Lug 19 2007
Nostalgia
Lug 14 2007

E’ da ieri che come una zaffata di vento odoroso di mete lontane, mi ha assalito il ricordo del sapore incredibile del riso carnaroli al latte di mandola con crostacei, spinaci selvatici e pepe bianco. Sto parlando di un’esperienza gastronomica unica nella mia vita: il pranzo da Don Alfonso 1890, nella meravigliosa cornice della penisola sorrentina, a Sant’Agata dei Due Golfi, offerto da San Lorenzo per la campagna IVLPN (cioè Il Vino Lo Portiamo Noi).
Certe esperienze hanno bisogno di essere metabolizzate, perché quando mangi una serie di delizie una dopo l’altra è un po’ come quando passi da un capolavoro all’altro in un museo e alla fine ti ritrovi quasi insensibile, pur comprendendo che davanti a te c’è un Raffaello, che cavolo.
Così è chiaro che il ricordo del riso è finito perduto in abisso di sazietà, trapassato dagli gnocchetti, dal dentice e dal capretto lucano… Senza parlare dei dolci (assolutamente impossibile fare di meglio) e del petto d’anatra con crema di mela tra gli aperitivi, uno dei sapori più struggenti in assoluto, per me, e del tonnetto di passo: fettine di piccoli tonni che passano in zona, appena appena scottati con pepe rosa e purea di favette… Troppo per le sole papille gustative che ci sono in una bocca. Troppo per un solo giorno di vita.
Ma di tante sopraffine delizie, il riso mi è rimasto nel cuore. Un riso dolce, dal profumo delicatissimo, con quella nota di mandorla perfettamente abbinata agli spinaci selvatici, spinaci dal sapore quasi irriconoscibile e per nulla vicino al gusto amarognolo che conosciamo. Un equilibrio di sapori perfetto, insolito, indimenticabile, perfettamente abbinato a un moscato San Lorenzo dall’ottimo sommelier Maurizio. Si tratta di una rivisitazione dell’antica cottura del riso nel Regno delle Due Sicilie, come ci ha spiegato la padrona di casa Livia Iaccarino, moglie del celebre Don Alfonso, ad opera della creatività del figlio Ernesto, lo chef dall’indiscutibile fascino partenopeo.
Ecco, oggi se potessi vorrei un bel piatto di questo riso. Da mangiare da solo, per poterne meditare a lungo il sapore. A lungo… in un’estasi totale.
Invece non mangerò per niente: di partenza fra un paio d’ore con Giovy per l’inaugurazione dell’enoteca delle Sorelle Dalpiano! Buon fine settimana a tutti
Lug 12 2007
E’ incredibile, pare che nonostante l’incontestabile passare dei decenni, l’unico epiteto per offendere una donna continui ad essere il solito troia, puttana, ninfomane e ogni altro termine che si riferisca espressamente alla vita sessuale dell’insultata (attiva anziché no). Di converso, per l’uomo resta intramontabile "cornuto", perché è sempre l’attività sessuale della donna ad essere offensiva.
Non ho mai sentito dire "cornuta" a una donna dall’automobilista incazzato mentre è in coda, e non ho mai sentito insultare un uomo perché di dubbia moralità (leggi: troppo attivo sessualmente).
Non si potrebbe evolvere verso nuovi orizzonti? Che noia! E che anacronismo…
Lug 10 2007
E’ passato così tanto dal weekend in Abruzzo, sono accadute così tante cose, tutti hanno più o meno detto la loro che questo post non può non suonare “vecchio”. Ma non potevo non dire niente di quest’esperienza, perciò, seppure con tempi molto poco web 2.0 (quelli di chi è sempre connesso, twittera, si muove sui blog e nella rete a una velocità che non posso nemmeno sognarmi!), ecco il mio post.
Be’, la prima cosa che va detta è che il duo pub-beach Camp, a cui ho partecipato con il mio Giovy, ci ha tolto parecchie ore di sonno e per una serie di incredibili circostanze, non sono riuscita a recuperare fino a una settimana fa.
Ma veniamo al primo degli eventi, il PubCamp. Passare ore e ore in un pub di giorno ha un fascino tutto suo, accentuato dal fatto che fuori si moriva di caldo, dentro invece c’era l’aria condizionata. Così con gran piacere siamo stati ai tavolini e in giro in mezzo al legno dello Stammtisch Tavern, nell’attesa che si entrasse nel vivo del camp. Le chiacchiere più piacevoli: quelle con Sara, Silvia e Tommaso nel mio improvvisato angolo da outsider e dove Gioxx rideva dei discorsi serissimi che facevamo tra donne, che dovrebbero invece avergli aperto la mente sul modo di ragionare del gentil sesso…
Be’, un paio di mie goliardiche affermazioni hanno suscitato scalpore e Silvia ha preso appunti
Maxime ha bevuto due litri di birra. Io ho iniziato solo nel pomeriggio, quasi travolta da un ciondolante senso di ozio, ben due caffè e un miscuglio non controllato di paté di fegatini di coniglio e carpaccio di funghi porcini (tutto griffato San Lorenzo), ma non sono andata oltre due boccali piccoli.
