Archive for the 'Vita vissuta' Category

Ago 03 2006

Maschio al lavoro

Published by Mia under Vita vissuta

Lo ammetto, quando sono andata da Ikea a fare un po’ di spese per cambiare alcuni pezzi della mia stanza non mi aspettavo che la cosa potesse essere tanto piacevole sotto così tanti aspetti.
Tanto per cominciare, cosa strana, girare ore nell’enorme negozio non mi ha stressato per niente, appena un po’ di stanchezza alla sera, ma la macchina carica di mobili perfettamente rispondenti ai miei desideri, più una comodissima poltrona di rattan e poche altre piccole cose. (Mai comprato cose inutili da Ikea in tutta la mia vita). L’entusiasmo per gli acquisti a dire la verità è stato generale e penso che presto ci sarà un’altra puntata autunnale!

Certo, il piacere di avere cose nuove, che ti piacciono, è grande. Avere una nuova visuale dell’ambiente in cui vivi, riceverne nuovi stimoli, ripensare il tuo modo di vivere… Il gusto del cambiamento è forte, ma dove mettiamo il piacere di montare i mobili con le proprie mani? La soddisfazione enorme di costruire, montare tanti pezzi e ricavarne una solida cassettiera… Una soddisfazione immensa, vite dopo vite, mentre qualcosa prende corpo… Sì, tutto questo è bello, bellissimo. Ma dove mettiamo il piacere ancora più grande di stare vicino a Giovy che sprigiona tutto un fascino alla Tuborg mentre lavora a torso nudo, chiodo in bocca e sguardo irresistibilmente maschio?
Comprerò milioni di mobili da montare! ;-)

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Lug 24 2006

Di nuovo a casa

Published by Mia under Vita vissuta, viaggi

E di nuovo a lavoro, anche se con un senso di stranimento veramente potente. Sì, faccio le cose, ma il cervello non è molto felice di collaborare. Riprendere a fare la vecchia vita è un peso persino nelle cose piacevoli, come uscire, leggere in camera mia. Semplicemente sono stata così bene che ora non riesco a capacitarmi che sia finita! Ogni santa volta che parto e vado via non sento alcun bisogno di tornare a casa, nessuna nostalgia. Al contrario, subito mi affeziono alla gente nuova, al posto, alle specialità gastronomiche (ho mangiato brasato di cervo con polenta e i magnifici casoncelli bergamaschi… e che dire dei funghi porcini di Montecampione?) al punto che penso sempre di essere una specie di nomade, una che non è attaccata per niente al posto in cui vive. In effetti penso che sia proprio così.

La settimana passata in montagna mi ha lasciato addosso un benessere incredibile che mi è entrato nelle ossa e mai mi sono sentita così riposata, rilassata nonostante ore di treno, una notte insonne… talmente ben predisposta verso la vita e completamente guarita dal morbo del sonno che nemmeno mi riconosco più. Montecampione è discreta, nascosta tra abeti lussureggianti, così rarefatta che pare far parte della natura. Nel silenzio di quei giorni ho goduto di enormi distese del più bel verde che potessi immaginare, di decine di api pelose che ronzavano miti di fiore in fiore, del gorgogliare pacifico di un ruscello perso nel bosco, dei tramonti rossi che infuocavano le villette già rossicce, del suono la notte di uccelli mai ascoltati. Ho anche trovato una ragione di vita: trovare dei funghi.
Nonostante Giovy sostenesse che i funghi si trovano in autunno, mi sono accanita e lasciata accecare dal desiderio fortissimo di trovarne anch’io. Mai visto un fungo in un bosco! Così, anche se non sembrava ci fossero grandi speranze lungo i sentieri, ho rovistato sotto le foglie, ho setacciato sotto tutti gli alberi animata da una cocciutaggine insolita per me, persino mi sembrava di sentirne l’odore nell’aria, ho cercato, cercato per un sacco finché… eccoli! In bella mostra proprio sotto il mio naso e così grossi che certo non c’era bisogno di affaticarsi per scorgerli! La soddisfazione è stata enorme, accresciuta ulteriormente dal fatto che Giovy non avrebbe puntato un centesimo su un simile ritrovamento :-)

