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	<title>EccessivaMente &#187; Società</title>
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	<description>Diario sgangherato di una vita milanese</description>
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		<title>L&#8217;Italia decadente</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Dec 2007 16:08:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Così scrivono in Argentina su Clarín [traduzione e riassunto tratti da "Prima Pagina" di Internazionale]:

In Italia l&#8217;impressione che il paese sia in una fase didecadenza è sempre più diffusa. L&#8217;ultima conferma èarrivata dai dati Eurostat, secondo i quali nel 2006 laSpagna ha superato il Bel Paese in termini di prodottointerno lordo pro capite. Ma la crisi è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Così scrivono in Argentina su <a href="http://www.clarin.com/diario/2007/12/19/elmundo/i-03802.htm" target="_blank">Clarín</a> [traduzione e riassunto tratti da "Prima Pagina" di <a href="http://www.internazionale.it/" target="_blank">Internazionale</a>]:</p>
<blockquote dir="ltr" style="MARGIN-RIGHT: 0px">
<p>In Italia l&#8217;impressione che il paese sia in una fase di<br />decadenza è sempre più diffusa. L&#8217;ultima conferma è<br />arrivata dai dati Eurostat, secondo i quali nel 2006 la<br />Spagna ha superato il Bel Paese in termini di prodotto<br />interno lordo pro capite. Ma la crisi è molto più complessa<br />di quanto dicano numeri. Oggi la società italiana sta<br />vivendo una malinconica fase di invecchiamento: nel paese<br />mancano grandi progetti collettivi e trionfa l&#8217;egoismo<br />sociale.</p>
</blockquote>
<p>E&#8217; triste come ritratto di fine anno&#8230;</p>
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		<title>Chi festeggia a Capodanno&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Dec 2007 11:03:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>

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Ebbene, parliamoci chiaro. Restare a casa a Capodanno è da veri sfigati. Roba che bisognerebbe almeno salvare la faccia mentendo spudoratamente e inventando un megaparty di duecento persone in una tale villa, che ci siete andati con un amico dell&#8217;ultimo minuto venuto da fuori. Sì perché quella del 31 dicembre è la notte più esaltante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="BORDER-RIGHT: 0px solid; PADDING-RIGHT: 0px; BORDER-TOP: 0px solid; PADDING-LEFT: 0px; PADDING-BOTTOM: 0px; MARGIN: 6px; BORDER-LEFT: 0px solid; PADDING-TOP: 0px; BORDER-BOTTOM: 0px solid" height="257" alt="capodanno_a_new_york.jpg" src="http://www.eccessivamente.com/wp-content/images/capodanno_a_new_york.jpg" width="386" align="top" /></p>
<p>Ebbene, parliamoci chiaro. Restare a casa a Capodanno è da veri sfigati. Roba che bisognerebbe almeno salvare la faccia mentendo spudoratamente e inventando un megaparty di duecento persone in una tale villa, che ci siete andati con un amico dell&#8217;ultimo minuto venuto da fuori. Sì perché quella del 31 dicembre è la notte più esaltante dell&#8217;anno, quella in cui anche chi di solito ha il coprifuoco può tornare a casa all&#8217;alba, quella in cui l&#8217;intero pianeta fa rumorosamente festa, quella in cui la prospettiva di adescamento raggiunge picchi vertiginosi, quella grazie alla quale puoi pensare a cosa metterti fin da due mesi prima, come al ballo della scuola.</p>
