Ott 20 2007

Lettera aperta a Bernardo Caprotti

Published by Mia under Politica, Società

Caro Caprotti,
il Suo libro, "Falce e carrello" è arrivato nella mia vita con la posta due o tre giorni fa allo studio di mio padre, dove sto per completare il triennio di tirocinio per diventare anch’io dottore commercialista. Poiché adoro i libri, prima degli altri ho preso in mano il Suo, con l’urgenza di chi non vuole essere preceduto, letteralmente trafugandolo, e pur non avendo idea di cosa si trattasse ho cominciato a leggerlo, trascurando colpevolmente quello che stavo facendo.
Da allora non ho più potuto fermarmi. Le pagine che ha scritto sono talmente autentiche, sincere, la storia che racconta così incredibile che ne sono rimasta immediatamente avvinta. Ho sentito parlare quasi tutti i giorni da mio padre delle storture della Repubblica e che la politica sia legata all’economia è una cosa che tutti danno per scontato, ma lo fanno come se fosse normale e come se nel nostro Paese, in fondo, non accada nulla di così diverso rispetto a quello che succede negli altri, magari anche in scala ridotta visto che siamo più piccoli, per esempio, degli Stati Uniti. Ma un conto è immaginare vagamente, un altro conto è venire a conoscenza di fatti oggettivi, incontrovertibili, minuziosamente raccontati, messi sotto i tuoi occhi nero su bianco, con una chiarezza che rende impossibile non capire e perdipiù con una documentazione allegata a dir poco stupefacente.
Così ho partecipato alle incredibili vicende capitate alla Sua Esselunga con un’accoramento che in genere è scatenato dai grandi scrittori: davvero non so dirle con che avidità, passione e addirittura oserei dire ardore ho letto le sue pagine, i documenti allegati, gli articoli tratti dalla stampa. L’avidità di una donna che sta per compiere 29 anni e ha fame di sapere, di conoscere davvero la storia recente dell’Italia, vuole essere consapevole, capire. Cosa resa quasi impossibile dal modo (volutamente?) contorto in cui i fatti vengono raccontati. O semplicemente omessi. Io invece voglio sapere come stanno davvero le cose.

E’ per questo che Lei mi ha fatto un grande regalo. Immenso. Lei ha regalato a me e all’intero Paese la verità.
Lei mi ha permesso di sapere che la Coop sia finanziata dal "prestito sociale" e
che proprio con quei soldi Unipol tentasse le sue scalate (altro che
prestito per migliorare il servizio ai soci!). Mi ha permesso di sapere in che modo meschino (e illegale) le Coop si assicurino, dove la politica è favorevole, di non avere concorrenti. Io non sapevo che l’impero
delle Coop comprendesse la distribuzione alimentare e le assicurazioni
ma anche le costruzioni edili, l’agroalimentare, i servizi, i
macchinari industriali, il turismo, la pesca, il mercato abitativo e i
telefonini.
E non
avevo idea di che strumento micidiale fossero stati i sindacati per
annientare un’azienda. Noi giovani cosa sappiamo davvero del ‘68? Non potevo immaginare quante illegittime
limitazioni alla libertà dovesse subire un cittadino italiano colpevole
di voler fare il suo lavoro, ma di non aderire alla parrocchia del potere.

E se il nostro Presidente del Consiglio può permettersi di mostrare tanta incredibile preoccupazione per una possibile acquisizione della Esselunga da parte degli stranieri (tanto affanno non c’era quando un bel pezzo della FIAT è passato ai Cinesi!), continuando a caldeggiare pesanti ingerenze della politica negli affari delle aziende private italiane (come se fossero roba loro), è perché la maggior parte delle persone non coglie il vero significato di queste parole, anche perché molti ignorano il ruolo e i privilegi incredibili delle Coop: si pensa in qualche modo che in effetti è cosa giusta che un’azienda resti italiana, tutto qua. Ma invece il vero significato della manovra è questo: si offre la possibilità di eliminare un concorrente della grande distribuzione, la Coop lo compra ed è fatta, il suo potere aumenta e la concorrenza si assottiglia sempre di più, i prezzi aumentano e questo naturalmente va a discapito, manco a dirlo, dei poveri consumatori italiani, che non sanno più cosa inventarsi per riuscire a fare la spesa.