Così i beati giorni di ozio e fatica montanara sono scivolati via pigramente. Abbiamo letto (ho finalmente iniziato a leggere l’ultimo romanzo di Ian McEwan), giocato a ping-pong all’ultimo sangue, cucinato tutto quello che ci andava, passato un numero incredibile di ore a letto, anche visto un film al cinema: In due per un delitto, una commedia francese insolitamente brillante, tratta da una storia di Agatha Christie, in cui si ride, c’è suspance, ma la cui soluzione finale non mi ha entusiasmato quanto il resto del film.
Infine Verona. L’emozione grandissima di vedere l’arena riempirsi, le luci tremolanti delle candele accendersi secondo il tradizionale rituale prima dell’opera e poi lo spettacolo emozionante della fine di Tosca e del suo amore, il pittore Cavaradossi… Durante l’aria “E lucean le stelle” abbiamo avuto i brividi e alla fine l’arena tutta è esplosa in un’ovazione: il cantante ci ha concesso un ancora più emozionante bis ricominciando a cantare il suo amore per la vita…

Vorrei essere ancora a Verona, per le sue strade deliziose, seduta su una panchina con un occhio all’arena, oppure a piazza Erbe. Invece è stata una notte fugace, una specie di sogno inconsapevole che si è concluso all’alba, quando la luce trasforma ogni cosa, la stazione ritorna alla vita, l’odore dei cornetti si mischia al suono metallico di una voce registrata e tu sali sul treno che ti porterà via.

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Giu 26 2006

Weekend gastronomico

Published by Mia under Cucina, Vita vissuta

Non sono morta io, è morto il mio computer, che è una bella seccatura. Averne uno nuovo non sarà immediato, così mi tocca rubare un po’ di spazio su quelli altrui quando capita l’occasione.
In compenso ho passato giorni dedita ai fornelli, dando sfogo alla mia antica passione per la cucina… Sabato sera ho organizzato una festa a sorpresa con buffet per Giovy, impresa titanica che consiglio solo a chi davvero ha un forte spirito combattivo, molta energia fisica e un po’ di denaro da spendere (che diventa tanto se siete perfezionisti e cominciate a scegliere le cose delle marche migliori, e aggiungete i fiori per la tavola, le candele, le fiaccole per il giardino…)
Mi sono sempre piaciute le feste a sorpresa. Non ne ho mai ricevuta una, ma organizzarle è davvero gratificante. La faccia sbigottita e felice del festeggiato, tutti i preparativi di cui è all’oscuro, le frottole geniali per mascherare ogni manovra sospetta, la scelta del regalo e dell’allestimento…

E’ andata bene, ma l’errore è stato concepire un menu composto esclusivamente da pietanze preparate in casa perché anche cominciando a predisporre tutto dal giorno prima, è necessario cucinare senza interruzioni per tutto il giorno della festa… Perciò il mio consiglio è comprare un bel pan-briosche già pronto per sostituire le bruschette e magari spiedini già pronti da fare alla griglia, di sera, al posto della complessa parmigiana.
Questo il buffet: parmigiana di melanzane, bruschette, pasta fredda, pizza rustica ai funghi, un vassoio di ananas, banane e fragole con panna e cioccolato, pasticcini al cocco, vino rosato (Corvo Rosa dei duchi di Salaparuta), birra, succhi di frutta e l’odiata (da me) Cocacola.
Molto più rilassante la domenica: degustazione di vino e prodotti tipici a Orsara di Puglia, con musica folkloristica, stupende stradine in salita e discesa, lucciole, tutta la magia delle sere d’estate… Ho il bicchiere da degustazione come ricordo e meravigliosi salumi comprati da un’azienda che li produce con carni da allevamento alla vecchia maniera, sapori mai sentiti… Non posso davvero pentirmi di non essere andata al mare!