<p>Eppure i giorni passano e nulla si organizza. Fatalità vuole che sia quasi un&nbsp;<em>must</em> aspettare prima di ponderare le varie ipotesi possibili, continuando a chiedere e a sentirsi chiedere: &quot;che farai a Capodanno?&quot;; fanno eccezione solo le comitive di amici imbalsamate che nei secoli dei secoli organizzano la medesima festa in casa con gli stessi 18 partecipanti. Tutti gli altri se la tirano, eccome! Non vanno mica a fare la spesa, no, passano il tempo a farsi invitare senza scegliere nulla perché se scegli troppo presto ti puoi precludere la possibilità di accettare un invito ancora più allettante all&#8217;ultimo minuto. Ci sono poi quelli che nessuno li invita e devono un po&#8217; vedere cosa fare. Ci sono anche quelli che preferiscono abbuffarsi e partecipano alla serata dell&#8217;agriturismo con menu da infarto per soli 50 euro a persona. Be&#8217;, si sa che a Capodanno i locali ingrassano come oche, proponendo un oliva e due cucchiai di lenticchie a 100 euro a persona. I volantini con le varie opzioni fioriscono per le vie delle città, cercano la tua attenzione, inducendoti a pensare che sia molto importante che tu partecipi al loro frizzante cenone.<br />Ma cosa c&#8217;è di più noioso che passare la notte di Capodanno a rimpinzarsi come vecchi ingordi?<br />La discoteca, lì sì che si balla, ma cavoli, sembra una notte tale e quale alle altre, e perdipiù non si capisce niente con quella specie di musica tribale che ti rincretinisce il cervello. Meglio la piazza di una grande città, con i concerti gratis, la calca che non ti fa sentire solo, però se muori di freddo o viene a piovere sono affari tuoi.</p>
<p>Così, ogni anno, si ripete l&#8217;agonia della scelta. Le coppie vanno in crisi, i single vanno in fibrillazione, il tedio prende il sopravvento. Cosa fare che sia davvero, davvero memorabile? Il più delle volte, per un sacco di gente (come da testimonianze raccolte tra blogger e non blogger) tante aspettative vanno a farsi friggere. I Capodanni sono una sfilza incredibile di bidoni, serate noiose, locali che decidete di evitare per tutto il resto della vostra vita futura, feste in campagna dove siete morti di freddo, riunioni di parenti sbagliate, comitive da cui siete fuggiti come la peste, feste in casa che sono risultate incredibilmente deprimenti&#8230; Allora cosa dobbiamo fare?</p>
<p>L&#8217;angoscia di fine anno colpisce ancora.</p>
<p></p>
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		<title>Ignoranza in tv</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Nov 2007 19:10:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Tv]]></category>

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		<description><![CDATA[Non è una novità, direte voi. La grammatica è una cosa obsoleta passata di moda da almeno un decennio e il frutto di tutto questo è che nemmeno gli autori dei programmi tv, in particolar modo dei quiz, sono in grado di formulare domande e risposte senza errori di grammatica. Io ricordo il rigore delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è una novità, direte voi. La grammatica è una cosa obsoleta passata di moda da almeno un decennio e il frutto di tutto questo è che nemmeno gli autori dei programmi tv, in particolar modo dei quiz, sono in grado di formulare domande e risposte senza errori di grammatica. Io ricordo il rigore delle domande e risposte dei quiz condotti da Mike Bongiorno, la precisione con cui si doveva specificare una lettera, altrimenti la risposta era sbagliata. Ora invece mi trovo ad accendere accidentalmente la tv, scoprire che si fa &quot;Chi vuol essere milionario&quot; e sentire Jerry Scotti (che pure stimo come persona colta) che allegramente dice che le branche sono gli anelli <strong>della forbice</strong>, quelli dove si infilano le dita&#8230; E lo stesso appare come risposta fra le quattro alternative. <em>La forbice</em> esiste come vocabolo, ma non è quella con cui tagliereste qualcosa (be&#8217;, a meno di non privilegiare forme arcaiche o dialettali)! Io uso ancora le forbici per quello.</p>
