Archive for the 'viaggi' Category

Ago 02 2007

La sindrome della fine delle vacanze

Published by Mia under viaggi

Cosa c’è di più triste di tornare a casa dopo una vacanza troppo breve? Quale agonia più grande?
Fin da sabato il mio entusiasmo era scemato (Giacomo Leopardi sarebbe stato d’accordo con me), le maglie finivano nella valigia, nessuna prospettiva poteva allettarmi. Le ore passavano fatali come se mi stessero avvicinando a una condanna perché nella testa spuntavano mille idee di cose che ancora volevo fare ma che non potevo far altro che respingere, accantonare, rimuovere definitivamente. Otto giorni a Monte Campione (BS) stavolta non mi sono bastati. Sarà che fa decisamente troppo caldo sotto i 1200 metri, oppure la colpa è solo del fatto che sono in ufficio, con una voglia di lavorare che è vicina allo zero assoluto, ma questo rientro l’ho preso veramente male.

Sono così triste che mi manca persino la tv. Dovete sapere che per un anno intero non ho guardato la tv, e questo significa che non ho mai guardato alcuno dei programmi trasmessi dalle reti televisive (eccezion fatta per un paio di film trasmessi da Sky a casa di Giovy). Della tv detesto la pubblicità, e ho smesso di vederla perché nel stragrande maggioranza dei casi non trasmette niente che valga la pena guardare (il tempo è poco e il cervello si offende facilmente).
Ma in montagna, con lo sfondo delle splendide conifere, ho passato ore meravigliose a digerire seguendo alcuni dei film pomeridiani di rete 4: indimenticabili L’uomo che non sapeva amare e Wagon-Lits con omocidi per il gran ridere (il primo troppo ridicolo, il secondo realmente comico)!

Del resto in questo paese spopolato è facile cadere preda della depressione e vivere ordendo fantasiosi piani per andarsene via e la sindrome da rientro è tale che non sembra che esista davvero una soluzione, nulla di allettante riesce a profilarsi all’orizzonte. Si giace al caldo, con una disgustosa propensione alla commiserazione, così fuori posto che nemmeno i ricordi della recente vacanza riescono a prendere corpo.
Ma prima o poi finirà il mese di agosto… Arriveranno il freddo, le sciarpe di lana, altri lavori urgenti da fare, Natale, magari la neve: un filo di ottimismo ti tiene in vita.

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Lug 10 2007

I ricordi del Pub-BeachCamp

Published by Mia under Eventi, Web e dintorni, viaggi

E’ passato così tanto dal weekend in Abruzzo, sono accadute così tante cose, tutti hanno più o meno detto la loro che questo post non può non suonare “vecchio”. Ma non potevo non dire niente di quest’esperienza, perciò, seppure con tempi molto poco web 2.0 (quelli di chi è sempre connesso, twittera, si muove sui blog e nella rete a una velocità che non posso nemmeno sognarmi!), ecco il mio post.

Be’, la prima cosa che va detta è che il duo pub-beach Camp, a cui ho partecipato con il mio Giovy, ci ha tolto parecchie ore di sonno e per una serie di incredibili circostanze, non sono riuscita a recuperare fino a una settimana fa.

Ma veniamo al primo degli eventi, il PubCamp. Passare ore e ore in un pub di giorno ha un fascino tutto suo, accentuato dal fatto che fuori si moriva di caldo, dentro invece c’era l’aria condizionata. Così con gran piacere siamo stati ai tavolini e in giro in mezzo al legno dello Stammtisch Tavern, nell’attesa che si entrasse nel vivo del camp. Le chiacchiere più piacevoli: quelle con Sara, Silvia e Tommaso nel mio improvvisato angolo da outsider e dove Gioxx rideva dei discorsi serissimi che facevamo tra donne, che dovrebbero invece avergli aperto la mente sul modo di ragionare del gentil sesso… :-P Be’, un paio di mie goliardiche affermazioni hanno suscitato scalpore e Silvia ha preso appunti :-)

Maxime ha bevuto due litri di birra. Io ho iniziato solo nel pomeriggio, quasi travolta da un ciondolante senso di ozio, ben due caffè e un miscuglio non controllato di paté di fegatini di coniglio e carpaccio di funghi porcini (tutto griffato San Lorenzo), ma non sono andata oltre due boccali piccoli.