Tutto questo è molto più chiaro anche a me, adesso, per merito del Suo libro.
Perciò grazie, grazie per questa denuncia che, in un Paese civile, dovrebbe da sola bastare alla Magistratura per fare il proprio dovere. Grazie di cuore a Lei e a tutti Voi di Esselunga. Grazie per il coraggio con cui siete andati avanti, per aver
vinto senza infangarvi, per aver seguito dei valori. Grazie a Lei per essere un uomo
di un’altra epoca, per la dovizia di particolari profusa, per averci
regalato nomi e cognomi di questi arroganti prevaricatori, immuni alle
leggi e insensibili all’onestà, per il coraggio e l’indignazione di chi
sa che ha ragione. Grazie per la scintilla che ha acceso in me. Vorrei che libri così piovessero tutti i giorni
nelle nostre case.

Con i migliori auguri di un futuro ancora ricco di soddisfazioni.

Simona Calabrese

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Ott 16 2007

Le regole dello shopping

Published by Mia under rubriche

Mini rubrica di ispirazione anglosassone!

1) I vestiti non sono mai abbastanza, meno che mai le scarpe, ma se date di matto fatevi accompagnare da qualcuno più forte in grado di sottrarvi la carta di credito.

2) E’ inutile fare il giro di tutti i negozi possibili se scatta il colpo di fulmine; agguantate l’oggetto dei vostri desideri o lo rimpiangerete per anni.

3) Chi ha tempo può fare una lista ragionata di quello che serve con tanto di priorità, ma siate consapevoli che uscendo comprerete tutt’altro.

4) Innervosite pure i venditori pretendendo di guardare l’etichetta, ma ricordate che “lana” non è “lana vergine”.

5) Approfittare dei saldi è un imperativo categorico: è l’unico periodo dell’anno in cui i prezzi non vi faranno diventare blu.

6) E’ inutile piangere sul denaro versato.
 

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Ott 09 2007

Non posso più vivere senza…

Published by Mia under Deliri personali, Things

18month.gif…il mio Moleskine 18 mesi soft cover.

E’ stato un colpo di fulmine, sul finire di una notte d’estate, quando la libreria in centro, a Vasto, stava per chiudere i battenti e io ancora girovagavo in cerca di un nuovo libro.
E infine eccolo, vicino alla cassa, mi guardava sornione, conscio del fatto che per me fosse un’autentica novità.
Un taccuino 18 mesi? Sì, una fantastica agenda settimanale sulle pagine di sinistra, il classico taccuino sulle pagine di destra. Un connubio irresistibile per me che ho sempre adorato le settimanali compatte!

Lo prendo al volo, non ci penso su nemmeno un secondo (be’, me lo regala Giovy, li abbiamo presi "gemelli"). Fin dalla notte lo scarto con religioso rispetto e comincio a sprofondare in questo nuovo mondo… Planning fino a dicembre 2009 e agenda fino alla fine del 2008. Numerose pagine per le note a fine taccuino. Tasca per piccoli fogli, meno spaziosa però di quella classica perché non è a fisarmonica. Ma è così delizioso, con la copertina soft che lo fa entrare ovunque! E’ ormai un’estensione della mia persona, non c’è posto dove non mi segua. Perché? Perché il Moleskine è il grande trionfo della carta sugli aridi file dei computer. Lui è davvero insostituibile, pratico e non devo fare il backup per salvaguardarlo. Mi basta scorrere le pagine per vedere tutto quello che devo sapere sulle prossime settimane o nei prossimi mesi e se sto facendo la fila alla posta è lì con me, posso scriverci o scorrere la lista delle cose da fare. Posso appuntarci le ricette che voglio realizzare, i prezzi dei vestiti che vedo in giro, pensieri, cose che devo sapere anche se sono lontana da un computer, posso anche scriverci un poemetto in un pub (a volte li facciamo, io e Iliana!). E’ la summa tra l’estrema sintesi e possibilità di appuntare il dettaglio, è assolutamente geniale. Non è il mio primo Moleskine, ma quello classico senza agenda non tiene il confronto. Non lo mollerò mai più.