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		<title>Lettera aperta a Bernardo Caprotti</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Oct 2007 09:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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Caro Caprotti,il Suo libro, &#34;Falce e carrello&#34; è arrivato nella mia vita con la posta due o tre giorni fa allo studio di mio padre, dove sto per completare il triennio di tirocinio per diventare anch&#8217;io dottore commercialista. Poiché adoro i libri, prima degli altri ho preso in mano il Suo, con l&#8217;urgenza di chi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marsilioeditori.it/schedalibro.htm?codice7=3179372&amp;lb=1" target="_blank"><img width="126" height="200" align="left" style="border-style: solid; border-width: 0px; margin: 6px; padding: 0px;" src="../wp-content/images/falce_e_carrello.jpg" /></a></p>
<p>Caro Caprotti,<br />il Suo libro, &quot;Falce e carrello&quot; è arrivato nella mia vita con la posta due o tre giorni fa allo studio di mio padre, dove sto per completare il triennio di tirocinio per diventare anch&#8217;io dottore commercialista. Poiché adoro i libri, prima degli altri ho preso in mano il Suo, con l&#8217;urgenza di chi non vuole essere preceduto, letteralmente trafugandolo, e pur non avendo idea di cosa si trattasse ho cominciato a leggerlo, trascurando colpevolmente quello che stavo facendo.<br />Da allora non ho più potuto fermarmi. Le pagine che ha scritto sono talmente autentiche, sincere, la storia che racconta così incredibile che ne sono rimasta immediatamente avvinta. Ho sentito parlare quasi tutti i giorni da mio padre delle storture della Repubblica e che la politica sia legata all&#8217;economia è una cosa che tutti danno per scontato, ma lo fanno come se fosse normale e come se nel nostro Paese, in fondo, non accada nulla di così diverso rispetto a quello che succede negli altri, magari anche in scala ridotta visto che siamo più piccoli, per esempio, degli Stati Uniti. Ma un conto è immaginare vagamente, un altro conto è venire a conoscenza di fatti oggettivi, incontrovertibili, minuziosamente raccontati, messi sotto i tuoi occhi nero su bianco, con una chiarezza che rende impossibile non capire e perdipiù con una documentazione allegata a dir poco stupefacente.<br />Così ho partecipato alle incredibili vicende capitate alla Sua Esselunga con un&#8217;accoramento che in genere è scatenato dai grandi scrittori: davvero non so dirle con che avidità, passione e addirittura oserei dire <em>ardore</em> ho letto le sue pagine, i documenti allegati, gli articoli tratti dalla stampa. L&#8217;avidità di una donna che sta per compiere 29 anni e ha fame di sapere, di conoscere davvero la storia recente dell&#8217;Italia, vuole essere consapevole, capire. Cosa resa quasi impossibile dal modo (volutamente?) contorto in cui i fatti vengono raccontati. O semplicemente omessi. Io invece voglio sapere come stanno davvero le cose.</p>
<p>E&#8217; per questo che Lei mi ha fatto un grande regalo. Immenso. Lei ha regalato a me e all&#8217;intero Paese la verità.<br />Lei mi ha permesso di sapere che la Coop sia finanziata dal &quot;prestito sociale&quot; e<br />
che proprio con quei soldi Unipol tentasse le sue scalate (altro che<br />
prestito per migliorare il servizio ai soci!). Mi ha permesso di sapere in che modo meschino (e illegale) le Coop si assicurino, dove la politica è favorevole, di non avere concorrenti. Io non sapevo che l&#8217;impero<br />
delle Coop comprendesse la distribuzione alimentare e le assicurazioni<br />
ma anche le costruzioni edili, l&#8217;agroalimentare, i servizi, i<br />
macchinari industriali, il turismo, la pesca, il mercato abitativo e i<br />
telefonini.<br />E non<br />
avevo idea di che strumento micidiale fossero stati i sindacati per<br />
annientare un&#8217;azienda. Noi giovani cosa sappiamo davvero del &#8216;68? Non potevo immaginare quante illegittime<br />
limitazioni alla libertà dovesse subire un cittadino italiano colpevole<br />
di voler fare il suo lavoro, ma di non aderire alla parrocchia del potere.</p>