Il “talk”, chiamiamolo così, principe del camp è stato naturalmente quello di Giovy col padrone di casa: birra, da come si fa a come si spilla. Ecco, la parte di come si spilla ha conquistato l’attenzione generale. Tutti dietro al banco a vedere la differenza tra due birre identiche spillate in modi differenti. Visto che adoro scoprire i segreti per fare bene le cose, sono stata in prima fila, attentissima, e vi posso dire che lo shock più grande non è stato tanto vedere come due birre spillate in bicchieri con diverso grado di pulizia si presentassero diverse, ma assaggiare due identiche Beck’s, messe in due bicchieri identici: la prima, come ti insegnano tutti, senza far fare la schiuma, tenendo il bicchiere inclinato; la seconda, versando la birra dall’alto prima col bicchiere inclinato, poi raddrizzandolo e facendo eruttare la schiuma tutt’intorno, per poi tagliarla con una spatola (o coltello, fate voi). Non avrei mai pensato che una birra in bottiglia potesse essere tanto buona o fare tanto schifo! Quella che fa schifo e sembra veleno è la classica birra senza schiuma… E pensare che tutti hanno premura di insegnarti questa disdicevole pratica appena ti vedono con una bottiglia in mano. Ma cosa ne sapete? Fatevi un po’ i cavoli vostri invece di fare gli esperti!

Maxime_e_Sara.jpg

Il BeachCamp, l’indomani, ci ha visti ancora più distrutti. Nessuna dose di caffè avrebbe potuto resuscitarmi, colpa delle ore piccolissime fatte la sera prima dopo la cena del PubCamp, con tanto di nuove dimostrazioni ad opera dell’immancabile Antonio, questa volta sulla preparazione di cocktail perfetti, e relativa degustazione di Mojito (il primo della mia vita), Alexander e Pina colada. Mi sono nascosta dietro gli occhiali da sole e pensavo di dover collassare, ma dopo pochi attimi mi sono dovuta ricredere. Già la splendida accoglienza ha lasciato presagire che le successive ore sarebbero trascorse all’insegna del divertimento: subito per ogni beachcamper acqua fresca, maglietta, una bellissima sacca per la spiaggia, spillette e il porta badge colorato. Lido bellissimo, sole e mare… Un megaschermo per i talk, impianto audio impressionante, niente è stato lasciato al caso e di questo bisogna dare onore a Stefano Mainardi, che ha fatto davvero un ottimo lavoro! E che ringrazio, perché mi ha permesso di trascorrere una giornata stupenda e ha avuto il buon senso (impagabile) di riservare ai partecipanti dei meravigliosi lettini in spiaggia…

Un camp indimenticabile, che ha sancito la voglia di stare insieme anche al di fuori di un barcamp tecnico. Le discussioni costruttive non sono mancate e posso testimoniare che molti campers preferivano i loro Mac al mare!
I momenti topici: le sfide a calcio balilla con Feba, Piero, M0r94n, Giovy e Silvia, gli arrosticini più buoni che possiate immaginare mangiati sulla spiaggia, con vino, birra e una calda atmosfera da vecchi amici, i progetti che piano piano prendono vita, come quello di un capodanno tutti insieme sulla neve (senza camp, né talk) e di un… murder-party! Perché non solo di camp è fatta la vita sociale di un blogger.
Le più geek tra le donne del beachcamp? Assolutamente Feba e Silvia: non si staccavano mai dal loro portatile. Altro che tintarella!

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Dic 14 2006

Vacanze romane

Published by Mia under Vita vissuta, viaggi

Non può esistere sulla terra una città più bella di Roma, una città che io possa amare di più, con quei suoi poetici stucchi, gli intonaci rossi e gialli, le cancellate di ferro battuto, le strade che si piegano in curve, si perdono nei cortili, in deliziose piazzette, che salgono e scendono sui sette colli, coccolate da giganteschi alberi fronzuti, accompagnate dalle mura antiche, dalle statue, dalle fontane, da pezzi di storia che troneggiano ovunque con una tale maestosa bellezza da riempirti gli occhi e il cuore per sempre.

