Gen 13 2008

La promessa dell’assassino

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La_promessa_dell__assassino.jpgQuando sei fuori dal mondo perché non hai tempo di leggere qua e là e sei uno che odia la televisione - perciò non la guarda - e peggio ancora vivi in un posto dove non c’è alcun manifesto pubblicitario dei film in uscita, può capitare che esista un Cronenberg al cinema e che tu lo scopra passeggiando all’ultimo momento. Proprio come è successo a me e a Giovy, che ieri sera ci siamo imbattuti nella pubblicità del cinema che proiettava "La promessa dell’assassino" (Titolo originale: Eastern Promises) e abbiamo deciso di bidonare il povero Will Smith all’ultimo minuto.
Non ne sapevamo niente, ma abbiamo convenuto che Cronenberg val bene un salto nel buio.

La storia è incentrata su una quattordicenne russa morta mentre dava alla luce la figlia. Una ragazzina vittima delle solite promesse bugiarde, che dalla Russia finisce a Londra in un postribolo a uno e consumo della mafia russa del posto. L’ostetrica, Anna, di origini russe pure lei, trova il suo diario e, facendolo tradurre, cerca di ritrovare la famiglia della povera orfana e la storia di sua madre. Il film è bello, non c’è una sola sbavatura e cresce lentamente, prendendo corpo poco alla volta e diventando sempre più coinvolgente. Non parlerei però di vera tensione, da questo punto di vista mi è parso più riuscito il precedente A History of Violence. La trama qui segue un ritmo parallelo, ma il vero colpo di scena a tre quarti del film non è riuscito a scalfirmi come avrebbe dovuto. Ma forse non era quello lo scopo. Probabilmente questo è un film più squisitamente morale, dove una sorta di giustizia riesce a chiudere il cerchio, dove il dilemma più forte è quale sia la cosa giusta, perché uccidere, perché vivere. Il germe della vita che viene preservato a tutti i costi.
Viggo Mortensen, il protagonista indiscusso, è straordinario ed è sua la scena più bella del film, quella in cui, completamente nudo, lotta furiosamente e silenziosamente nei bagni turchi, dove due uomini cercano di ucciderlo con la mano armata dal coltello. Ed è sempre lui che in qualche modo semina la tranquillità, la fiducia, la giustizia, la temeraria perseveranza. Impenetrabile, come sempre, ma allo stesso tempo umano.

Tutto il cast è assolutamente all’altezza. Un plauso in particolare a un Vincent Cassel rozzo, ubriacone, buffone, e in qualche modo disperato. Bravo Cronenberg, ma non grido al miracolo.

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Gen 07 2008

Che vuol dire che sono eccessiva

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candeline.jpg

Due anni fa, quasi per gioco, nacque questo blog per mano di PrometeoGiovy e si decise che doveva chiamarsi EccessivaMente (facendo chiaramente riferimento ai miei vivaci neuroni). Avevo davvero ben poca dimestichezza con i blog e pensai che sarebbe emerso dai miei post il perché di questo nome. Invece, visto che questo blog non ha mai preso la forma di un diario personale, a molti sembrerà un nome scelto a cavolo.

E invece no. Sono eccessiva, così disse una sera d’estate il mio caro amico Agostino. Sarà vero? Il senso va colto nella giusta sfumatura ed è per questa ragione che trovo sensato metterne a parte gli avventori blogger e non blogger che capitano da queste parti.

Queste alcune ragioni da antologia classica:

1) Durante la proiezione del film A.I. di Spielgberg, dopo un’ora, quando appare una terribile mongolfiera vicino alla pallida luna per rapire il dannato bambino artificiale, le lacrime scesero sul mio viso. Il momento non era particolarmente commovente e in effetti le mie erano lacrime di disperazione, visto che il film mi faceva schifo, mancavano due ore alla fine e non avevo modo di andarmene (bisognerebbe evitare i cinema senza fila centrale per la fuga!).