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Set 28 2007

Bollenti spiriti a Bari

Published by Mia under Web e dintorni

A causa del frenetico sussedersi degli eventi lavorativi (è come cercare di contare i granelli di sabbia in un secchiello colmo) ho appena realizzato che posso partecipare al Camp sulla creatività organizzato a Bari: il BollentiSpiritiCreativeCamp. La partenza è tra un’ora con il mio Giovy, propulsore perché sempre più informato di me, e i compagni di viaggio Googlisti!
Di cosa si parlerà esattamente a questo Camp?

Ecco quello che c’è sul wiki:

"Il Bollenti Spiriti Creative Camp è dedicato ad artisti, creativi,
operatori della cultura e dello spettacolo, amministratori pubblici,
chiunque abbia qualcosa da proporre, mostrare, imparare o condividere
con uno spirito curioso e aperto.

L’invito è rivolto ai giovani creativi (ma fino a quando si è giovani?
:), a chi lavora nel campo delle politiche giovanili. Ma anche a chi –
di qualunque età - crede nella condivisione di esperienze e competenze
tra generazioni.

  • Progetti ed eventi creativi: Corsi, eventi, concorsi, festival, associazioni, progetti, esperienze già realizzate, in corso o in preparazione.
  • Reti della creatività: Occasioni per far nascere collaborazioni tra creativi, operatori, organizzatori di eventi
  • Nuovi media e creatività: Le nuove tecnologie (e filosofie) dell’informazione e della comunicazione al servizio della creatività giovanile
  • Politiche e servizi per la creatività: Quello che c’è, che ci sarà o che ci potrebbe essere per la promozione e il supporto della creatività giovanile
  • Produzioni creative: Performance, reading, presentazioni,
    corti… tutto ciò che può essere presentato in una sala attrezzata con
    videoproiettore, schermo e un piccolo impianto di amplificazione.
    Musica magari no. E’ difficilmente compatibile con le altre discussioni
    in corso."

Sembra interessante, resto però molto curiosa: come si intrecceranno le politiche giovanili con la creatività?

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Set 17 2007

I Simpson al cinema

Published by Mia under Cinema

Simpson.jpgPerché un film dei Simpson? L’obiettivo dichiarato di Matt Groening era questo: «Volevamo raccontare una storia dei Simpson
sull’enorme sfondo di uno schermo cinematografico per ascoltare un cinema pieno di gente che ride
insieme»
. La magia del cinema è infatti proprio questa: un grande schermo che cattura totalmente la tua attenzione, le reazioni che colgono un’intera platea, la condivisione di una risata o della paura, il suono corale che si spande dalle poltrone (insieme al profumo dei popcorn)…

E le risate ci sono state, con tanto di scrosciante applauso d’inizio al solo apparire del logo della 20th Century Fox, un monolite sullo schermo di incredibile impatto emotivo. La storia, diretta da David Silverman, prende l’avvio accompagnata da tutti gli elementi classici della geniale serie tv: il cartoon di Grattachecca & Fichetto, le immancabili citazioni cinematografiche (Titanic proprio all’inizio), gag a non finire (Burt sullo skateboard completamente nudo)… Tutto questo è esaltante per i primi minuti, ma il resto dei personaggi che hanno reso quasta serie tv un autentico capolavoro del piccolo schermo sono relegati ai margini della storia: Milhouse che corteggia vanamente Lisa, il commissario Winchester con la sua immancabile arguzia, Boe, il signor Burns e i suoi cani…
Insomma la storia comincia bene, con un raggio di luce divina che colpisce il vecchio nonno Simpson, ma poi diventa troppo fantascientifica, irreale, senza che questo rappresenti un qualche vantaggio. Invece di approfittare per ordire sordidi intrighi cittadini, gli sceneggiatori (che hanno riscritto il film più di 100 volte, gliene diamo atto!) spostano il tiro e l’intera città diventa protagonista della storia. Il motivo è pretestuoso, la gaffe di Homer, che condanna l’intera Springfield, troppo tirata per le orecchie. L’EPA (ente per la protezione ambiente) vuole distruggere l’intera città col beneplacido dell’ignavo Schwarzenegger, presidente degli Stati Uniti, perché troppo inquinata! E i Simpson finiscono persino in Alaska, quando avrebbe fatto più presa (almeno questa è la mia opinione) una trama che coinvolgesse la città al suo interno, con una trama meno apocalittica e più capace di generare tensione: come la doppia puntata sul presunto omicidio del signor Burns, tanto per fare un esempio.