Ma queste vacanze non sono state speciali solo perché eravamo a Roma, anzi, sono state un po’ come vacanze da telefilm, quando si riunisce un gruppo di amici e si crea quella speciale patina di complicità che accompagna anche il gesto più insignificante, situazione certo aiutata certo dal fatto di avere un bella casa tutta per noi, senza che i genitori di qualcuno apparissero a spezzare l’atmosfera, né telegiornali, nulla, insomma, che fosse disgustosamente reale… Una vacanza dove puoi alzarti all’ora che ti pare, chiacchierare fino a notte inoltrata daventi a un bicchierino di ricercato e imbevibile rhum (imbevibile solo per me, ovvio), dove nessuno si droga o precipita in un burrone o si perde o scopre tremende e inconfessabili verità (e qui ci discostiamo dal telefilm classico): gli unici eventi drammatici sono stati la ricerca di qualche parcheggio, ossia di tutti quelli che non erano sotto casa di Federico, e il trincaggio di ben due dita di crema al whisky sabato sera da parte della sottoscritta, con conseguenti inevitabili dichiarazioni cariche di tensione euforica.
Roma.jpegMa che dire del dramma della pioggia torrenziale che ci ha sorpresi mentre ci recavamo, venerdì sera, alla ormai famigerata e riuscitissima cena blogger! Giovy e Federico sono andati avanti mentre io e Tiziana ci adoperavamo per comprare due ombrelli: tra la percezione delle prime gocce d’acqua e l’acquisto, con tanto di scelta del colore e contrattazione del prezzo, saranno passati 15 secondi in tutto. Che volete farci: le donne sanno spendere in fretta.

Poi si è consumata la cena blogger, nei pressi di Castel Sant’Angelo (per cui noi ci siamo goduti uno scenario proprio come quello della foto, che ho preso in prestito a SimonLuqa80 su Flickr): cibo a parte, ci siamo divertiti un sacco, specie con battute del tipo: "E così sei tu PalladiFuoco! Ma pensa…", e avevamo tutti il nostro badge identificativo, così dagli altri tavoli avranno pensato che eravamo importanti giornalisti o chissà cosa… La parte più stupefacente è stata quando Giovy ha cominciato a ricoprirci di regali: io ho avuto carciofini sott’olio della Compagnia del Cavatappi e un libro di Luca Conti: "I love shopping su Internet" (che è davvero bello e utile: Luca, complimenti!), ma niente maglietta di Fon: Giovy temeva che l’avrei messa e che le mie femminili forme sarebbero svanite sotto l’enormità di una "medium" a discapito della sua visuale. C’era anche un fotografo ufficiale, Samuele, perciò potete vedere online le sue foto.

Il soggiorno si è purtroppo concluso domenica pomeriggio, quando siamo tornati a casa sotto una pioggia torrenziale con l’immancabile malinconia in bocca. Il viaggio di ritorno è un momento in cui hai ben chiaro se è se hai passato o no dei giorni di fatale armonia col resto del gruppo: se è così, eviti di parlare e resti a contemplare in silenzio il passato ancora così vivo, mentre la macchina ti riporta indietro. Ed è proprio quello che ho fatto io.