<p>E se il nostro Presidente del Consiglio può permettersi di mostrare tanta incredibile preoccupazione per una possibile acquisizione della Esselunga da parte degli stranieri (tanto affanno non c&#8217;era quando un bel pezzo della FIAT è passato ai Cinesi!), continuando a caldeggiare pesanti ingerenze della politica negli affari delle aziende private italiane (come se fossero roba loro), è perché la maggior parte delle persone non coglie il vero significato di queste parole, anche perché molti ignorano il ruolo e i privilegi incredibili delle Coop: si pensa in qualche modo che in effetti è cosa giusta che un&#8217;azienda resti italiana, tutto qua. Ma invece il vero significato della manovra è questo: si offre la possibilità di eliminare un concorrente della grande distribuzione, la Coop lo compra ed è fatta, il suo potere aumenta e la concorrenza si assottiglia sempre di più, i prezzi aumentano e questo naturalmente va a discapito, manco a dirlo, dei poveri consumatori italiani, che non sanno più cosa inventarsi per riuscire a fare la spesa.</p>
<p>Tutto questo è molto più chiaro anche a me, adesso, per merito del Suo libro.<br />Perciò grazie, grazie per questa denuncia che, in un Paese civile, dovrebbe da sola bastare alla Magistratura per fare il proprio dovere. Grazie di cuore a Lei e a tutti Voi di Esselunga. Grazie per il coraggio con cui siete andati avanti, per aver<br />
vinto senza infangarvi, per aver seguito dei valori. Grazie a Lei per essere un uomo<br />
di un&#8217;altra epoca, per la dovizia di particolari profusa, per averci<br />
regalato nomi e cognomi di questi arroganti prevaricatori, immuni alle<br />
leggi e insensibili all&#8217;onestà, per il coraggio e l&#8217;indignazione di chi<br />
sa che ha ragione. Grazie per la scintilla che ha acceso in me. Vorrei che libri così piovessero tutti i giorni<br />
nelle nostre case.</p>
<p>Con i migliori auguri di un futuro ancora ricco di soddisfazioni.</p>
<p>Simona Calabrese</p>
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		<title>I giochi di una volta</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Sep 2007 13:24:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri sera, mentre leggevo Underworld di Don DeLillo, sono arrivata al punto in cui un professore nella New York del 1951 guarda giocare i ragazzi per strada. Li osserva, sente i loro schiamazzi e, parlando con un cameriere che fuma una sigaretta durante la pausa, osserva che nel 1951 non ci sono più i ragazzini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sera, mentre leggevo <a href="http://www.tempimoderni.com/1999/dicembre/rubriche/libri/underworld.htm" target="_blank">Underworld di Don DeLillo</a>, sono arrivata al punto in cui un professore nella New York del 1951 guarda giocare i ragazzi per strada. Li osserva, sente i loro schiamazzi e, parlando con un cameriere che fuma una sigaretta durante la pausa, osserva che nel 1951 non ci sono più i ragazzini di una volta buttati per strada a giocare.</p>
<p>Questo mi ha fatto pensare che è vero, un tempo si giocava per strada mentre ora è difficile vedere gruppi di bambini che si trastullano nelle pubbliche vie. Oddio, è facile vedere gruppi tipo comitive, coppie, ragazzini delle medie che fumano dietro i cespugli, ma chi diavolo gioca più a nascondino? A &quot;uno, due, tre&#8230; stella!&quot;? E così, sull&#8217;onda della nostalgia, mi sono ricordata di giochi bellissimi che nemmeno ricordo bene, che certo, hanno un senso solo se sei piccolo e che forse già i bambini di oggi non possono più conoscere.</p>
<p>Per esempio la &quot;Campana&quot;. Non conosco l&#8217;origine del nome, ma si tracciava col gesso sui marciapiedi un tracciato fatti di 10 caselle numerate: prima la 1 e la 2, in seconda fila solo la 3, poi la 4 e 5 e così via. Ciascuno si sceglieva un sasso studiandolo attentamente perché sarebbe servito per lanciarlo nelle caselle: se la pietra usciva fuori dai bordi della casella perdevi il turno, altrimenti potevi saltellare, sempre facendo attenzione a non toccare i bordi delle caselle, dalla 1 alla 10 e ritorno. Passando vicino alla casella con la pietra, al ritorno, la riprendevi al volo per poterla lanciare ancora dalla base di partenza&#8230;</p>