2) Quando devo scrivere un sms posso impiegare anche un quarto d’ora buono (dipende dall’importanza del messaggio e dalla complessità emotiva del contenuto). Probabilmente eccedo in pignoleria: il testo deve essere armonioso, non può finire in modo brusco, né saltare di palo in frasca, né contenere errori grammaticali, omissioni di accenti e di punteggiatura meno che mai. Insomma, dev’essere letterariamente perfetto. Così a volte, se proprio non riesco a condensare in modo efficace quello che voglio dire o vedo che si perde di effetto, dopo che mi sono saltati i nervi, ho sprecato tempo e mi sono sentita ridicola, mando tutto a quel paese e faccio una bella e pratica telefonata.

3) Se una persona mi è sgradevole non ne faccio mistero con i miei amici (per fare la parte di quella buona alla quale piacciono sempre tutti anche se non è vero) e se incappo un tipo veramente molesto non è un mistero nemmeno per lui, poiché non riesco a mentire per educazione. Così per esempio quando una volta intravidi in lontananza un corteggiatore assolutamente sgradevole che mi stava perseguitando da sere, mi saltarono tutte le valvole e per giurare al mondo che non l’avrei sopportato ancora, cominciai a gridare per strada che se provava ad avvicinarsi l’avrei mandato a quel paese una volta per tutte (lui aveva qualche rotella fuori posto). Le mie grida erano così avvincenti che un automobilista per osservarmi meglio stette quasi per arrotare un povero e solitario passante…

4) Su certe cose sono intransigente: se un uomo che ci sta provando getta una carta per terra o dichiara di non aver mai letto libri, si è appena bruciato tutte le sue possibilità.

5) Pur di finire di leggere Il prigioniero di Zenda, quando facevo la quinta elementare, arrivai ad avere i capogiri per mancanza di cibo e di acqua (attraversai a stento il corridoio per arrivare in cucina, ma c’è da dire che mangiavo pochissimo). Quando iniziavo un libro non riuscivo più a fare altro finché non lo finivo, anche se ci volevano dieci ore e mi svegliavo tranquillamente alle sei del mattino nell’ansia di continuare.

6) Amo fare shopping, purché avvenga in una giornata di sole, non di sabato, nel centro di una città ricca di bei negozi e senza che sia una missione per cercare qualcosa in particolare. Però detesto i centri commerciali e i cinema nei centri commerciali, penso siano i posti più brutti e deprimenti del mondo e se qualcuno mi propone di andarci mi viene l’agonia.

7) Sono assolutamente meteoropatica: appena esce il sole sorrido automaticamente, mentre se è nuvoloso per troppi giorni (come è capitato adesso, per esempio, è dalla vigilia di Natale che è tutto grigio e oggi si è aggiunta una nebbia strafitta) non riesco proprio ad essere contenta.

La lista di stravaganze, esagerazioni, modi di fare troppo irruenti potrebbe continuare ma a quel punto anche il curioso più incallito si sarebbe già addormentato. Io ritengo che questi cenni siano sufficienti a dare un’idea del perché mi si dica che sono eccessiva, quindi non solo perché a volte divento logorroica (vedi vari barcamp) o vado in estasi per una tagliata podolica a Matera… ;-)

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Gen 03 2008

Buon anno!

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Certo, non sono tempestivi, ma gli auguri valgono lo stesso :-) Dopo aver goduto di tutti i concerti di Capodanno e aver decretato come vincitore assoluto quello viennese, visto l’entusiasmo del pubblico, il repertorio e la bravura (nonché la simpatia) del maestro, spero che tutti abbiano passato un Capodanno fantastico, come comanda Iddio. E auguro altresì un anno pieno di risate, di gioia e di divertimento. Che possiate sentirvi come ragazzini! ;-)

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Dic 19 2007

L’Italia decadente

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Così scrivono in Argentina su Clarín [traduzione e riassunto tratti da "Prima Pagina" di Internazionale]:

In Italia l’impressione che il paese sia in una fase di
decadenza è sempre più diffusa. L’ultima conferma è
arrivata dai dati Eurostat, secondo i quali nel 2006 la
Spagna ha superato il Bel Paese in termini di prodotto
interno lordo pro capite. Ma la crisi è molto più complessa
di quanto dicano numeri. Oggi la società italiana sta
vivendo una malinconica fase di invecchiamento: nel paese
mancano grandi progetti collettivi e trionfa l’egoismo
sociale.

