che conosciamo. Un equilibrio di sapori perfetto, insolito, indimenticabile, perfettamente abbinato a un moscato San Lorenzo dall’ottimo sommelier Maurizio. Si tratta di una rivisitazione dell’antica cottura del riso nel Regno delle Due Sicilie, come ci ha spiegato la padrona di casa Livia Iaccarino, moglie del celebre Don Alfonso, ad opera della creatività del figlio Ernesto, lo chef dall’indiscutibile fascino partenopeo.
Ecco, oggi se potessi vorrei un bel piatto di questo riso. Da mangiare da solo, per poterne meditare a lungo il sapore. A lungo… in un’estasi totale.

Invece non mangerò per niente: di partenza fra un paio d’ore con Giovy per l’inaugurazione dell’enoteca delle Sorelle Dalpiano! Buon fine settimana a tutti :-)

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Feb 26 2007

Cronache dal MarCamp

Published by Mia under Vita vissuta, Web e dintorni

Marcamp.jpgC’ero anch’io ad Ancona, nella bella sede della facoltà di Economia dove è stato organizzato il MarCamp
E la prima cosa che vorrei dire è che è stato meraviglioso!
Molte donne pensano che sia una cosa noiosa e tecnica, un raduno di maschi invasati che non sanno parlare d’altro che di tecnologia informatica, programmi, processori, internet eccetera. Nulla di più lontano dalla realtà!
In realtà è un’esperienza bellissima, un’occasione unica per conoscere tante persone, ridere, scherzare e imparare le cose più svariate, non solo alle presentazioni proposte, ma chiacchierando amabilmente tra un intervento e l’altro…  Come ho fatto io, consultaldomi con pseudotecnico  in materia di fotografia (eravamo entrambi muniti di reflex), per passare persino ai programmi di contabilità. Ho parlato tutto il giorno, ho fatto moltissime foto (e spero che se ne salvi qualcuna da porter pubblicare quanto prima, anche se Giovy di sicuro mi precederà), ho seguito diversi interventi e lasciatemelo dire, sono rimasta incantata dalla filosofia che anima quest’evento. Chiunque può arrivare e trasmettere agli altri una sua conoscenza, a patto che agli altri interessi. Nulla è prefissato, l’informalità che caratterizza lo svolgimento delle presentazioni (per cui si può entrare e uscire, sbocconcellando un po’ qua e un po’ là senza alcun obbligo di restare inchiodati a una sedia) si fonde perfettamente con la formalità delle proiezioni, la puntualità degli interventi e la loro precisa programmazione.

Le presentazioni che ho preferito? Vino 3.0, di Giovy: sicuramente la più originale e "web 2.0" di tutte! Non tanto per la carrellata di siti web 2.0 dedicati al vino, quanto per la partecipazione attiva di tutto il pubblico ad una vera degustazione analogica… Salice salentino e bicchieri, si è passati dal virtuale sociale del web (quello dei siti proposti), al sociale "analogico", cioè alla reale condivisione di qualcosa tra persone che potevano guardarsi negli occhi, tramite il collante sociale per eccellenza, il vino.

Sicuramente interessante anche Vendere! di Antonio Tombolini, patron di San Lorenzo (che ancora una volta ha sfamato il mondo della bloggosfera con le sue squisitezze gastronomiche), che però non ho seguito per intero per colpa della foga iniziale nel fare le foto.

Ho poi apprezzato particolarmente il talk di Massimo (di cui non ricordo il cognome!) sull’uso di un corporate blog come strumento di comunicazione a costo zero per un’azienda: esposizione accurata, contenuti interessanti e convincente padronanza dell’argomento. Complimenti!

Quando ho cominciato a prenderci gusto, i talk erano sul finire… Ma il MarCamp aveva ancora polvere da sparare: la cena conclusiva è stata memorabile, la più bella alla quale abbia partecipato.

Per ora mi fermo qua, ma saluto in particolare Gioxx, Maxime e Pseudotecnico, che hanno reso la giornata veramente speciale e che mi hanno fatto morire dal ridere (Maxime, dovevi restare a cena)! E poi ancora Nicola & Chiara, Daniele, Alessandro, i Googlisti… (chiedo venia se non ricordo tutti i nick e i link!) E’ tutto un fermento nella bloggosfera e non ho potuto ancora commentare nessuno, ma lo farò presto… Il divertimento continua ;-)