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Nov 23 2006

Kitchen in treno

Published by Mia under Libri, Vita vissuta, viaggi

Ma visto che le rivoluzioni mi piacciono, ora mi è venuta la smania di proseguire.
Ieri sono tornata dal mio primo viaggio di lavoro: due giorni e due notti a Prato senza aver potuto fare nemmeno una passeggiata per il centro visto che il tempo, inclemente, ha deciso di ostacolarmi con un piccolo diluvio nell’unico pomeriggio libero che avevo. È inquietante andare in una città e vederla solo dai finestrini di un taxi, ti fa venire l’odio per i taxi, vorresti che sparissero tutti e che in virtù di questo tutti fossero costretti ad andare a piedi - meraviglia. Camminare con lentezza.
Invece niente, tenebre e taxi fino a ieri, quando sono tornata indietro. C’era mio padre con me e io fin dalle nove del mattino morivo di sonno, visto che per l’ansia del lavoro la notte invece di dormire mi perdevo in ragionamenti sui commi del TUIR e frenetico controllo dei calcoli, roba che se mi avesse visto il mio ex compagno universitario Federico sarebbe caduto stecchito per terra dallo shock. Be’, i viaggi in treno sono seccanti e poiché all’andata mi ero annoiata terribilmente, visto che ho dimenticato fuori dalla valigia il libro che stavo leggendo, ho pensato bene di comprarne uno prima di avventurarmi sui terribili treni di Trenitalia (che sempre, sempre gentilmente ringrazia per la preferenza accordata).

Ebbene ho comprato "Kitchen" di Banana Yoshimoto. Ho sempre avuto la sensazione che tutti avessero letto Yoshimoto tranne me e non so più nemmeno io quante volte ho preso questo libretto in mano con l’intenzione di comprarlo, ma poi cambiavo idea: è così piccolo che spendendo due euro in più potevo assicurarmi una lettura più lunga (be’, ero all’università e il tempo aveva un’altra dimensione). Ma poiché ero curiosa, un giorno cominciai a leggerlo tra gli scaffali e lo trovai interessante, così stavo per comprarlo quando per l’ennesima volta qualcosa mi distolse all’ultimo momento e fallì anche questo tentativo. All’edicola della stazione di Prato, però, c’era ben poco che avesse potuto distogliermi, così ecco arrivato il suo momento.
In treno questo libro è perfetto. Se siete nella prima classe dell’eurostar, riesce quasi a farvi dimenticare quanto è scomodo il costoso sedile su cui siete seduti (che volete, gli schienali devono contenere l’invisibile gobba che tutti abbiamo sul dorso). È una storia molto triste, siamo d’accordo, ma anche profondamente umana e per quanto si possa essere lontani dalle esperienze della protagonista, è facile capirla perfettamente, ritrovare qualcosa di profondamente vissuto nelle sue emozioni e sentirsi terribilmente coinvolti dalle sue esperienze.
Un libro intimo e complice, con trovate splendide che funzionano perfettamente senza risultare forzate, delizioso, al punto che mi sono innervosita tantissimo quando sono dovuta scendere dal treno: devo leggere le ultime trenta pagine e ora vattelappesca quando potrò farlo.

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Nov 03 2006

Dormire o non dormire low cost?

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London120x120.gifE’ un po’ il sogno di tutti: un albergo nel cuore di grandi capitali, pulito e a prezzo stracciato, dove sistemarsi dopo aver volato con i pochi centesimi di un’offerta della RyanAir. Be’, perlomeno sarà il sogno di tutti quelli che amano viaggiare ma non hanno il conto in banca di un ricco politico. A me, poi, è da un po’ di tempo che è venuta la voglia irresistibile di passare qualche giorno a Londra, così quando ho letto di una nuova generazione di alberghi che seguono la stessa filosofia del low cost che ha fatto la fortuna di diverse compagnie aeree, ho drizzato le orecchie.

Il marchio è quello di Easyhotel, la catena ancora agli inizi con due alberghi, uno nel centro di Londra, l’altro a Basilea (Svizzera): il marchio difende uno standard di qualità alto per alberghi puliti, ma con pochi fronzoli… All’arrivo, per esempio, la porta sarà chiusa: bisogna citofonare per farsi aprire e poter effettuare il check-in, dove riceverete una chiave ottica che sarà valida per tutto il periodo di permanenza.
Ma tra i fronzoli di cui sopra, ci sono anche i metri quadri. Le stanze, all’insegna della claustrofobia, sono quasi solo senza finestre e misurano dai 7 ai 9 metri quadri. Il prezzo di una doppia con finestra (e non vi aspettate un finestrone): circa 70 euro a notte.