(Alla fine è valso qualcosa mantenere Totti in nazionale…)

 

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Mag 31 2006

Le corna sono alla moda

Published by Mia under Deliri personali, Vita vissuta

Quando un terremoto ti sveglia la notte, le seccature sono molteplici. Prima di tutto ti svegli atterrito, il letto balla insieme a tutto il resto mentre disorientato cerchi gli occhiali, l’interruttore della luce, farfugli qualcosa, gridi un nome, e il classico: “Il terremoto!” viene sputato fuori con la voce impastata dal panico e la tua mente fervida che già ti suggerisce l’idea che le pareti potrebbero finirti addosso e il pavimento sprofondare… Quando realizzi che vuoi scendere di sotto, è ormai tutto finito, ma si corre come ad avere il diavolo alle calcagna. Poi viene la fase dell’attesa, dell’inquietudine al pensiero di nuove scosse che potrebbero seppellirti vivo nel sonno. E infine, quando la ragione ti convince del fatto suo, concludi che puoi tornare a letto perché la casa è antisismica e la scossa potrebbe tornare anche dopo 24 ore.

Ma la seccatura ulteriore è che ora hai paura, e ti pare di avvertire qualcosa che trema. Il sonno se ne va lasciandoti angosciato nel buio con lo stomaco appallottolato. Tutto questo accade la notte tra domenica e lunedì, alle 4 e 20 del mattino. E non poteva essere altrimenti, vista la fama che il lunedì si è conquistato come giorno funesto della settimana e che vuole assolutamente preservare…

Ma le tragedie del lunedì non vengono mai sole, per cui il pomeriggio perdi anche i files con tutto il lavoro del mattino, lavoro intenso perché il martedì scade la trasmissione telematica dei bilanci e tutto dev’essere pronto, e fai gli straordinari. Nonostante la stanchezza, gli attacchi di panico e il sonno, quando vai a letto la sera non sei tranquillo per niente. Tutto fa paura e ci si mette anche il vento col suo pauroso ululare per strada, tra le fronde degli alberi, quasi a preannunciare una disgrazia. Finisce che resti tragicamente sveglio e approfitti di tanta inaspettata lucidità per pianificare cose importanti, per esempio decidere il menu della cena in giardino che organizzerai a breve (invitati, tornate all’ovile!), perdendoti in sofisticate creazioni gastronomiche.

Il martedì completa l’opera, ma non è portatore di disgrazie. Solo finisce di stremarti, così la notte finalmente riesci a dormire. Peccato che ora il cervello sia entrato in coma, e anche se hai gli occhi aperti sai bene che tutto ciò che potresti fare è dormire, perciò fingi di lavorare e ti leggi il corriere on-line con aria forzatamente assorta.

E l’unica “notizia” che ti senti in grado di affrontare è questa: sono fedeli solo tre coppie su dieci.

Che storia! Ognuno di noi penserà di appartenere ad una di quelle felici tre coppie che non si tradiscono, però applicando queste statistiche (e non mi chiedete da dove vengono, magari è tutta una bufula giornalistica), tra noi, qui, che ci conosciamo e commentiamo, ci saranno fior di traditori! Perché non ci autodenunciamo con un nick diverso e vediamo quanti siamo? (Giovy, tranquillo, io non c’entro, scrivo così per incoraggiare gli altri, per spirito di solidarietà!).

Nell’articolo, se gli sbadigli non vi impediscono di leggerlo tutto, ci sono consigli (da quattro soldi) per non farsi scoprire. In particolare, stare attenti a mail, cellulari e contatti virtuali in genere: un tradimento viene scoperto nell’80% dei casi, come a dire che quello si fa si sa. Be’, che il cellulare sia pericoloso è verissimo: una donna che conosco e tradiva il marito, era in macchina con l’amante ad amoreggiare, non ha bloccato la tastiera del cellulare, l’ultima chiamata fatta era a casa, lei ci si sarà seduta sopra o ce l’aveva in tasca, chissà… Il tasto viene premuto, la chiamata parte, e il marito alza la cornetta e fa: “Pronto?”

Sgamata.

 

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Mag 23 2006

Senigallia, ovvero Alice e le scarpe delle meraviglie

Published by Mia under Vita vissuta

Be’, il titolo del post non racchiude tutto quello che è stato per me questo bellissimo weekend, ma perlomeno vi starete chiedendo chi diavolo sia Alice e cosa sia questa storia delle scarpe… e fate bene a chiedervelo, perché è una faccenda molto importante.