<p>Un altro gioco molto più complicato e che ricordo appena, tipico delle bambine, si faceva con un lungo cerchio di elastico. Due amiche si infilavano nell&#8217;elastico e lo tenevano teso, in modo che si formasse una doppia corda. La terza doveva fare una serie di esercizi sempre più difficili, calpestando e facendo di tutto con questi elastici, passando anche di livello, finché non sbagliava. Come si intrecciava quell&#8217;elastico! Ci voleva molta abilità, mi appassionava da morire, ma non ho mai primeggiato. Bisognava ricordare tutti i passi, altrimenti perdevi il turno, e la mia memoria non è mai stata a prova di bomba.</p>
<p>Chissà, magari qualcuno trova familiari questi giochi! O forse da una regione all&#8217;altra cambiavano tantissimo. Cosa facevate alle elementari? (Be&#8217;, io facevo mille altre cose, ero piuttosto turbolenta come bambina <img src='http://www.eccessivamente.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> )</p>
<p>Non so se sia vero che oggi i bambini non fanno più quello che facevamo noi, ma se così fosse, se tutta la fantasia si fosse esaurita per seguire giochi da playstation e altra roba industriale, cavoli, mi dispiace davvero per loro.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Insulti</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jul 2007 11:23:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; incredibile, pare che nonostante l&#8217;incontestabile passare dei decenni, l&#8217;unico epiteto per offendere una donna continui ad essere il solito troia, puttana, ninfomane e ogni altro termine che si riferisca&#160;espressamente&#160;alla vita sessuale dell&#8217;insultata (attiva anziché no). Di converso,&#160;per l&#8217;uomo resta intramontabile &#34;cornuto&#34;, perché è sempre l&#8217;attività sessuale della donna ad essere offensiva.Non ho mai sentito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; incredibile, pare che nonostante l&#8217;incontestabile passare dei decenni, l&#8217;unico epiteto per offendere una donna continui ad essere il solito troia, puttana, ninfomane e ogni altro termine che si riferisca&nbsp;espressamente&nbsp;alla vita sessuale dell&#8217;insultata (attiva anziché no). Di converso,&nbsp;per l&#8217;uomo resta intramontabile &quot;cornuto&quot;, perché è sempre l&#8217;attività sessuale della donna ad essere offensiva.<br />Non ho mai sentito dire &quot;cornuta&quot; a una donna dall&#8217;automobilista incazzato mentre è in coda, e non ho mai sentito insultare un uomo perché di dubbia moralità (leggi: troppo attivo sessualmente).</p>
<p>Non si potrebbe evolvere verso nuovi orizzonti? Che noia! E che anacronismo&#8230;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La bellezza a tutti i costi</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jul 2007 11:20:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[La notizia della vittoria dello spot di Dove al Festival Internazionale della pubblicità di Cannes non è certo fresca di giornata, ma merita una riflessione, per quanto necessariamente breve.Ho&#160;visto tempo fa&#160;il video dello spot Evolution&#160;realizzato&#160;per&#160;il Self esteem fund di Dove: una ragazza carina, ma certamente non una bellezza mozzafiato, viene trasformata completamente prima da trucco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="BORDER-RIGHT: 0px solid; PADDING-RIGHT: 0px; BORDER-TOP: 0px solid; PADDING-LEFT: 0px; PADDING-BOTTOM: 0px; MARGIN: 6px; BORDER-LEFT: 0px solid; PADDING-TOP: 0px; BORDER-BOTTOM: 0px solid" height="174" alt="dove.jpg" src="http://www.eccessivamente.com/wp-content/images/dove.jpg" width="260" align="left" />La notizia della vittoria dello spot di Dove al Festival Internazionale della pubblicità di Cannes non è certo fresca di giornata, ma merita una riflessione, per quanto necessariamente breve.