Sarà anche poco per Londra, ma voi pensate che riuscireste a dormire in una camera poco più grande del vostro letto? O trovate che riuscendo a spendere magari 100 euro a notte sia meglio un albergo più tradizionale? (Be’, secondo le ricerche effettuate sul sito della RyanAir, esistono… ma forse ho capito male io!)
Francamente è una decisione difficile: si richia che di notte si sia colti da un attacco di claustrofobia… Ma è così importante, in una vacanza, la camera in cui passare la notte (con il proprio partner)?
A voi la parola ;-)

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Ott 22 2006

Crociere da sogno

Published by Mia under viaggi

Sono settimane che mia sorella, in previsione del suo matrimonio nel prossimo giugno, sta pensando al viaggio di nozze e i depliants delle crociere si sprecano dappertutto. Crociere ai Caraibi, crociere nel Mediterraneo, crociere nelle capitali del nord… Foto stupende, con un lui e una lei tra rovine o a San Pietroburgo, con autentiche meraviglie alle spalle, l’aria felice e romantica… Tutto alimenta l’idea che siano viaggi da sogno, ma è davvero così?

Ho potuto vedere le foto (ma non posso proporvele) di chi ha partecipato ad una di queste crociere, assolutamente entusiasta, e mi ha preso il panico: la nave è un colosso di incredibile bruttezza, centinaia di tristi balconi completamente chiusi ai lati sono allineati come le celle di un alveare e della magia suggerita dai depliants non c’è alcuna traccia. Le sdraio sul ponte al sole, quello più alto, sono letteralmente attaccate l’una all’altra, orde di gente dappertutto, bambini e schiamazzi sembrano poter uscire dalle foto per raggiungerti fino in casa, slot machine sbucano chiassose nei posti più impensabili e l’unica oasi di pace sembra essere la piccola cabina. Persino nelle escursioni a terra ci si muove in branchi spaventosi… Ma gli sposini innamorati dove sono?

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Set 04 2006

Lu rusciu de lu mare

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E’ dura da digerire. Le vacanze sono finite, il mare turchino di Riva di Ugento troppo lontano per una nostalgica capatina, i pranzi ormai tornati un affare di famiglia nel porticato, la doccia incredibilmente noiosa (vuoi mettere la casalinga, comoda, enorme cabina di cristallo con l’emozionante cabinino formato extrasmilzo con le porticine da far-west e il pulsante da premere continuamente per far uscire l’acqua del campeggio?) e niente più pigri pomeriggi all’ombra dei pini, coccolati da lu rusciu de lu mare (il rumore del mare).
Bello il Salento, davvero bello. La grande meraviglia è il mare, ma dove mettiamo lo spirito della gente, la musica del posto (pizzica e tarante) e le belle città, tutte da scoprire? Non parlo di gastronomia perché vivendo anch’io in Puglia non sono rimasta sorpresa dai pomodori secchi, la ricotta forte (da noi detta “dura”), l’olio d’oliva, la ricotta (eccellente), le orecchiette (pasta tipica della Puglia) eccetera.

Ho pensato però di tracciare un breve bilancio della mia esperienza, a uso e consumo di chi in Salento ci vuole andare, con promossi e bocciati.

Promossi
1. Il campeggio Riva di Ugento.
Nonostante sia necessario fare pre-campeggio all’arrivo fino al 21 agosto circa, data la folla incredibile di equipaggi che si riversano in questi 32 ettari di fitta pineta e nonostante all’inizio ci si perda facilmente come nel labirinto di Shining, questo campeggio ha una qualità rara e apprezzabilissima: le piazzole sono isolate visivamente l’una dall’alta per mezzo di enormi e selvatiche siepi. La privacy è garantita, non ci sono altoparlanti con fastidiosi annunci al mattino, né animatori invadenti in spiaggia e si affaccia direttamente sulla spiaggia (ma il mare non lo vedete). La chicca poi, è che ogni sera c’è il cinema all’aperto, completamente gratuito, per passare un piacevole dopocena. Bar e ristorante a prezzi onestissimi, per non dire stracciati (al ristorante una fetta di torta al cioccolato casalinga, calda, squisita, costa solo 2,50 euro). Ultima chicca: mai visto un campeggio con meno formiche in vita mia.

