Archive for the 'Deliri personali' Category

Mag 19 2006

In trasferta da blogger

Published by Mia under Deliri personali, Società

Be’, blogger mi ci sento poco, lo ammetto, ma domani partirò lo stesso per Senigallia, insieme a Giovy (lui ne ha già parlato), per partecipare al convegno: “Blog, lo spazio vitale della rete”, secondo dei tre appuntamenti di “Scripta Volant: Blog generation. Alla conquista dei media”. Non so bene cosa aspettarmi, ma penso che sarà molto interessante per una principiante come me approfondire il ruolo che un blog può avere (o ha già?) tra i media… Ne so così poco che sarà facile essere indottrinata!

La valigia devo ancora farla, come da tradizione. Le previsioni del tempo, elaborate dall’insostituibile Meteolive, sono stavolta troppo complicate per poter essere lette al volo: c’è un’interessante dissertazione su cosa può accadere quando una saccatura si spinge troppo ad ovest, con tutte le ipotesi meteorologiche più plausibili in un caso simile, seguite dalle previsioni per il prossimo fine settimana e giorni successivi. Tutto quel mi bastava e che mi è parso di capire tra uno sbadiglio e l’altro è che il tempo si manterrà buono fino a domenica, e che da lunedì si guasterà al nord. Ma lo ammetto, forse stavolta il disegnino col sole (che in genere disdegno) sarebbe stato più immediato.

Be’, è decisamente ora di andare. Buon weekend a tutti! E per i lettori tempestivi, buonanot… Zzzz…. zzz….

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Mag 15 2006

Un altro lunedì

Published by Mia under Cinema, Deliri personali

Ecco un altro lunedì al quale non sono preparata ed ecco un’altra mattina in cui non ho trovato tempo né voglia di fare colazione. Questo però non vuol dire che non abbia fame e che, ora come ora, data la stringente necessità del mio stomaco, l’unica cosa che potrebbe rendermi felice è vedere apparire qualcuno nello studio con un cappuccino fumante… (per me, ovviamente). Anche un cornetto non ci starebbe male.

Dopo tutto il caldo di ieri e tanto entusiasmo profuso per l’arrivo del caldo, rieccomi a tremare dal freddo. Le vicissitudine meteorologiche continuano a influenzare la mia vita e devo ammettere che non ne posso più di quest’aria odorosa di pioggia, fredda, e di questo grigio noioso e persistente. Mi pare di abitare in Olanda. Be’, armiamoci di nuovo di pazienza e aspettiamo che torni a far caldo, tanto emigrare in California pare poco plausibile così, su due piedi.

Per stupirvi (e unicamente per questo) vi dirò che ieri, per la prima volta, ho visto "Incontri ravvicinati del terzo tipo" (Spielberg, 1977), che starvene a parlare pare anacronistico e perciò vi risparmio. Non ho mai voluto vedere un film così dichiaratamente bello in tv, così ho aspettato di vederlo, come ho fatto ieri, con un proiettore e con l’audio meraviglioso che offre lo stereo. Be’, posso confermare alle altre due persone che ancora non l’hanno visto, che è veramente molto bello, anche se io sono poco sensibile al tema degli alieni e mi faccio coinvolgere poco da possibili rapimenti e viaggi intergalattici. La versione che ho visto è la director’s cut, sicuramente più lunga di quella andata in tv, ma non so di quanto. Una scena che mi ha colpito molto è stata forse proprio una di queste che in pochi hanno visto, quando Richard Dreyfuss deve riprodurre la Devil’s tower in casa sua e comincia ad estirpare le piante dal giardino e a buttare la terra in casa con la pala da una piccola finestra: davvero inquietante. E il bambino, Barry, racchiude in sé tutto il senso dell’ineluttabile in un modo a dir poco affascinante. Un vero classico.

Buon lavoro a tutti!

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Apr 24 2006

Inside Man

Published by Mia under Cinema, Deliri personali

Finalmente un bel sole abbagliante si sparge copioso dappertutto. Le feste non sono ancora concluse, ma domani per me, nella migliore delle ipotesi, ci sarà un caffè alle 18 che sancirà la chiusura della giornata lavorativa. Se tutto va bene.