E’ triste come ritratto di fine anno…

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Dic 15 2007

Che magia: la neve!

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Neve Non ci posso credere, è nevicato davvero! Milioni di fiocchi hanno vestito tutto di un bianco fastoso, imponente, dolce. Gli abeti di fronte casa mia sembrano giganteschi spettri, di un bagliore accecante, carichi di tutta la neve caduta a pranzo. Io amo la neve, mi emoziona, mi fa esultare come se avessi quattro anni, mi rende felice anche se tutto il mondo mi sta crollando addosso, talmente felice che non riesco a far altro che guardarla estasiate da tutte le angolazioni possibili. M’ipnotizza con la sua danza soffice e silenziosa, pare una bianca carezza. La neve cambia tutti i ritmi, rende una festa fare quattro passi, persino il freddo è fantastico e piacevole. E non pare forse di stare in un sogno quando ti fermi sotto il cielo incolore e guardare i fiocchi che scendono paffuti, col naso per aria, mentre qualcuno si scioglie sulle tue guance e tutti gli altri ti circondano come le stelle nello spazio?
Questa corrente del polo Nord mi ha fatto il regalo più bello del mondo… :-)

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Dic 10 2007

Chi festeggia a Capodanno…

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capodanno_a_new_york.jpg

Ebbene, parliamoci chiaro. Restare a casa a Capodanno è da veri sfigati. Roba che bisognerebbe almeno salvare la faccia mentendo spudoratamente e inventando un megaparty di duecento persone in una tale villa, che ci siete andati con un amico dell’ultimo minuto venuto da fuori. Sì perché quella del 31 dicembre è la notte più esaltante dell’anno, quella in cui anche chi di solito ha il coprifuoco può tornare a casa all’alba, quella in cui l’intero pianeta fa rumorosamente festa, quella in cui la prospettiva di adescamento raggiunge picchi vertiginosi, quella grazie alla quale puoi pensare a cosa metterti fin da due mesi prima, come al ballo della scuola.

Eppure i giorni passano e nulla si organizza. Fatalità vuole che sia quasi un must aspettare prima di ponderare le varie ipotesi possibili, continuando a chiedere e a sentirsi chiedere: "che farai a Capodanno?"; fanno eccezione solo le comitive di amici imbalsamate che nei secoli dei secoli organizzano la medesima festa in casa con gli stessi 18 partecipanti. Tutti gli altri se la tirano, eccome! Non vanno mica a fare la spesa, no, passano il tempo a farsi invitare senza scegliere nulla perché se scegli troppo presto ti puoi precludere la possibilità di accettare un invito ancora più allettante all’ultimo minuto. Ci sono poi quelli che nessuno li invita e devono un po’ vedere cosa fare. Ci sono anche quelli che preferiscono abbuffarsi e partecipano alla serata dell’agriturismo con menu da infarto per soli 50 euro a persona. Be’, si sa che a Capodanno i locali ingrassano come oche, proponendo un oliva e due cucchiai di lenticchie a 100 euro a persona. I volantini con le varie opzioni fioriscono per le vie delle città, cercano la tua attenzione, inducendoti a pensare che sia molto importante che tu partecipi al loro frizzante cenone.
Ma cosa c’è di più noioso che passare la notte di Capodanno a rimpinzarsi come vecchi ingordi?
La discoteca, lì sì che si balla, ma cavoli, sembra una notte tale e quale alle altre, e perdipiù non si capisce niente con quella specie di musica tribale che ti rincretinisce il cervello. Meglio la piazza di una grande città, con i concerti gratis, la calca che non ti fa sentire solo, però se muori di freddo o viene a piovere sono affari tuoi.