Il “talk”, chiamiamolo così, principe del camp è stato naturalmente quello di Giovy col padrone di casa: birra, da come si fa a come si spilla. Ecco, la parte di come si spilla ha conquistato l’attenzione generale. Tutti dietro al banco a vedere la differenza tra due birre identiche spillate in modi differenti. Visto che adoro scoprire i segreti per fare bene le cose, sono stata in prima fila, attentissima, e vi posso dire che lo shock più grande non è stato tanto vedere come due birre spillate in bicchieri con diverso grado di pulizia si presentassero diverse, ma assaggiare due identiche Beck’s, messe in due bicchieri identici: la prima, come ti insegnano tutti, senza far fare la schiuma, tenendo il bicchiere inclinato; la seconda, versando la birra dall’alto prima col bicchiere inclinato, poi raddrizzandolo e facendo eruttare la schiuma tutt’intorno, per poi tagliarla con una spatola (o coltello, fate voi). Non avrei mai pensato che una birra in bottiglia potesse essere tanto buona o fare tanto schifo! Quella che fa schifo e sembra veleno è la classica birra senza schiuma… E pensare che tutti hanno premura di insegnarti questa disdicevole pratica appena ti vedono con una bottiglia in mano. Ma cosa ne sapete? Fatevi un po’ i cavoli vostri invece di fare gli esperti!
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Il BeachCamp, l’indomani, ci ha visti ancora più distrutti. Nessuna dose di caffè avrebbe potuto resuscitarmi, colpa delle ore piccolissime fatte la sera prima dopo la cena del PubCamp, con tanto di nuove dimostrazioni ad opera dell’immancabile Antonio, questa volta sulla preparazione di cocktail perfetti, e relativa degustazione di Mojito (il primo della mia vita), Alexander e Pina colada. Mi sono nascosta dietro gli occhiali da sole e pensavo di dover collassare, ma dopo pochi attimi mi sono dovuta ricredere. Già la splendida accoglienza ha lasciato presagire che le successive ore sarebbero trascorse all’insegna del divertimento: subito per ogni beachcamper acqua fresca, maglietta, una bellissima sacca per la spiaggia, spillette e il porta badge colorato. Lido bellissimo, sole e mare… Un megaschermo per i talk, impianto audio impressionante, niente è stato lasciato al caso e di questo bisogna dare onore a Stefano Mainardi, che ha fatto davvero un ottimo lavoro! E che ringrazio, perché mi ha permesso di trascorrere una giornata stupenda e ha avuto il buon senso (impagabile) di riservare ai partecipanti dei meravigliosi lettini in spiaggia…
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Un camp indimenticabile, che ha sancito la voglia di stare insieme anche al di fuori di un barcamp tecnico. Le discussioni costruttive non sono mancate e posso testimoniare che molti campers preferivano i loro Mac al mare!
I momenti topici: le sfide a calcio balilla con Feba, Piero, M0r94n, Giovy e Silvia, gli arrosticini più buoni che possiate immaginare mangiati sulla spiaggia, con vino, birra e una calda atmosfera da vecchi amici, i progetti che piano piano prendono vita, come quello di un capodanno tutti insieme sulla neve (senza camp, né talk) e di un… murder-party! Perché non solo di camp è fatta la vita sociale di un blogger.
Le più geek tra le donne del beachcamp? Assolutamente Feba e Silvia: non si staccavano mai dal loro portatile. Altro che tintarella!
Lug 04 2007
La notizia della vittoria dello spot di Dove al Festival Internazionale della pubblicità di Cannes non è certo fresca di giornata, ma merita una riflessione, per quanto necessariamente breve.
Ho visto tempo fa il video dello spot Evolution realizzato per il Self esteem fund di Dove: una ragazza carina, ma certamente non una bellezza mozzafiato, viene trasformata completamente prima da trucco e acconciatura, successivamente (vero colpo di grazia) dalle manipolazioni incredibili dei software per il fotoritocco. Ed ecco apparire una donna che non esiste, con il collo più lungo, gli occhi più grandi, la pelle così perfetta, levigata, luminosa che lascia incantati. La stessa donna che finirà sulle riviste femminili e che farà soffrire migliaia di ragazzine desiderose di essere come lei. Ragazzine ignare del fatto che quella bellezza, dal vero, non esiste.