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Gen 23 2007

Il discreto fascino del digitale

Published by Mia under Società, Vita vissuta

reflex.jpgDi ritorno da Roma, di ritorno dal BarCamp al quale non ho partecipato (cosa della quale tutti gli entusiastici commenti che letto un po’ qua e là mi hanno fatto quasi pentire), si finisce vittime della divulgazione generosa delle istantanee scattate durante la mega-cena a base di pasta e pizza, dove, lo giuro, ci siamo sbizzarriti con gli abbinamenti più improbabili tra tipi di pasta e condimenti.
Quaranta persone, forse più, l’emozione di essere cercati dai propri lettori, l’allegria, le chiacchiere spassionate, le enormi, invitanti porzioni di pasta fumante di tutti i colori e… gli scatti dei commensali. Dalle reflex più impressionanti ai telefonini con fotocamera, oggigiorno lo scatto è digitale ed è nelle tasche di tutti.
Quello che non mi spiego, però, è come sia possibile che tutti gli svantaggi della vecchia fotografia analogica si siano tranquillamente perpetrati nonostante le avveniristiche possibilità del digitale. Il sogno di ogni fotografo diventato finalmente realtà: butto la foto brutta, tengo quella bella, senza sprecare pellicola (e senza inquinare). E invece no. Sembra proprio che una stringente logica dell’economia degli scatti attanagli anche i fortunati fruitori delle macchine digitali, in barba a tutto. Ma se pure la pigrizia ci impedisce di tentare la fortuna con un altro scatto, perché divulgare in tutta la blogosfera immagini da infarto? Una sana censura sarebbe la soluzione migliore!

P.S.: Thanks to Luca :-)

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Gen 05 2007

Chi ben comincia

Published by Mia under Deliri personali, Vita vissuta

Be’, sono passati giorni sufficienti per dire allegramente che quest’anno è iniziato decisamente male. Sembra quasi un controsenso dopo tutti i messaggi di augurio che ti piovono addosso già fin dal pomeriggio del 31: tanta felicità per te, che quest’anno possa portarti gioia e letizia, che tu possa arricchirti, che tu possa essere sempre sano come un pesce, che tutto fili proprio come tu vuoi che vada, nella serenetà e nell’armonia della famiglia.
A furia di leggere questa roba, finisce che ti convinci che qualcosa di fantastico si sta predisponendo apposta per te, che il destino sta tessendo segretamente la trama della tua felicità e che insomma, fino alla fine delle feste, almeno, tutto andrà a gonfie vele.
Perciò uno la prende un po’ male se il Capodanno comincia con una chiamata sul posto di lavoro alle 12 e 30, anche se ci resti solo per un quarto d’ora, specie se contemporaneamente ti perdi totalmente il concerto di Capodanno (quello italiano) che era un anno che aspettavi di vederlo, e se poi si scatena un furibondo litigio nel pranzo che segue (e che io avrei saltato), e finisce con una fuga da casa indispensabile per calmare i nervi.
Il resto del 2007 non è stato tanto meglio. Che poi ci si chiede che senso abbiano feste come la Befana se tanto il 2 uno torna al lavoro e dopo una sola ora passata a tormentarsi con la Finanziaria-fiume che ci ha regalato il signor Prodi (e non parliamo di allegati e collegati) già hai bell’e dimenticato la tombola, lo spumante, gli amici e quell’insana aspettativa di grandi feste che ti animava pochi giorni prima.
"Dopo Natale, freddo e fame" dice un detto popolare delle mie parti. Che diavolo, va bene il freddo, la fame mi fa pure comodo, ma tutto il resto me lo risparmierei con grande piacere.

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Dic 14 2006

Vacanze romane

Published by Mia under Vita vissuta, viaggi

Non può esistere sulla terra una città più bella di Roma, una città che io possa amare di più, con quei suoi poetici stucchi, gli intonaci rossi e gialli, le cancellate di ferro battuto, le strade che si piegano in curve, si perdono nei cortili, in deliziose piazzette, che salgono e scendono sui sette colli, coccolate da giganteschi alberi fronzuti, accompagnate dalle mura antiche, dalle statue, dalle fontane, da pezzi di storia che troneggiano ovunque con una tale maestosa bellezza da riempirti gli occhi e il cuore per sempre.

Ma queste vacanze non sono state speciali solo perché eravamo a Roma, anzi, sono state un po’ come vacanze da telefilm, quando si riunisce un gruppo di amici e si crea quella speciale patina di complicità che accompagna anche il gesto più insignificante, situazione certo aiutata certo dal fatto di avere un bella casa tutta per noi, senza che i genitori di qualcuno apparissero a spezzare l’atmosfera, né telegiornali, nulla, insomma, che fosse disgustosamente reale… Una vacanza dove puoi alzarti all’ora che ti pare, chiacchierare fino a notte inoltrata daventi a un bicchierino di ricercato e imbevibile rhum (imbevibile solo per me, ovvio), dove nessuno si droga o precipita in un burrone o si perde o scopre tremende e inconfessabili verità (e qui ci discostiamo dal telefilm classico): gli unici eventi drammatici sono stati la ricerca di qualche parcheggio, ossia di tutti quelli che non erano sotto casa di Federico, e il trincaggio di ben due dita di crema al whisky sabato sera da parte della sottoscritta, con conseguenti inevitabili dichiarazioni cariche di tensione euforica.
Roma.jpegMa che dire del dramma della pioggia torrenziale che ci ha sorpresi mentre ci recavamo, venerdì sera, alla ormai famigerata e riuscitissima cena blogger! Giovy e Federico sono andati avanti mentre io e Tiziana ci adoperavamo per comprare due ombrelli: tra la percezione delle prime gocce d’acqua e l’acquisto, con tanto di scelta del colore e contrattazione del prezzo, saranno passati 15 secondi in tutto. Che volete farci: le donne sanno spendere in fretta.