Così, ogni anno, si ripete l’agonia della scelta. Le coppie vanno in crisi, i single vanno in fibrillazione, il tedio prende il sopravvento. Cosa fare che sia davvero, davvero memorabile? Il più delle volte, per un sacco di gente (come da testimonianze raccolte tra blogger e non blogger) tante aspettative vanno a farsi friggere. I Capodanni sono una sfilza incredibile di bidoni, serate noiose, locali che decidete di evitare per tutto il resto della vostra vita futura, feste in campagna dove siete morti di freddo, riunioni di parenti sbagliate, comitive da cui siete fuggiti come la peste, feste in casa che sono risultate incredibilmente deprimenti… Allora cosa dobbiamo fare?

L’angoscia di fine anno colpisce ancora.

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Dic 05 2007

Shopping on line su Yoox.com

Published by Mia under Donne, Web e dintorni

vestito_seta.jpgSe siete iscritti a Zzub, la comunità italiana di passaparola, potete fare il vostro shopping on line su Yoox.com senza pagare le spese di spedizione e usufruendo dello sconto del 10%. Appena l’ho saputo, mi sono fiondata sul sito a vedere, perché comprare vestiti firmati con lo sconto (aggiuntivo rispetto a quello praticato dall’azienda) è un’aspirazione che penso sia impressa nel dna di molte donne, specie sotto Natale.
Una volta lì, eccovi di fronte a una lista sterminata di stilisti, conoscerli tutti è da veri guru della moda, praticamente impossibile. Potrete vantarvi di avere un capo di Dsquared e lasciare le amiche interdette con la bocca aperta (magari sono solo a non conoscerlo, però!). Ho cominciato cercando un maglione di lana, merce alquanto rara al giorno d’oggi e che mi sarebbe piaciuto comprare. Così ho scelto nella sezione dei capi “maglia a maniche lunghe” e ho cominciato a spulciare tra gli stilisti elencati… Un lavoro improbo! Almeno per me :-)
Su Yoox.com si vendono milioni di capi e io mi sto chiedendo come. La taglia del capo prescelto è quella riportata sull’etichetta: mi dice poco, visto che il 42 di Max Mara e quello di D&G sono distanti quanto Marte da Venere. La composizione del tessuto è riportata fedelmente, quindi non ci sono problemi, ma come fare a sapere se davvero quella cosa ti piace? Come faccio a sapere come mi sta?
In più, alcuni vestiti non sono fotografati su delle modelle, ma su dei manichini che non rendono bene l’idea di come scenderebbe quel capo addosso a una donna…

Cmq, ho visto dei pantaloni di Marc Jacobs che mi hanno fatto impazzire, tailleur da sogno… L’unico inghippo è sempre la taglia! Probabilmente basta scoprire in un negozio quale taglia vada bene per quella marca e il gioco è fatto. Perciò se volete approfittare e comprare la vostra agognata giacca di Prada (che magari già sapete come vi sta), non vi resta che avventurarvi in questo ricchissimo universo per lo shopping: borse, scarpe, occhiali da sole, gioielli, idee regalo (c’è una sezione dedicata), intimo, valige, costumi, accessori di ogni genere… Ce n’è davvero per tutti i gusti! Mi sta venendo una gran voglia di spendere :-)

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Nov 09 2007

Ratatouille

Published by Mia under Cinema, Cucina

Ratatouille.jpgFinalmente ho trovato la maniera di andare a vedere "Ratatouille", dopo due film assolutamente antitetici che non mi hanno soddisfatto per niente: Sms, di Vincenzo Salemme, talmente superficiale che non vale la pena parlarne (ma con dieci minuti di risate garantite) e Red Road, dell’esordiente Andrea Arnold, sicuramente più valido del precedente, con una protagonista davvero interessante e alcune scene intense e coinvolgenti ma un inizio trooooppo soporifero per i miei gusti e un finale che lascia a desiderare.

Probabilmente l’avete già visto (non è proprio un’ultima uscita), ma se non l’avete fatto dovete assolutamente rimediare. E non pensate nemmeno di vederlo pigramente a casa con il vostro lettore dvd: questa meraviglia ha bisogno del grande schermo perché la magia possa sprigionarsi, i colori prendere vita, i grandiosi panorami di Parigi catturarvi letteralmente! Gli animatori della Pixar hanno raggiunto un livello di dettaglio e di definizione delle immagini che è quasi fantascienza, miracoloso. E la storia è talmente coinvolgente che quando il piccolo topo Remy corre in mezzo ai mille pericoli del mondo umano non si può che immedesimarsi con lui, sussultare, spaventarsi e poi tirare un enorme sospiro di sollievo.