Non mancano ovviamente le gag divertenti e le battute pungenti: ad esempio Marge dice a Lisa: “Sei una donna, puoi serbare rancore per tutta la vita”, un robot che disinnesca bombe si suicida per lo stress di dover decidere quale filo tagliare, Burt si traveste da Topolino e dice “sono la cheerleader di una pessima multinazionale!”… Le battute vengono fuori copiose dal solito cilindro e bisogna dirlo, vedere la famiglia gialla sul grande schermo è una autentica gioia per gli occhi. In ogni frame trova posto un maggior numero di dettagli e di personaggi, molte scene sono stupende, hanno un respiro che il piccolo schermo non potrà mai offrire ed è veramente magnifico godersele… Pare di entrare in casa di Homer, nella chiesa del reverendo Lovejoy, di poterli quasi toccare con mano. Peccato che alla fine non sia scattato l’applauso.

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Set 13 2007

I giochi di una volta

Published by Mia under Società

Ieri sera, mentre leggevo Underworld di Don DeLillo, sono arrivata al punto in cui un professore nella New York del 1951 guarda giocare i ragazzi per strada. Li osserva, sente i loro schiamazzi e, parlando con un cameriere che fuma una sigaretta durante la pausa, osserva che nel 1951 non ci sono più i ragazzini di una volta buttati per strada a giocare.

Questo mi ha fatto pensare che è vero, un tempo si giocava per strada mentre ora è difficile vedere gruppi di bambini che si trastullano nelle pubbliche vie. Oddio, è facile vedere gruppi tipo comitive, coppie, ragazzini delle medie che fumano dietro i cespugli, ma chi diavolo gioca più a nascondino? A "uno, due, tre… stella!"? E così, sull’onda della nostalgia, mi sono ricordata di giochi bellissimi che nemmeno ricordo bene, che certo, hanno un senso solo se sei piccolo e che forse già i bambini di oggi non possono più conoscere.

Per esempio la "Campana". Non conosco l’origine del nome, ma si tracciava col gesso sui marciapiedi un tracciato fatti di 10 caselle numerate: prima la 1 e la 2, in seconda fila solo la 3, poi la 4 e 5 e così via. Ciascuno si sceglieva un sasso studiandolo attentamente perché sarebbe servito per lanciarlo nelle caselle: se la pietra usciva fuori dai bordi della casella perdevi il turno, altrimenti potevi saltellare, sempre facendo attenzione a non toccare i bordi delle caselle, dalla 1 alla 10 e ritorno. Passando vicino alla casella con la pietra, al ritorno, la riprendevi al volo per poterla lanciare ancora dalla base di partenza…

Un altro gioco molto più complicato e che ricordo appena, tipico delle bambine, si faceva con un lungo cerchio di elastico. Due amiche si infilavano nell’elastico e lo tenevano teso, in modo che si formasse una doppia corda. La terza doveva fare una serie di esercizi sempre più difficili, calpestando e facendo di tutto con questi elastici, passando anche di livello, finché non sbagliava. Come si intrecciava quell’elastico! Ci voleva molta abilità, mi appassionava da morire, ma non ho mai primeggiato. Bisognava ricordare tutti i passi, altrimenti perdevi il turno, e la mia memoria non è mai stata a prova di bomba.

Chissà, magari qualcuno trova familiari questi giochi! O forse da una regione all’altra cambiavano tantissimo. Cosa facevate alle elementari? (Be’, io facevo mille altre cose, ero piuttosto turbolenta come bambina ;-))

Non so se sia vero che oggi i bambini non fanno più quello che facevamo noi, ma se così fosse, se tutta la fantasia si fosse esaurita per seguire giochi da playstation e altra roba industriale, cavoli, mi dispiace davvero per loro.