Il merito è tutto di Luca Conti, che ha organizzato egregiamente questo ScriptaVolant a Senigallia. I blogger e tutti quelli che avevano interesse si sono riuniti, conosciuti e ascoltati. E hanno anche mangiato: fettine di pane con patè di olive nere, patè di fegato di coniglio, patè di pomodori secchi, patè di pomodoro con olive e capperi, poi funghetti e olive sott’olio e… no, non c’era niente che non fosse sott’olio o con olio. Non era certo il momento di pensare alle diete!

Confesso che non mi aspettavo che Scriptavolant potesse essere un così interessante momento di confronto tra diversi utilizzatori dei blog, una sorta di presa di coscienza collettiva, un modo per riflettere insieme su qualcosa che non solo facciamo noi, ma milioni di persone nel mondo: un francese su 9 ha un blog personale. Certo, qualche pezzo me lo sono perso, colpa del mio ruolo di fotografa della serata e del caso avverso che faceva in modo che quasiasi scatto ai partecipanti li cogliesse in espressioni a dir poco infelici, così stavo sempre a cancellare e rifare scatti (come potete vedere c’è quindi qualcuno al mondo che non si ostina a concervare le foto brutte!). Il “reportage” lo trovate qui, mentre qui, il liveblogging di Giovy con tutto il resoconto della serata.

Ma veniamo a fatti più seri. Capirete che trovandomi a Senigallia stavo pensando di cogliere l’occasione per fare un po’ di compere, visto che mi piace tanto fare spese lontano da casa. E a chi chiedere lumi, se non ad Alice? Tra gli ospiti della serata, Alice aveva proprio tutta l’aria di sapere tutto quello che bisogna sapere nella vita, cioè dove andare a comprare un paio di scarpe come si deve… Così le ho esposto il problema e lei mi ha fatto una soffiata incredibile! Il giorno dopo, io e Giovy siamo entrati nel negozio che mi ha consigliato ed eccomi improvvisamente di fronte a dozzine e dozzine di scarpe bellissime, in prevalenza Vic Matiè! Il cuore ha cominciato a battermi come un tamburo perché avevo solo trentacinque minuti per scegliere… Ho cominciato a prenderne alcune e poi, come accade sempre, quelle che più mi piacevano non mi andavano bene e mancava il numero e invece di cercare alternative mi ostinavo a ragionare su come far entrare un 39 nel mio 36, e intanto i minuti passavano. Per fortuna c’era Giovy, che mi ha parzialmente ricondotto alla ragione, perché nonostante tutto buona parte del mio cervello era come paralizzata. Ho portato i miei acquisti alla cassa proprio allo scadere del tempo: tre meravigliose paia di scarpe, un paio comode e colorate, un paio col tacco a spillo, un paio anni settanta col nastro di raso alla caviglia…

Siamo usciti che gongolavo. Tutto il profumo della primavera mi veniva incontro, campi di lavanda, siepi di pitosforo, milioni di minuscoli ciuffetti bianchi svolazzanti nell’aria… Che meraviglia le Marche!

Il resto del weekend è stato più rilassante, eccezion fatta per la cena di sabato: avevamo così fame che ci ha preso un’autentica frenesia quando la pizza è arrivata. Siamo stati al City Pub, consigliatoci anche questo da Alice (vera risorsa di Senigallia), un posticino molto accogliente, con vasi di fiori alle finestre e interno in legno stile irlandese. Abbiamo bevuto una guinness (che Giovy ha addirittura equiparato a quelle mitiche di Dublino), che in effetti non erano malaccio, e preso tre pizze. Sì, eravamo in due, ma le divisioni le sanno fare tutti. Chi si trovasse da quelle parti, deve provare la Happy Halloween: c’è l’olio al tartufo sopra che, vi giuro, è davvero inebriante…

Ultima tappa significativa: Sirolo. Sì, ci siamo andati, ed è stato delizioso. Una stupenda terrazza sul mare, una romantica panchina al fresco degli alberi e l’intrattenimento gratuito di una coppia di giovani sposi che si sono dovuti mettere agli ordini dei fantasiosi fotografi…

Giovy, quando partiamo di nuovo? ;-)

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Apr 14 2006

Un lungo venerdì (santo)