Sì perché sanno tutti che il geniale soggetto di questo film d’animazione è un topo dall’olfatto molto sviluppato e un naturale talento per l’alta cucina. Un topino simpaticissimo, adorabile, che venera il celebre chef Gusteaux e finisce per approdare nella cucina del suo ristorante. Ma Gusteaux è morto a causa della critica negativa del temibile critico Anton Ego e ora il suo ristorante è nelle mani del perfido Skinner… La trama è perfetta, dall’inizio alla fine. Non solo equilibrata, divertente e appassionante senza alcun momento di noia, ma ricca di contenuti, di spunti per riflessioni assolutamente da adulti, come quella che per crescere bisogna andare avanti, staccarsi dal passato e inseguire il proprio sogno, come quella sul facile mestiere del critico, che senza rischiare nulla può rovinare chi ha lottato per emergere e decidere del suo destino, come quella della discriminazione femminile, denunciata dall’unico cuoco donna del ristorante Gasteaux. Ma anche la dolce speranza che il mondo possa cambiare, perché il piccolo Remy, al contrario di come diceva suo padre, ha trovato un amico umano e si è fatto strada in un mondo che gli era ostile.

Indimenticabile la scena tutta rossa di Anton Ego che scrive nel suo altero palezzo la recensione sulla ratatouille preparata dal piccolo topo chef, e assolutamente avvincente tutto quello che porta a questo momento. Sono uscita dal cinema col cuore gonfio di felicità, perciò faccio un grande applauso alla Disney-Pixar: il precedente "Gli incredibili" mi è piaciuto appena la metà. Il musetto del topo che annuisce e rassicura il povero sguattero Linguini, costretto a rifare una zuppa che non è assolutamente capace di riprodurre, è memorabile.

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Nov 06 2007

Ignoranza in tv

Published by Mia under Società, Tv

Non è una novità, direte voi. La grammatica è una cosa obsoleta passata di moda da almeno un decennio e il frutto di tutto questo è che nemmeno gli autori dei programmi tv, in particolar modo dei quiz, sono in grado di formulare domande e risposte senza errori di grammatica. Io ricordo il rigore delle domande e risposte dei quiz condotti da Mike Bongiorno, la precisione con cui si doveva specificare una lettera, altrimenti la risposta era sbagliata. Ora invece mi trovo ad accendere accidentalmente la tv, scoprire che si fa "Chi vuol essere milionario" e sentire Jerry Scotti (che pure stimo come persona colta) che allegramente dice che le branche sono gli anelli della forbice, quelli dove si infilano le dita… E lo stesso appare come risposta fra le quattro alternative. La forbice esiste come vocabolo, ma non è quella con cui tagliereste qualcosa (be’, a meno di non privilegiare forme arcaiche o dialettali)! Io uso ancora le forbici per quello.