2. La pizzica.
Per me, il ballo più bello e sensuale di tutti i tempi. Danza di corteggiamento ballata nelle piazze salentine e fino agli anni ‘60 il modo principale per conoscersi e dichiararsi tra i giovani. In campeggio ho preso due lezioni e ho imparato il passo base, ma è solo l’inizio! Chi volesse lasciarsi conquistare dalla magia di questa danza può seguire I Calanti, il gruppo in cui balla la bravissima Pamela che è stata mia insegnante. Un’esibizione dal vivo vi lascerà senza fiato!

3. “Le tre sorelle
Se siete a Gallipoli e volete provare un’autentica pizza napoletana, dovete andare in questo ristorante del centro storico: non è economico (una pizza sta sugli 8 euro e si paga pure il coperto), ma non potrete mai pentirvene… Mai mangiata una pizza più buona in tutta la mia vita! Da non perdere poi i dolci, dalla pastiera alla sfogliatella con la ricotta, tutto fatto in casa e di una bontà incredibile.

4. Le cartoline.
Compratele e speditele perché sono bellissime e perfettamente rispondenti al vero…

5. Lecce.
Sicuramente una tappa imperdibile. E’ quella che mi ha conquistato e che è stato difficile lasciare la notte, dopo ore e ore passate a girare per strade, piazze e bancarelle. Se volete un gelato andate da Natale, un’enorme pasticceria proprio vicino piazza Sant’Oronzo (girando per il centro la trovate per forza).

Bocciato
Il Cantico dei Cantici
Ecco, fate davvero attenzione. A Otranto i prezzi non sono così alla mano come in altri posti del Salento e se vi trovate nelle soffocanti stradine del centro, assediati da ciotole campagnole, collanine da 30 centesimi e siete appena usciti dalla bella visita al castello aragonese, per cui siete stanchi e vorreste fermarvi per un aperitivo… per carità, non vi fermate al Cantico dei Cantici. E’ un bar stile fighetto-colto con musica abominevole simil-house e un menu già molto impegnativo. Non c’è praticamente niente, oltre la bruschetta, che costi meno di 8-9 euro. Voi vi sedete ai tavolini all’aperto, guardate la fiumana di gente che passa e ordinate un bicchiere di vino bianco e un “tortino” di zucchine e gamberetti, pensando che arriverà (dato il prezzo) una buona primizia da chef. Ecco, disilludetevi subito, e specie se avete fame, quando arriva la cameriera siete ormai già passati alla rabbia. Davanti a voi, in un ridicolo contorno di qualche fiammifero di lattuga e carota sconditi, un minuscolo, insignificante grumo di indefinibili ortaggi fritti. Niente paste di alcun tipo a formare il tortino di cui parla il menu, e l’unico sapore che sentite è il fritto (più piccolo del palmo della mia mano). Infine, con lo stomaco inferocito e ancor più, le povere papille gustative offese, dovete anche pagare il conto: 32 euro per due persone, con ogni bicchiere di vino che costava 6 euro.

Be’, unico neo della vacanza è stato proprio questo… Per il resto, vicino Otranto c’è la Grotta dei Cervi, che non si può visitare (perché la presenza dell’uomo altererebbe il delicatissimo equilibrio climatico che ha conservato questi graffiti per 6000 anni), ma contiene il più importante complesso di graffiti dell’epoca neolitica di tutt’Europa. Nel castello, a Otranto, c’erano foto e riproduzioni di questi disegni, dei sogni dei nostri antenati… Uomini e donne che guardano il sole, le stelle, vanno a caccia… Simboli misteriosi, l’unità nella dualità, riti di iniziazione con stregoni, cervi, gli uomini intorno al fuoco, le impronte delle manine dei bambini… L’emozione più forte della vacanza.

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Ago 19 2006

Si parte (e fa caldo)!