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Set 09 2007

Il sabato secondo me e la cucina secondo K

Published by Mia under Cucina, Deliri personali

Sabato sera da sola, mentre chi ha potuto (tra gli altri il mio Giovy) se la spassa vicino Ravenna al RomagnaCamp. Un sabato che non voglio finire perché sono preda di una vitalità incredibile che pare un delitto soffocare con la banale e razionale convenienza ad andare a dormire. Fuori casa dalle 19.30 (odio stare troppo in casa), passando per una gelateria, poi dalla cara Dolores per sperimentare i suoi trucchi, poi a vedere un pezzetto della partita Italia-Francia di cui davvero c’importava pochissimo, poi in un caldo pub a bere qualcosa, poi a scommettere (e vincere, ovvio) su chi avesse girato Satyricon… L’ebbrezza della vittoria mi ha scaldato il sangue (ok, sono stata fortunata ad imbattermi con qualcuno che insistesse per sostenere che tale regista fosse Pasolini) e così non sarei mai tornata a casa, sarei andata ovunque. Ma mi è mancata la compagnia, così sono dovuta adattarmi a tornare a casa. Tengo a precisare che non sono mai riuscita a vedere Satyricon, se non qualcosa di più dei primi quindici minuti…

Ma non può finire qui. Quindi scrivo un post, ché di giorno non lo farei con tanta disinvoltura, e intanto masterizzo un po’ di episodi della terza seria di Desperate Housewives, che vedrò appena la lentissima masterizzazione a 2x sarà ultimata.

Approfitto anche per decantare le lodi di K. E’ da giorni ormai che non faccio altro che leggere il blog di K. Lei posta un sacco di ricette appetitosissime e si vede che è una che ama la cucina e che se la cava bene. Non ho potuto resistere, così ho sperimentato i suoi turbantini di pesce ai pistacchi. E’ genovese e inventa i pesti come se niente fosse. In questo piatto c’è un pesto di basilico, pistacchi e pecorino che è davvero favoloso (io non sono avvezza al pesto, sono pugliese e da queste parti non fa nessuno)! Unico neo: l’aglio nelle zucchine. Consiglio caldamente la cipolla perché il sapore dell’aglio, a meno che non siate dei suoi fanatici appassionati, le rende troppo pesanti e indigeste. Comunque lei è una grande ispiratrice per me che vivo in una terra dove non c’è una grande tradizione culinaria sul pesce…

Be’, a quanto pare il mio dvd è pronto. Saluti ai Romagnacamper, ai nottambuli della Notte Bianca a Roma, ai cuochi-blogger e a chi come me non si è potuto muovere nel weekend per lavoro. Notte ;-)

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Ago 30 2007

Il Cantico dei Cantici colpisce ancora

Published by Mia under Cronache marziane

Putroppo le vacanze sono ormai finite o agli ultimi sgoccioli per la stragrande maggioranza dei comuni lavoratori e questo post non può servire da ulteriore avvertimento per nessuno, ma non posso che condividere le esperienze che Giovy74 e Morgana hanno riportato su questo blog, e che essendo nei commenti di un post ormai molto vecchio, non leggerebbe nessuno.

Il Cantico dei Cantici è un locale con tavoli all’aperto nel centro storico di Otranto dove io e Giovy pensavamo di prendere un aperitivo e invece. Fame e miseria (nel mio resoconto sulle vacanze in Salento dell’anno scorso, unica nota negativa).