Sono andata a vedere Inside Man, un’altra fatica di Spike Lee, visto che era da tanto che disertavo i cinema (come tante altre cose). Il film è davvero bello, non è mai noioso, ha un ritmo sostenuto ma non inafferrabile, e i personaggi hanno il merito di non essere troppo scontati, trattandosi di un film di genere (rapina in banca). Tuttavia, non essendo forse il genere di film che preferisco, è accaduto, come accade spesso, che già qualche minuto dopo essere uscita fuori dal cinema nessuna emozione grondasse dal cuore ed ecco che questo film rientra in un genere d’intrattenimento perfettamente riuscito, ma che non è riuscito davvero a conquistarmi, a toccare quelle corde d’entusiamo che solo certi film riescono a raggiungere.

Giovy, invece, lui sì che riesce a conquistarmi… Ad esempio stappando per me una bottiglia di Domaine Lamargue del 2000 :-)

Imitatelo.

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Feb 20 2006

2 cose da evitare

Published by Mia under Cinema, Deliri personali

1. Cominciare il lunedì facendo le stesse identiche cose sbagliate delle settimane precedenti perdendo chissà dove l’entusiasmo che potrebbe farti sopravvivere fino a sera (e se non avessi tanto sonno potrei magari dissertare con più convinzione sull’argomento, ma tant’è…)

2. Andare a vedere Prime. In genere non vado a vedere un film di cui non so assolutamente niente e nemmeno ho una venerazione spiccata per il regista, ma per amore si fa questo ed altro! Be’, già dai titoli di testa avevo capito che il film non era un granché (in genere bastano pochi fotogrammi a capirlo), ma la certezza viene dal primo dialogo: Uma Thurman che parla dolcemente alla sua ancor più melassosa psicoterapeuta Meryl Streep… Ma dove diavolo è il mordente della commedia? Le battute latitano, il film si perde in lungaggini che non portano da nessuna parte, persino Uma (che è ovviamente bellissima e vestita divinamente) sembra avere poco senso ed essere fuori da ogni personaggio. La libidine tra una 37enne (Uma) e un focoso 23enne, la cui madre è proprio la psicoterapeuta in questione. Ma non aspettatevi che questo comporti qualche sviluppo interessante. 5 stentato.

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Feb 18 2006

Indimenticabile

Published by Mia under Deliri personali, Musica

Bari, teatro Team. Un’enorme struttura calda, accogliente, con uno stile tutto suo molto moderno, divani rossi, pareti blu e dappertutto foto incorniciate dei precedenti concerti. Dà l’idea che non sia fatto di cemento, è come se possa flettersi insieme alla gente. Con tutta calma abbiamo ritirato i biglietti, poi mangiato qualcosa, per arrivare al momento in cui tutti cominciavano a prendere posto. Saliamo in galleria e guardiamo a bocca aperta sterminate seggiole, come un mare, avanti a noi e poi oltre, sotto di noi, fino al palco. Passano i minuti, con un misto tra emozione e impazienza, poi tutto si spegne di colpo, un buio pesto ci piomba addosso, l’emozione cavalca tra la folla e scroscia in un applauso delirante…

Capossela comincia con i primi brani del suo ultimo album, si veste da minotauro, ci spinge tutti in quel tumulto che è Brucia Troia, che dal vivo fa pensare a un’orgia infernale oltre che alla caduta di Troia, e ci parla, dopo l’esplosione dei primi brani, con un soffio di voce, tossicchiando, con l’aria dimessa e insieme carica di mistero, schernendosi come se non potesse parlare a voce più alta. Poi riprende la musica e la sua voce acquista improvviso vigore, è piena, è mutevole, è calda, è rauca, è un intero mondo che brilla solo per noi.

Vinicio è stato attore, e umilmente ha dato vita a questo suo poliedrico mondo che comincia in Medio Oriente, passa per la Russia, a Mosca, poi invece rievoca i gladiatori del Colosseo al punto che si teme che stia per balzare un leone sul palco, fa infine un’occhiolino alla mitologia, con il Cha-cha-cha della Medusa. I momenti più alti del concerto sono stati quelli più intimi in cui con appena qualche nota alla chitarra e la sua voce riusciva a sperderci in un mondo di languori e nostalgia, di verità assolute, di sogni ineffabili. Bellissima S.S. dei naufragati, in cui lui, naufrago, suona all’organo questa storia di mare, suggestiva, minimale, che aleggia tra noi insieme ai fuochi fatui, alla preghiera, al brivido mistico della Santissima dei Naufragati. “Acqua, acqua, acqua in ogni dove e nemmeno una goccia, nemmeno una goccia da bere”.