Published by Mia under viaggi

Glissando abilmente (e fortuitamente) su un paio di settimane di tempo più autunnale che da Ferragosto, oggi parto con Giovy per una vacanza di mare nel Salento. A dire il vero ora fa fin troppo caldo, ma pare che l’anticlone delle Azzorre riuscirà, più o meno lunedì, a scalzare quello africano che ci fa soffrire tanto. Oggi e domani saranno insomma le giornate più calde dell’estate, per cui non seguite l’esempio di mio padre che ieri ha acceso una simpatica brace in giardino, per il pranzo, per cuocere le orate sulla griglia: io sono fuggita al secondo piano, ed è incredibile, ma era più fresco.

Le cose che non possono mancare nella vacanza al mare:

1. Il bagno di notte, meglio se non programmato;
2. le passeggiate chilometriche su una bella spiaggia di sabbia fine (come quella che abbiamo scelto, a Riva di Ugento, sulla costa jonica);
3. l’esplorazione di qualche città di notte;
4. un cruciverba impossibile della Settimana Enigmistica;
5. l’acquisto delle cartoline, rigorosamente scritte di proprio pugno e con irritante lentezza;
6. una scena di gelosia basata su sguardi presunti;
7. una grande abbuffata notturna di cui pentirsi il giorno dopo;
8. un gustoso giallo di Agatha Christie;
9. almeno un acquisto inutile e frivolo;
10. e infine la costruzione di un favoloso castello di sabbia, anche se rassomiglia più a una montagna deforme che a un castello…

Buona fine d’agosto!

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Lug 24 2006

Di nuovo a casa

Published by Mia under Vita vissuta, viaggi

E di nuovo a lavoro, anche se con un senso di stranimento veramente potente. Sì, faccio le cose, ma il cervello non è molto felice di collaborare. Riprendere a fare la vecchia vita è un peso persino nelle cose piacevoli, come uscire, leggere in camera mia. Semplicemente sono stata così bene che ora non riesco a capacitarmi che sia finita! Ogni santa volta che parto e vado via non sento alcun bisogno di tornare a casa, nessuna nostalgia. Al contrario, subito mi affeziono alla gente nuova, al posto, alle specialità gastronomiche (ho mangiato brasato di cervo con polenta e i magnifici casoncelli bergamaschi… e che dire dei funghi porcini di Montecampione?) al punto che penso sempre di essere una specie di nomade, una che non è attaccata per niente al posto in cui vive. In effetti penso che sia proprio così.

La settimana passata in montagna mi ha lasciato addosso un benessere incredibile che mi è entrato nelle ossa e mai mi sono sentita così riposata, rilassata nonostante ore di treno, una notte insonne… talmente ben predisposta verso la vita e completamente guarita dal morbo del sonno che nemmeno mi riconosco più. Montecampione è discreta, nascosta tra abeti lussureggianti, così rarefatta che pare far parte della natura. Nel silenzio di quei giorni ho goduto di enormi distese del più bel verde che potessi immaginare, di decine di api pelose che ronzavano miti di fiore in fiore, del gorgogliare pacifico di un ruscello perso nel bosco, dei tramonti rossi che infuocavano le villette già rossicce, del suono la notte di uccelli mai ascoltati. Ho anche trovato una ragione di vita: trovare dei funghi.
Nonostante Giovy sostenesse che i funghi si trovano in autunno, mi sono accanita e lasciata accecare dal desiderio fortissimo di trovarne anch’io. Mai visto un fungo in un bosco! Così, anche se non sembrava ci fossero grandi speranze lungo i sentieri, ho rovistato sotto le foglie, ho setacciato sotto tutti gli alberi animata da una cocciutaggine insolita per me, persino mi sembrava di sentirne l’odore nell’aria, ho cercato, cercato per un sacco finché… eccoli! In bella mostra proprio sotto il mio naso e così grossi che certo non c’era bisogno di affaticarsi per scorgerli! La soddisfazione è stata enorme, accresciuta ulteriormente dal fatto che Giovy non avrebbe puntato un centesimo su un simile ritrovamento :-)