Ecco invece l’esperienza di Giovy74:

“Concordo anch’io con MIA circa la pessima esperienza avuta al wine bar “IL CANTICO DEI CANTICI” di Otranto, dove mi sono imbattuta sfortunatamente il giorno 22 ago 2007.Dopo esserci seduti abbiamo dovuto attendere per visionare il menù nonostante il locale non fosse assolutamente pieno; al momento dell’ordinazione ci è stata consigliata una specialità fuori menù che consisteva in un piatto che conteneva delle foglie di radicchio per occupare spazio con adagiate 4 fettine invisibili di pesce spada congelato (spacciato per fresco), 2 cozze, 2 pomodorini, 2 cucchiaiate di patate lesse, 2 spiedini di calamari congelati (n°3 sempre spacciati per freschi), 4 gamberetti congelati e piccolissimi…piatto unico per 2 persone.
Il nostro aperitivo si è concluso con una frisa a testa e due bottigliette di acqua.
La nostra delusione ha raggiunto l’apice quando ci è stato presentato il conto…€ 50,00…tutto questo senza scontrino che abbiamo dovuto richiedere direttamente alla proprietaria del locale.
Volete sapere qual’era il costo di quel fantastico piatto fuori menù? € 30,00.
Comunque se capitate a Otranto evitate accuratamente il Cantico dei cantici…se volete mangiare del pesce fresco ed avere un servizio più che soddisfacente e con il giusto rapporto qualità/prezzo vi consiglio la trattoria da Sergio in pieno centro storico, e ancora se invece volete gustare una buona e gigantesca pizza ad un buon prezzo andate alla pizzeria sfizieria IDRUSA (se prenotate prima di andare è meglio).
Ciao e buone vacanze

P.s. Per evitare che questi signori continuino a comportarsi in questo modo segnalate eventuali simili episodi all’ associazione consumatori così come ho fatto io…”

Ma non finisce qua! Quanto accaduto alla povera Morgana ha dell’incredibile, leggete:

“Ah bene, sono “contenta” di constatare che non sono l’unica ad avere avuto una pessima esperienza al Cantico dei Cantici; mi associo quindi a voi, Mia e Giovy74 per segnalare a chi si recherà a Otranto prossimamente di evitare quel locale; io, oltre ad essermi trovata male per i vostri stessi motivi (es. un tagliere di salumi, 18 euro!!!! e poi quando arriva c’era solo salame….! e gli altri salumi?, va be…), sono stata palesemente invitata ad andarmene perchè la signora, la proprietaria, aveva bisogno dei posti. Il tavolo a fianco al nostro (un tavolino da due) era libero; sono arrivate quattro persone; la proprietaria del locale ne ha fatte accomodare due,le altre due sono rimaste in piedi (!)e rivolgendosi a loro, ma guardando nella nostra direzione ha detto: rimanete pure, tanto questo appena si libera…..! Tenete presente che eravamo seduti da neppure mezz’ora, il tagliare di salumi ancora a metà nonchè la bottiglia di vino ancora quasi piena! (bottiglia appunto, non calice..)
Infastiditi, abbiamo continuato a mangiare, ma dopo 15/20 minuti la proprietaria ritorna e con la scusa di fare “un atto di cortesia” (così l’ha chiamato lei), ci versa il vino nei bicchieri (ma nessuno le aveva chiesto nulla…) e fa per portare via la bottiglia; il mio ragazzo la ferma, le chiede di lasciare la bottiglia che ancora non abbiamo finito e che vuole prendersi il suo tempo per bere e mangiare con calma; la signora si scalda, il mio ragazzo pure, le fa notare che ci siamo accorti che ha promesso il tavolo alle persone a fianco (due stavano ancora in piedi!…) e proprio per farla desistere le chiede: “e se non avessi finito di cenare? se volessi ordinare dell’altro?” ma in tutta la risposta la signora porta via i taglieri vuoti e risponde che “avete finito di mangiare!”; lui insiste e chiede di voler ordinare il caffè, l’amaro e lei risponde che “qui il caffè non c’è” e se ne va; grossa bugia tra parentesi perchè la signora è anche proprietaria del Blue Bar, locale situato giusto a fianco del Cantico dei Cantici e ho visto di persona che generalmente manda la cameriera a prendere il caffè per i suoi ospiti a quel bar…; dopo 5 secondi esce un ragazzetto dalla cucina e ci porta il conto.
Peccato, unico neo di una vacanza bellissima, ma tant’è…
Ah, se mai ricapitaste a Otranto, vi consiglio “Il covo dei mori”, sui bastioni (basta salire dalle scale a fianco del castello): un tagliere 7,50 (meno della metà rispetto all’altro!!!!) e varietà di salumi (ripeto, salumi e non solo salame!!!!). un caro saluto”