Poi si è consumata la cena blogger, nei pressi di Castel Sant’Angelo (per cui noi ci siamo goduti uno scenario proprio come quello della foto, che ho preso in prestito a SimonLuqa80 su Flickr): cibo a parte, ci siamo divertiti un sacco, specie con battute del tipo: "E così sei tu PalladiFuoco! Ma pensa…", e avevamo tutti il nostro badge identificativo, così dagli altri tavoli avranno pensato che eravamo importanti giornalisti o chissà cosa… La parte più stupefacente è stata quando Giovy ha cominciato a ricoprirci di regali: io ho avuto carciofini sott’olio della Compagnia del Cavatappi e un libro di Luca Conti: "I love shopping su Internet" (che è davvero bello e utile: Luca, complimenti!), ma niente maglietta di Fon: Giovy temeva che l’avrei messa e che le mie femminili forme sarebbero svanite sotto l’enormità di una "medium" a discapito della sua visuale. C’era anche un fotografo ufficiale, Samuele, perciò potete vedere online le sue foto.

Il soggiorno si è purtroppo concluso domenica pomeriggio, quando siamo tornati a casa sotto una pioggia torrenziale con l’immancabile malinconia in bocca. Il viaggio di ritorno è un momento in cui hai ben chiaro se è se hai passato o no dei giorni di fatale armonia col resto del gruppo: se è così, eviti di parlare e resti a contemplare in silenzio il passato ancora così vivo, mentre la macchina ti riporta indietro. Ed è proprio quello che ho fatto io.

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Nov 28 2006

Il sonno è sacrosanto

Published by Mia under Vita vissuta

Lo so che siamo alla fine di novembre e magari potrebbe essere un segno di quanto faccia caldo in questi giorni o forse è invece un inquietante indizio delle mutazioni genetiche in atto provocate dall’inquinamento, fatto sta che stanotte, mentre dormivo saporitamente, il ronzio di una zanzara mi ha svegliato.
Zanzara. C’è gente che non riesce più a dormire se scopre che una zanzara rumorosa e strafottente svolazza sulla propria testa, gente che dà di matto e comincia una lotta notturna all’ultimo colpo. Cè poi la categoria degli indifferenti (quelli che non vengono punti), ci sono poi quelli che cercano un rimedio dal naturale all’assurdo senza darsi alla lotta furiosa, e qui rientro io.

La prima cosa che faccio in questi casi è spalmarmi di Autan fresh (o di Off! o quello che vi pare). Calcolo più o meno quattro ore e conto di risvegliarmi per una nuova dose, visto che la copertura è limitata nel tempo, ma naturalmente mi addormento e chi s’è visto s’è visto. Questa è una soluzione gratificante perché è rapida e ti permette di ridere alla faccia della zanzara, che batte in ritirata immediatamente.
Se invece non ho la miracolosa barriera protettiva, la prima reazione è di blindarmi sotto le lenzuola: se riesco a non morire di caldo in genere basta a tenere lontano l’insetto malefico, anche se si tratta di un rimedio da strapazzo perché vince lei, che è libera, mentre tu soffochi sotto le coperte.
La soluzione migliore, lo sanno tutti, è ucciderla.
Le ciabatte sono davvero da sconsigliare: fanno rumore e sporcano le pareti. Molto meglio un quotidiano, anche se io uso il cuscino. Ho una tattica tutta mia per acchiaparle e riesce quasi sempre. Quando le senti che ronzano molto vicino a te, mantieni la calma e senza fare movimenti superflui accendi la luce: nella maggiorparte dei casi è proprio lì vicino. La individui e poi scatti e la schiacci col cuscino. Non ha scampo, non si macchia niente e puoi tornare a dormire tranquillo :-)