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Ott 20 2007

Lettera aperta a Bernardo Caprotti

Published by Mia under Politica, Società

Caro Caprotti,
il Suo libro, "Falce e carrello" è arrivato nella mia vita con la posta due o tre giorni fa allo studio di mio padre, dove sto per completare il triennio di tirocinio per diventare anch’io dottore commercialista. Poiché adoro i libri, prima degli altri ho preso in mano il Suo, con l’urgenza di chi non vuole essere preceduto, letteralmente trafugandolo, e pur non avendo idea di cosa si trattasse ho cominciato a leggerlo, trascurando colpevolmente quello che stavo facendo.
Da allora non ho più potuto fermarmi. Le pagine che ha scritto sono talmente autentiche, sincere, la storia che racconta così incredibile che ne sono rimasta immediatamente avvinta. Ho sentito parlare quasi tutti i giorni da mio padre delle storture della Repubblica e che la politica sia legata all’economia è una cosa che tutti danno per scontato, ma lo fanno come se fosse normale e come se nel nostro Paese, in fondo, non accada nulla di così diverso rispetto a quello che succede negli altri, magari anche in scala ridotta visto che siamo più piccoli, per esempio, degli Stati Uniti. Ma un conto è immaginare vagamente, un altro conto è venire a conoscenza di fatti oggettivi, incontrovertibili, minuziosamente raccontati, messi sotto i tuoi occhi nero su bianco, con una chiarezza che rende impossibile non capire e perdipiù con una documentazione allegata a dir poco stupefacente.
Così ho partecipato alle incredibili vicende capitate alla Sua Esselunga con un’accoramento che in genere è scatenato dai grandi scrittori: davvero non so dirle con che avidità, passione e addirittura oserei dire ardore ho letto le sue pagine, i documenti allegati, gli articoli tratti dalla stampa. L’avidità di una donna che sta per compiere 29 anni e ha fame di sapere, di conoscere davvero la storia recente dell’Italia, vuole essere consapevole, capire. Cosa resa quasi impossibile dal modo (volutamente?) contorto in cui i fatti vengono raccontati. O semplicemente omessi. Io invece voglio sapere come stanno davvero le cose.

E’ per questo che Lei mi ha fatto un grande regalo. Immenso. Lei ha regalato a me e all’intero Paese la verità.
Lei mi ha permesso di sapere che la Coop sia finanziata dal "prestito sociale" e
che proprio con quei soldi Unipol tentasse le sue scalate (altro che
prestito per migliorare il servizio ai soci!). Mi ha permesso di sapere in che modo meschino (e illegale) le Coop si assicurino, dove la politica è favorevole, di non avere concorrenti. Io non sapevo che l’impero
delle Coop comprendesse la distribuzione alimentare e le assicurazioni
ma anche le costruzioni edili, l’agroalimentare, i servizi, i
macchinari industriali, il turismo, la pesca, il mercato abitativo e i
telefonini.
E non
avevo idea di che strumento micidiale fossero stati i sindacati per
annientare un’azienda. Noi giovani cosa sappiamo davvero del ‘68? Non potevo immaginare quante illegittime
limitazioni alla libertà dovesse subire un cittadino italiano colpevole
di voler fare il suo lavoro, ma di non aderire alla parrocchia del potere.

E se il nostro Presidente del Consiglio può permettersi di mostrare tanta incredibile preoccupazione per una possibile acquisizione della Esselunga da parte degli stranieri (tanto affanno non c’era quando un bel pezzo della FIAT è passato ai Cinesi!), continuando a caldeggiare pesanti ingerenze della politica negli affari delle aziende private italiane (come se fossero roba loro), è perché la maggior parte delle persone non coglie il vero significato di queste parole, anche perché molti ignorano il ruolo e i privilegi incredibili delle Coop: si pensa in qualche modo che in effetti è cosa giusta che un’azienda resti italiana, tutto qua. Ma invece il vero significato della manovra è questo: si offre la possibilità di eliminare un concorrente della grande distribuzione, la Coop lo compra ed è fatta, il suo potere aumenta e la concorrenza si assottiglia sempre di più, i prezzi aumentano e questo naturalmente va a discapito, manco a dirlo, dei poveri consumatori italiani, che non sanno più cosa inventarsi per riuscire a fare la spesa.

Tutto questo è molto più chiaro anche a me, adesso, per merito del Suo libro.
Perciò grazie, grazie per questa denuncia che, in un Paese civile, dovrebbe da sola bastare alla Magistratura per fare il proprio dovere. Grazie di cuore a Lei e a tutti Voi di Esselunga. Grazie per il coraggio con cui siete andati avanti, per aver
vinto senza infangarvi, per aver seguito dei valori. Grazie a Lei per essere un uomo
di un’altra epoca, per la dovizia di particolari profusa, per averci
regalato nomi e cognomi di questi arroganti prevaricatori, immuni alle
leggi e insensibili all’onestà, per il coraggio e l’indignazione di chi
sa che ha ragione. Grazie per la scintilla che ha acceso in me. Vorrei che libri così piovessero tutti i giorni
nelle nostre case.

Con i migliori auguri di un futuro ancora ricco di soddisfazioni.

Simona Calabrese

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