Così i beati giorni di ozio e fatica montanara sono scivolati via pigramente. Abbiamo letto (ho finalmente iniziato a leggere l’ultimo romanzo di Ian McEwan), giocato a ping-pong all’ultimo sangue, cucinato tutto quello che ci andava, passato un numero incredibile di ore a letto, anche visto un film al cinema: In due per un delitto, una commedia francese insolitamente brillante, tratta da una storia di Agatha Christie, in cui si ride, c’è suspance, ma la cui soluzione finale non mi ha entusiasmato quanto il resto del film.
Infine Verona. L’emozione grandissima di vedere l’arena riempirsi, le luci tremolanti delle candele accendersi secondo il tradizionale rituale prima dell’opera e poi lo spettacolo emozionante della fine di Tosca e del suo amore, il pittore Cavaradossi… Durante l’aria “E lucean le stelle” abbiamo avuto i brividi e alla fine l’arena tutta è esplosa in un’ovazione: il cantante ci ha concesso un ancora più emozionante bis ricominciando a cantare il suo amore per la vita…

Vorrei essere ancora a Verona, per le sue strade deliziose, seduta su una panchina con un occhio all’arena, oppure a piazza Erbe. Invece è stata una notte fugace, una specie di sogno inconsapevole che si è concluso all’alba, quando la luce trasforma ogni cosa, la stazione ritorna alla vita, l’odore dei cornetti si mischia al suono metallico di una voce registrata e tu sali sul treno che ti porterà via.

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Lug 14 2006

Prima del viaggio

Published by Mia under Donne, viaggi

E così, eccoci! Domani si parte per Montecampione (Br), quota 1200 metri.

La cosa entusiasmante o drammatica, a seconda di come ti prende, è l’attesa della partenza, i preparativi, tutte le cose che bisogna decidere e stabilire prima di mettersi finalmente in viaggio. Ora, Giovy, in qualità di uomo, ha dichiarato che potrebbe preparare tutto l’occorrente in meno di mezz’ora e ostenta una snervante rilassatezza. Io, invece, sono giorni che comincio a pensare a cosa portare e credo di aver stabilito che una vacanza in montagna, per una donna, comporta il più arduo bagaglio possibile.
Infatti c’è bisogno di qualcosa di veramente pesante per la sera (potrebbe nevicare! è capitato), due pigiami di diverso peso, perché se ho freddo la notte è finita, non dormo più, scarpe da sera, scarpe da passeggiata, scarpe da trekking, ciabatte per la piscina, magliette e maglie di diversi colori, peso. Una donna non può prendere a caso delle magliette perché potrebbero non abbinarsi coi pantaloni e le gonne, quindi bisogna che tutto sia armonicamente predisposto con calma e metodo scientifico (l’unica volta che mi sono ribellata a questo sano principio mi sono ritrovata in valigia un mucchio di cose inutili che non potevo mettere).

Be’, per chi non ama organizzare questa fase non è il massimo, ma la vera goduria consiste nello shopping pre-partenza. Una donna troverà sempre qualcosa di indispensabile che le occorre e senza la quale non può partire, così esce col pretesto di prendere una conottiera nuova, tanto per dirne una, ed ecco che viene travolta da un’ondata di entusiasmo e comincia a spendere… e spende e spande finché non si finiscono tutti i soldi che ha in tasca, nel bancomat e nelle carte di credito. E che gioia spendere!
A dire il vero non sono una fanatica dello shopping, ma proprio perché lo faccio di rado mi diverto un mondo perché le cose che servono si accumulano e allora entri ed esci con tante buste dai negozi, e questa cosa bizzarra di comprare, che riservi ad occasioni speciali, diventa una vera festa…

Dopo gli acquisti si ritorna al trolley, e al modo di come far entrare tutta la roba dentro. Mancano i libri da leggere, i cd col lettore (io non ho l’iPod!) e tutte le cose che gli uomini si prendono il lusso di ignorare: trucchi, collane, almeno una borsa (visto che c’è una serata a Verona), creme per il viso, crema per il corpo eccetera eccetera.

Oppure un’alternativa. La valigia ridotta all’osso con solo lo spazzolino da denti, un libro e un ricambio. Sono capace di entrambe le ipotesi, ma forse la più bella di tutte, l’unica che non ho mai attuato è partire all’improvviso senza una meta, con una ricca carta di credito, e comprare lo spazzolino nel primo autogrill. :-)

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