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Nov 23 2006

Kitchen in treno

Published by Mia under Libri, Vita vissuta, viaggi

Ma visto che le rivoluzioni mi piacciono, ora mi è venuta la smania di proseguire.
Ieri sono tornata dal mio primo viaggio di lavoro: due giorni e due notti a Prato senza aver potuto fare nemmeno una passeggiata per il centro visto che il tempo, inclemente, ha deciso di ostacolarmi con un piccolo diluvio nell’unico pomeriggio libero che avevo. È inquietante andare in una città e vederla solo dai finestrini di un taxi, ti fa venire l’odio per i taxi, vorresti che sparissero tutti e che in virtù di questo tutti fossero costretti ad andare a piedi - meraviglia. Camminare con lentezza.
Invece niente, tenebre e taxi fino a ieri, quando sono tornata indietro. C’era mio padre con me e io fin dalle nove del mattino morivo di sonno, visto che per l’ansia del lavoro la notte invece di dormire mi perdevo in ragionamenti sui commi del TUIR e frenetico controllo dei calcoli, roba che se mi avesse visto il mio ex compagno universitario Federico sarebbe caduto stecchito per terra dallo shock. Be’, i viaggi in treno sono seccanti e poiché all’andata mi ero annoiata terribilmente, visto che ho dimenticato fuori dalla valigia il libro che stavo leggendo, ho pensato bene di comprarne uno prima di avventurarmi sui terribili treni di Trenitalia (che sempre, sempre gentilmente ringrazia per la preferenza accordata).

Ebbene ho comprato "Kitchen" di Banana Yoshimoto. Ho sempre avuto la sensazione che tutti avessero letto Yoshimoto tranne me e non so più nemmeno io quante volte ho preso questo libretto in mano con l’intenzione di comprarlo, ma poi cambiavo idea: è così piccolo che spendendo due euro in più potevo assicurarmi una lettura più lunga (be’, ero all’università e il tempo aveva un’altra dimensione). Ma poiché ero curiosa, un giorno cominciai a leggerlo tra gli scaffali e lo trovai interessante, così stavo per comprarlo quando per l’ennesima volta qualcosa mi distolse all’ultimo momento e fallì anche questo tentativo. All’edicola della stazione di Prato, però, c’era ben poco che avesse potuto distogliermi, così ecco arrivato il suo momento.
In treno questo libro è perfetto. Se siete nella prima classe dell’eurostar, riesce quasi a farvi dimenticare quanto è scomodo il costoso sedile su cui siete seduti (che volete, gli schienali devono contenere l’invisibile gobba che tutti abbiamo sul dorso). È una storia molto triste, siamo d’accordo, ma anche profondamente umana e per quanto si possa essere lontani dalle esperienze della protagonista, è facile capirla perfettamente, ritrovare qualcosa di profondamente vissuto nelle sue emozioni e sentirsi terribilmente coinvolti dalle sue esperienze.
Un libro intimo e complice, con trovate splendide che funzionano perfettamente senza risultare forzate, delizioso, al punto che mi sono innervosita tantissimo quando sono dovuta scendere dal treno: devo leggere le ultime trenta pagine e ora vattelappesca quando potrò farlo.

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Set 15 2006

Potenza di Internet

Published by Mia under Musica, Vita vissuta

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Piove a dirotto, è tutto grigio e io sono spudoratamente felice.
E non potrei esserlo se ieri non avessi mezzo litigato con Giovy. E non solo perché è tremendamente bello fare la pace dopo qualche incomprensione (emozione tra l’altro che ho provato pochissime volte in vita mia, e che mi piace da morire). Non solo perché Giovy quando è un po’ scocciato è ancora più affascinante… C’è un altro motivo.
Se non fossi ammutolita per un mero capriccio, lui non avrebbe acceso la radio in macchina, scegliendo di sintonizzarsi su Radio Dj. Se non l’avesse fatto, alzando anche il volume proprio come segretamente desideravo, non avrei ascoltato il programma Tropical pizza e non avrei scoperto quali incredibili canzoni venivano trasmesse, molto lontane dagli standard commerciali che mi aspetto da una radio così globale.

Be’, mi sono innamorata al primo ascolto di quei brani e ho giurato a me stessa che avrei dovuto procurarmeli, ma come ricordare autori e titoli? Nonostante fossero stati snocciolati con meticolosità durante il programma, sapevo in partenza di non avere speranze. Ho afferrato qualche brandello del testo sperando in una fruttosa ricerca su Google, ma è stato tempo sprecato!

Stavo per gettare la spugna quando ho avuto un’illuminazione: perché non vedere sul sito della radio? Be’, è assolutamente fantastico: ci sono tutti i palinsesti di tutti i programmi andati in onda negli ultimi dieci giorni. Così ecco, su un piatto d’argento, quello che cercavo:

16. My Patch di Jim Noir
17. Deadweight di Beck
18. See The World di Gomez

E chi se l’aspettava? Complimenti vivissimi, Radio Dee Jay!

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