Questo perché oggi una donna cresce con la consapevolezza che essere belle è un dovere e una necessità prima ancora che una soddisfazione personale. La bellezza serve per lavorare, per avere successo, per avere amici, per ottenere cortesia, per essere stimate e ammirate. Perciò mentre è giusto cercare di essere al meglio, è meschino ricorrere a dei biechi espedienti per distorcere e manipolare l’idea della bellezza. L’innaturalezza che ci propinano con tanta disinvoltura porta davvero a dei confronti crudeli, dove non si può che uscire sconfitte. Un plauso perciò alla campagna per la bellezza autentica di Dove, e alla ricerca della naturalezza in un mondo ormai troppo artefatto. Che possa aprire gli occhi a chi ne ha davvero bisogno.
Giu 22 2007
Il film tratto da Persepolis, a cui ha lavorato in Francia l’ormai arcinota Marjane Satrapi, è uscito a Cannes come annunciato raccogliendo applausi a scena aperta (ne avevo parlato anch’io), ma per chi abita lontano da Roma e Milano, dove in genere vengono riproposti tutti i film che hanno partecipato al festival francese, è piuttosto difficile vederlo. Bisogna pazientemente aspettare occasioni di viaggio o i tempi babilonici delle rassegne di cinema colto e semi-colto (dette volgarmente d’essay).
Mentre ci si tortura nell’attesa, cosa c’è di meglio che comprare tutta la serie di Persepolis? I volumi sono quattro, ma per chi preferisce c’è una comoda edizione integrale che li raccoglie tutti in 352 pagine, al prezzo di € 22,50.
I disegni di Marjan hanno conquistato il mondo, vale la pena darci una sbirciata.
Giu 13 2007
Sposarsi? Sì, ma con i wedding planners. Sempre che non vi infiliate in una chiesetta sperduta senza fare tante storie e romanticamente decidiate di pronunciare il fatidico sì.
Ma la burocrazia ve lo impedirebbe comunque e la fuga improvvisa rimane una fantasia per romanticoni. Lo Stato vuole certificati e preavvisi, la Chiesa vuole ancora di più e pretende che seguiate un appassionante quanto (in)utile corso prematrimoniale… Non è come nelle telenovelas, dove basta scovare un anello da tre carati in un bicchiere di champagne per finire in poche ore all’altare!
Perciò eccomi qua, senza forze, impresentabile, a due ore dalla piccola festa da vigilia del matrimonio di stasera e ad appena qualche ora in più dal momento in cui dovrò uscire per fare l’acconciatura (dimenticavo, per chi non lo sapesse, che si sposa mia sorella, mica io!). Peccato che in queste due ore abbia da fare una sfilza di cose talmente impressionante che mi sono semplicemente seduta davanti al pc, ben sapendo che non farò proprio un bel niente, visto che il miracoloso effetto-droga del té che ho bevuto alle tre si è ormai esaurito.
In più, un terribile dilemma: quale colore di ombretto s’intona meglio con la mia carnagione e il colore del vestito? Dopo mille arrovellamenti sono in lizza ancora il viola col dorato, il rosa, il nulla e un miscuglio di colori che nessuno più ricorda. Vedete bene che è proprio impossibile fare tutto da sé, meglio astenersi!
Giu 08 2007

La pace è la pietra miliare alla base della sostenibilità: l’unica condizione fondamentale perché il pianeta non soccomba è infatti che le nazioni potenti si coalizzino tra loro e risolvano davvero problemi globali come la sovrappopolazione, l’accesso alle risorse idriche, il cambiamento del clima eccetera.
Per questo motivo è stato costruito, per la prima volta, un indice globale della pace.
Tutti i Paesi del mondo sono stati classificati in base a quanto siano pacifici o meno, come esposto nella mappa. La prima della classe è la Norvegia, l’Irlanda la quarta, l’ultimo al mondo è l’Iraq, mentre noi Italiani siamo 33esimi. Poteva andarci peggio. Anzi, tutto sommato l’Europa sembra un buon posto dove stare.
L’intento di Vision of Humanity è mostrare la pace come qualcosa di diverso da ciò a cui siamo abituati a pensare. Storicamente, la pace è stata sempre percepita come qualcosa che si ottiene dopo una guerra e il suo valore economico non è mai stato compreso in maniera adeguata. Perciò Vision of Humanity si fa promotore per la salvaguardia di un valore che ci salverà tutti, raccogliendo dati dettagliati,
E’ interessante dare un’occhiata all’elenco dettagliato di 121 Paesi classificati in base all’indice globale della pace, come pure al modo in cui è costruito il rank di ogni Paese… Non avrei mai immaginato, non so nemmeno perché, che la Corea del Sud, il Cile, l’Estonia, fossero più pacifici di noi.
Ecco perché è giusto divulgare una classifica della pace. Servirà davvero a sensibilizzare il mondo?
Speriamo di sì.