Insomma, il Cantico dei Cantici continua a mietere vittime, grazie al fatto che i turisti sono sempre diversi e il passaparola non può rovinarlo, ogni sera ci sono i gonzi di turno da spennare. E questo in barba alle accorate ed esilaranti dichiarazioni della DIREZIONE (tra i commenti del post), che, visibilmente infastidito da quanto scrissi, eccepì che dovevo aver preso un abbaglio e che se fossi tornata (previo avvertimento e segnalazioni luminose) mi sarei senz’altro ricreduta! Leggere per credere.

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Ago 02 2007

La sindrome della fine delle vacanze

Published by Mia under viaggi

Cosa c’è di più triste di tornare a casa dopo una vacanza troppo breve? Quale agonia più grande?
Fin da sabato il mio entusiasmo era scemato (Giacomo Leopardi sarebbe stato d’accordo con me), le maglie finivano nella valigia, nessuna prospettiva poteva allettarmi. Le ore passavano fatali come se mi stessero avvicinando a una condanna perché nella testa spuntavano mille idee di cose che ancora volevo fare ma che non potevo far altro che respingere, accantonare, rimuovere definitivamente. Otto giorni a Monte Campione (BS) stavolta non mi sono bastati. Sarà che fa decisamente troppo caldo sotto i 1200 metri, oppure la colpa è solo del fatto che sono in ufficio, con una voglia di lavorare che è vicina allo zero assoluto, ma questo rientro l’ho preso veramente male.

Sono così triste che mi manca persino la tv. Dovete sapere che per un anno intero non ho guardato la tv, e questo significa che non ho mai guardato alcuno dei programmi trasmessi dalle reti televisive (eccezion fatta per un paio di film trasmessi da Sky a casa di Giovy). Della tv detesto la pubblicità, e ho smesso di vederla perché nel stragrande maggioranza dei casi non trasmette niente che valga la pena guardare (il tempo è poco e il cervello si offende facilmente).
Ma in montagna, con lo sfondo delle splendide conifere, ho passato ore meravigliose a digerire seguendo alcuni dei film pomeridiani di rete 4: indimenticabili L’uomo che non sapeva amare e Wagon-Lits con omocidi per il gran ridere (il primo troppo ridicolo, il secondo realmente comico)!

Del resto in questo paese spopolato è facile cadere preda della depressione e vivere ordendo fantasiosi piani per andarsene via e la sindrome da rientro è tale che non sembra che esista davvero una soluzione, nulla di allettante riesce a profilarsi all’orizzonte. Si giace al caldo, con una disgustosa propensione alla commiserazione, così fuori posto che nemmeno i ricordi della recente vacanza riescono a prendere corpo.
Ma prima o poi finirà il mese di agosto… Arriveranno il freddo, le sciarpe di lana, altri lavori urgenti da fare, Natale, magari la neve: un filo di ottimismo ti tiene in vita.

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Lug 19 2007

Finalmente si parte!

Published by Mia under Comunicazioni, Senza Categoria

Dopo un interminabile tour de force lavorativo iniziato a maggio, pare incredibile concedersi una breve vacanza. Nove giorni di assoluto relax, lontana abbastanza da dimenticare scartoffie, amici e parenti!
Caspita, sono proprio contenta. Io, Giovy, il brasato di cervo, i monti, una meravigliosa frescura, libri (sono riuscita a ingranare con Underworld, questa è la volta che lo finisco!), una stanza stupenda tutta per noi, le conifere, i funghi, le sfide all’ultimo sangue a ping-pong, sdraiarsi al sole sul prato, ronfare fino alla più completa sazietà… Persino il viaggio in eurostar sembra allettante!
Visto però che non sono così zelante da aver preparato qualcosa da pubblicare mentre sarò via (non che manchino gli argomenti, ma tant’è…), questo blog rimarrà ufficialmente chiuso fino al mio rientro, il 30 luglio. Divertitevi, sbevazzate (come dice Agostino) e fate tanti bagni al mare.
A presto!

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