<br />Ho&nbsp;visto tempo fa&nbsp;il <a href="http://www.youtube.com/watch?v=L_aDpmfAzxI" target="_blank">video dello spot Evolution</a>&nbsp;realizzato&nbsp;per&nbsp;il Self esteem fund di Dove: una ragazza carina, ma certamente non una bellezza mozzafiato, viene trasformata completamente prima da trucco e acconciatura, successivamente (vero colpo di grazia) dalle manipolazioni incredibili dei software per il fotoritocco. Ed ecco apparire <strong>una donna che non esiste</strong>, con il collo più lungo, gli occhi più grandi,&nbsp;la pelle&nbsp;così perfetta, levigata,&nbsp;luminosa che lascia incantati. La stessa donna che finirà sulle riviste femminili e che farà soffrire&nbsp;migliaia di&nbsp;ragazzine desiderose di essere come lei. Ragazzine ignare del fatto che quella bellezza, dal vero, non esiste.</p>
<p>Questo perché oggi una donna cresce con la consapevolezza che essere belle è un dovere e&nbsp;una necessità prima ancora che una soddisfazione personale. La bellezza serve per lavorare, per avere successo, per avere amici, per ottenere cortesia, per essere stimate e ammirate.&nbsp;Perciò mentre è giusto cercare di essere al meglio, è meschino ricorrere a&nbsp;dei biechi espedienti per distorcere e manipolare l&#8217;idea della bellezza.&nbsp;L&#8217;innaturalezza che&nbsp;ci propinano con tanta disinvoltura porta davvero a dei confronti crudeli, dove non si può che uscire sconfitte. Un plauso perciò alla <a href="http://www.dove.com/it_it/it_it/index.html" target="_blank">campagna per la bellezza autentica&nbsp;di Dove</a>,&nbsp;e alla ricerca della naturalezza in un mondo ormai troppo artefatto. Che possa aprire gli occhi&nbsp;a chi ne ha davvero bisogno.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La classifica della pace</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jun 2007 11:31:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mia</dc:creator>
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La pace è la pietra miliare alla base della sostenibilità: l&#8217;unica condizione fondamentale perché il pianeta non soccomba è infatti che le nazioni potenti si coalizzino tra loro e risolvano davvero problemi globali come la sovrappopolazione, l&#8217;accesso alle risorse idriche, il cambiamento del clima eccetera.Per questo motivo è stato costruito, per la prima volta, un indice [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="BORDER-RIGHT: 0px solid; PADDING-RIGHT: 0px; BORDER-TOP: 0px solid; PADDING-LEFT: 0px; PADDING-BOTTOM: 0px; MARGIN: 0px; BORDER-LEFT: 0px solid; WIDTH: 513px; PADDING-TOP: 0px; BORDER-BOTTOM: 0px solid; HEIGHT: 299px" height="299" alt="mappa.jpg" src="http://www.eccessivamente.com/wp-content/images/mappa.jpg" width="513" align="middle" /></p>
<p>La pace è la pietra miliare alla base della sostenibilità: l&#8217;unica condizione fondamentale perché il pianeta non soccomba è infatti che le nazioni potenti si coalizzino tra loro e risolvano davvero problemi globali come la sovrappopolazione, l&#8217;accesso alle risorse idriche, il cambiamento del clima eccetera.<br />Per questo motivo è stato costruito, per la prima volta, un <strong>indice globale della pace</strong>.<br />Tutti i Paesi del mondo sono stati classificati in base a quanto siano pacifici o meno, come esposto nella mappa. La prima della classe è la Norvegia, l&#8217;Irlanda la quarta, l&#8217;ultimo al mondo è l&#8217;Iraq, mentre noi Italiani siamo 33esimi. Poteva andarci peggio. Anzi, tutto sommato l&#8217;Europa sembra un buon posto dove stare.