Giu 05 2007
Di tutti i futuri BarCamp, l’accoppiata PubCamp-BeachCamp non penso possa avere rivali in quanto ad attrattiva per i possibili campers partecipanti. In un’ottica sempre più godereccia, due barcamp uno dopo l’altro per passare dalla birra il sabato, seduti ai rilassanti tavoli di un pub a Chieti (lo Stammtisch), ai cocktail in spiaggia a Francavilla al Mare per tutta la domenica, camp dove penso che ci saranno sì dei talk, ma, francamente, l’idea (mia personale) è che il lato ludico prevarrà su tutto il resto
Il PubCamp, inventato e organizzato dall’indefesso Maxime è un evento annunciato. Comincerà fin dalle 10 del mattino e si propone come camp più divulgativo e un po’ meno da esperti del settore del solito, dedicato perciò anche a semplici lettori e utilizzatori di internet, tutto in un’ottica assoltamente web 2.0! Il pranzo, infatti, che sarà offerto a tutti i partecipanti dalla generosa San Lorenzo, è frutto di un concorso tra blogger (scade il 9 giugno) che possono proporre ciascuno una sua ricetta di risotto: fra tutti il vincitore sarà naturalmente il risotto che verrà servito (slurp!). Non solo. Un altro concorso (che scade il 15 giugno), permette a chi ne abbia voglia di partecipare con un testo sulle tematiche web 2.0 che potrà poi essere pubblicato (qui maggiori informazioni).
Il giorno dopo, tutti al BeachCamp! Del resto solo dopo esserci stati potremo rispondere alla domanda: cosa fanno tanti blogger in
spiaggia? E potremo sapere così il sole, il mare e i costumi da bagno riusciranno a distogliere la loro attenzione dal gingillo tecnologico del momento, che potrebbe essere il mirabolante Nokia N95, appena giunto da Marte fino alla Terra ai pochi eletti prescelti tra i devoti della telefonia superavanzata (cavoli, se l’avessero dato a me avrei detto: ne ho già uno grazie, non mi serve). Riusciranno quindi i nostri eroi a fregarsene di tutto per farsi un bel bagno?
Infine, grigliata in spiaggia… Un anticipo di vacanze da leccarsi i baffi! Io non mancherò a nessuno di questi eventi. Segnate: PubCamp, il 23 giugno e BeachCamp il 24 giugno. Tutto nella bella cornice abruzzese Chieti - Francavilla al Mare.
Mag 31 2007
Dopo un periodo in cui ho vissuto come in apnea, soffocata dalla tensione per la scadenza (ieri) della pubblicazione dei bilanci alla Camera di Commercio, finalmente torno non solo a respirare, ma addirittura stravolta da un inebriante senso di felicità. Un po’ come dopo aver brillantemente superato l’esame di diritto commerciale, anche se in quell’occasione ho pianto dalla gioia… (Be’, che volete, era anche l’ultimo esame, il vero momento in cui mi sono sentita laureata).
Così la vita torna a pulsare e adesso convivo con la voglia di fare di tutto!
Vorrei cantare, e per questo mi manca il mio adorato ex coro universitario. Ma anche andare a un concerto rock, andare a un party con un vestitino favoloso e tacchi alti, bere piña colada con le amiche di sera sul mare, ascoltare fiumi musica di ogni genere e specie… Ho cominciato con Us and them, dal mitico The dark side of the moon (dei Pink Floyd), poi il gradissimo Lucio Battisti (Un canto brasileiro), poi i Fumisterie con la loro rivisitazione stupenda di Bartali e che a quanto pare saranno anche all’Heineken Jammin’ Festival a Venezia, poi gli Who… E vorrei sentire anche Vivaldi, Capossela, Chopin, Paolo Conte, Mina, Nina Simone, Ella Fitzgerald, i Genesis, vecchie canzoni di Madonna e Michael Jackson… Ballare tutta la notte cose del genere con gente che vuole divertirsi davvero.
Improvvisamente amo il mondo e amo qualsiasi prospettiva. Vorrei poter andare subito a scegliere gli orecchini che metterò al matrimonio imminente di mia sorella e di cui certamente posterò qualche scatto visto che ci sarà Massimiliano Morlotti a occuparsi del servizio fotografico, vorrei cucinare e sperimentare ricette, e magari avere il tempo e le energie per preparare il buffet salato per il giorno del matrimonio (quello per chi viene a casa della sposa).
E poi ho persino voglia di lavorare, più di prima, di andare in palestra, di giocare a ping pong, di andare a fare shopping, di guardare vecchi film tutta la notte, di partire per Roma, di riempire il blog di tutti i post che non ho avuto l’energia mentale di scrivere in questi lunghi giorni…
Vedremo, ora mi tuffo nell’entusiasmente imbarazzo della scelta