Published by Mia under Società, Vita vissuta

Ultimamente il lavoro mi lascia poco spazio per dire la mia su qualsiasi cosa: che si tratti del teatrino politico post-elettorale o semplicemente qualche parola cucita bene addosso a un film.
Stamattina sono stata ad un funerale e ho provato un forte desiderio che la consuetudine per l’intero rituale fosse diversa. Avrei voluto che il prete durante la messa parlasse un po’ più con parole sue, che rendesse più “utile” in qualche modo una religione che rimane spesso un involucro sterile e distaccato dalla vita reale della gente. Il modo di pregare è noioso, le litanie ripetute sembrano fatte apposta per avere nella migliore delle ipotesi un effetto ipnotico, nella peggiore, invece, un effetto depressivo. Io non sono religiosa, ma penso che la Chiesa potrebbe dare di più a chi invece crede in Dio e cerca aiuto e sostegno in una religione.

L’esperienza mi ha un po’ provato. La gente in piede intorno alla bara aperta prima che il defunto fosse portato in chiesa per la messa funebre, il dolore palpabile un po’ ovunque, la goffaggine di chi cerca di non toccare quel nervo vulnerabile che sembra affiorare su ogni viso, sulle braccia e le mani, per chi come me soffre di partecipazione emotiva eccessiva.

Poi nuove emozioni: l’esame di guida. Un’inspiegabile tensione, l’attesa, poi il terrore di fare qualcosa di platealmente stupido, tutto finito in una prova tranquilla dallo scontato esito positivo. Così ora anch’io possiedo la patente europea, ma non la macchina per il tradizionale primo giro del neopatentato…

Infine si torna al lavoro, mentre nel paese i più tradizionalisti seguono la processione (proprio come nel film “La terra” di Rubini) del Venerdì Santo: la statua della Madonna, vestita di nero, che segue quella di Gesù che porta la croce. Il dettaglio agghiacciante e folcloristico è dato da numerose ragazze che seguono la processione tutte vestite di nero con tanto di velette nere che più lugubri non si può…

La mia serata avrà inizio tra un’ora. Buone vacanze a tutti, e buona Pasqua (non vi abbuffate troppo). Io domani sarò a lavoro, casomai qualcuno andasse in cerca di consolazione…

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Apr 10 2006

Mala tempora currunt

Published by Mia under Vita vissuta

Mentre tutti trepidano nell’attesa dei risultati ufficiali delle elezioni, qui si trepida per altre ragioni: ci hanno rubato la macchina. Questa la meravigliosa notizia che mi ha colto fin dentro il letto, stamattina, mentre ancora mi dibattevo per restare aggrappata a qualche altro brandello di sonno. Seguendo la cronistoria dei furti a casa mia, si tratta della quinta macchina rubata. L’unica che hanno schifato è stata la Fiat Uno (e come dargli torto, visto che perdeva letteralmente i pezzi per strada…)

L’uso ormai consolidato da queste parti (e forse anche altrove, chissà) è che i delinquenti, prima di una festività, rubino qualche macchina per pagarsi banchetti, vacanze e altre simili quisquilie. E infatti l’impennata di furti già da un paio di settimane è stata notevole. Rubano la macchina, poi arriva la telefonata in cui si chiede un riscatto per riaverla. L’entità del riscatto dipende dal valore della macchina, così si intraprende una vera e propria contrattazione… C’è gente che può raccontarvi di aver chiesto di poter pagare meno e sentirsi rispondere: “No, ma l’hai vista? E’ una 2000 e ha l’impianto a gas…”

A noi però non è arrivata alcuna richiesta di riscatto (e mai ce ne sono arrivate in passato). E poi, visto che una Panda vale un riscatto di 1200 euro, una Polo nuova di zecca ne varrà certamente di più, almeno 2000! Voi paghereste 2000 euro per riavere la vostra macchina? Siccome pagano tutti, il sistema prolifera, e la gente si ritrova a dover riscattare più volte la stessa macchina. Se invece non pagasse nessuno e venissero denunciati tutti, il sistema sarebbe stroncato, ma la paura di ritorsioni da parte di delinquenti che escono di prigione prima ancora che tu possa aver girato l’angolo è forte nella gran parte della gente. Nessuno se la sente di pagare questo prezzo: il prezzo per la giustizia?

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