<br />L&#8217;intento di <strong><a href="http://www.visionofhumanity.com/">Vision of Humanity</a></strong> è mostrare la pace come qualcosa di diverso da ciò a cui siamo abituati a pensare. Storicamente, la pace è stata sempre percepita come qualcosa che si ottiene dopo una guerra e il suo valore economico non è mai stato compreso in maniera adeguata. Perciò Vision of Humanity si fa promotore per la salvaguardia di un valore che ci salverà tutti, raccogliendo dati dettagliati, <br />E&#8217; interessante dare un&#8217;occhiata al<a href="http://www.visionofhumanity.com/rankings/" target="_blank">l&#8217;elenco dettagliato di 121 Paesi classificati in base all&#8217;indice globale della pace</a>, come pure al modo in cui è costruito il rank di ogni Paese&#8230; Non avrei mai immaginato, non so nemmeno perché, che la Corea del Sud, il Cile, l&#8217;Estonia, fossero più pacifici di noi.<br />Ecco perché è giusto divulgare una classifica della pace. Servirà davvero a sensibilizzare il mondo?<br />Speriamo di sì.</p>
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		<title>Senza parole (e con un groppo in gola)</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2007 22:31:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di solito evito la cronaca, ma le notizie arrivano lo stesso e come puoi difenderti dalla brutalità, dalla rabbia, dall&#8217;assurdità di una morte tanto cattiva? Una ragazza come me, nella metro B di Roma, una delle tante che affollano quei treni, gli stessi che prendevo anch&#8217;io quand&#8217;ero matricola, che muore per la punta di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di solito evito la cronaca, ma le notizie arrivano lo stesso e come puoi difenderti dalla brutalità, dalla rabbia, dall&#8217;assurdità di una morte tanto cattiva? Una ragazza come me, nella metro B di Roma, una delle tante che affollano quei treni, gli stessi che prendevo anch&#8217;io quand&#8217;ero matricola, che <a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/04_Aprile/27/metro_ragazza_morta.shtml" target="_blank">muore per la punta di un ombrello infilzata in un occhio</a>.</p>
<p>Davvero mi viene da piangere perché non puoi fartene una ragione, non può esistere niente che renda giustificabile una cosa del genere. La morte è sempre difficile da accettare, ma persino come morte violenta, questa mi fa vomitare tanto è gratuita.</p>
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		<title>Wind colpisce ancora</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2007 16:26:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alla Wind non hanno digerito le bacchettate dell&#8217;Authority sui loro simpatici trucchetti per sfuggire all&#8217;applicazione del D.L. 7/2007.Hanno pensato giorno e notte a come reagire, e anche se speravo di scoprirlo il più tardi possibile, oggi, mentre parlavo amabilmente al telefono, ecco la risposta. Un bip. E&#8217; il bip che fa il cellulare quando ti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alla Wind non hanno digerito le bacchettate dell&#8217;Authority sui loro <a href="http://www.eccessivamente.com/2007/03/05/le-nuove-ricariche-senza-costi-aggiuntivi/" target="_blank">simpatici trucchetti per sfuggire all&#8217;applicazione del D.L. 7/2007</a>.<br />Hanno pensato giorno e notte a come reagire, e anche se speravo di scoprirlo il più tardi possibile, oggi, mentre parlavo amabilmente al telefono, ecco la risposta. Un bip. E&#8217; il bip che fa il cellulare quando ti avverte che è arrivato un messaggio durante la conversazione. Chi sarà? Già ipotizzavo belle notizie e invece, indesideratissimo, un glaciale avvertimento:</p>
<p><font color="#cc0000"><strong>&#8220;Gentile Cliente, dal 01/05/07 il suo piano tariffario Wind 10 diventerà Wind 12. Per info sulle condizioni chiami il 158&#8243;.</strong></font></p>
<p>Ah, ecco. Così pagai il balzello sul cambio di piano tariffario per pagare un sms 10 centesimi e ora sono punto e daccapo. Non mi piace che una società che di certo non ha problemi di margine si accanisca con i clienti acquisiti per costringerli, con le buone o con le cattive, a pagare di più. Per cui, per me, è arrivato il momento di guardarsi intorno e <strong>cambiare</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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