Tributo toccante e sentito a Matteo Salvatore, e in terra pugliese non poteva mancare Il ballo di San Vito, accolto da una standing ovation, da un incessante e tarantolato saltellare di tutti… Una grande festa, “e non bastan le parole”.

Indimenticabile la conclusione del concerto. Luci accese, gente in piedi che fa per andare via, Vinicio che scivola sul palco come un gatto, e attacca al pianoforte gli accordi della sua Ovunque proteggi. Commozione che sala alla gola, tutti fanno per sedersi, rapiti, ma lui no, no, ci dice, con un cenno della mano, state in piedi, ve la suono mentre ve ne andate via, rimanete così come vi trovate, abbracciati, non vi sedete. E lo dice con un affetto, con un’umiltà che ti devasta. Gli accordi semplicissimi di questa meravigliosa ballata sono appena accopagnati da un giro di basso, percussioni appena percettibili, morbidissime, e la voce di Vinicio che ci commuove e ci fa rabbrividire mentre tutto sta per disfarsi, in piena luce, i posti sono ormai abbandonati, c’è quella precisa scenografia, che abbiamo creato noi, di una cosa che sta per finire. E finisce. E Vinicio ci dice con tenerezza: “Ora potete andare in pace”.

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Feb 17 2006

Una botta di vita

Published by Mia under Deliri personali

Oggi rischio un’overdose da adrenalina… Reduce dall’esame per la patente (i quiz) trionfante e stremata, dopo un drammatico risveglio alle 6,30, raccolgo gli ultimi brandelli di forze per prepararmi a uno dei concerti più desiderati di tutta la mia vita dopo quello dei Radiohead: finalmente ascolterò dal vivo il mitico Vinicio Capossela,
in tour per presentare il suo nuovo album: “Ovunque proteggi”.
Così stasera sentirò dal vivo parecchi di questi brani che profumano d’oriente e hanno il gusto della rivolta. Non ci posso credere!!!

La cosa che poi mi rende entusiasta è che il concerto è in un teatro, con i posti numerati. Ciò vuol dire che non devo finire in quella ressa infernale tipica dei concerti rock, dove sgusci come un’anguilla per conquistare un tuo spazio, mentre comunque ti schiacciano come una sardina e una volta perso in quel magma in tumulto non puoi assolutamente andare a prendere una birra sennò finisci automaticamente in coda…

Questo sì che è un venerdì! Altrettanto anche voi :-)

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Feb 10 2006

Giochi invernali 2006

Published by Mia under Deliri personali, Eventi

Ma perché vedendo i cerchi olimpici che si innalzano e si colorano, sia pure nelle immagini a singhiozzo che concede l’adsl, mi salgono le lacrime agli occhi? E perché a vedere sfilare gli atleti di 80 paesi nel mondo, sentire annunciare in tre lingue il nome di ogni paese, sapere che tutto il mondo si riunisce insieme in nome dello sport mi vengono i brividi e mi sento dilaniata dall’emozione? E perché amo tanto i giochi olimpici, trovo ammirevole la dedizione degli atleti, la loro voglia di competere, e tutto mi appare così sano e bello?

Che darei per essere a Torino!

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Feb 03 2006

Virus

Published by Mia under Deliri personali

Virus nel computer, virus nel cervello e virus annidati da qualche altra parte che mi fanno sentire a pezzi. La sensazione che qualcosa si stia scatenando, in un micidiale accordo tra macchine e cellule viventi, mi fa girare la testa… Se si potessero fermare gli impulsi autolesionisti e ci si potesse comportare sempre in modo impeccabile per non turbare il proprio equilibrio di mattina, sul posto di lavoro, quando niente e nessuno può tirarti fuori da un’impasse cerebrale, sarebbe tutto troppo comodo. Ma invece cominci a sudare, fingi di ascoltare gli altri, cerchi disperatamente una via d’uscita che non c’è, immergi la mente nel tuo peggior passato e finisci sopraffatto dall’alienazione, mentre il tuo stupido pc si mette a dare i numeri tanto per trovarsi in armonia col virus kamasutra che però con i miei microchip non c’entra niente…

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Feb 01 2006

Giornata no

Published by Mia under Deliri personali

Essere meteoropatici è una bella fregatura, ed essere vanitosi è una fregatura ancora maggiore. Per festeggiare la meraviglia del sole che oggi finalmente splendeva su questo angolo di mondo, mi sono accollata tutte le rogne da fare in giro: banca, posta, uffici, tutto per approfittare e fare una bella passeggiata. Poiché il sole per me è un autentico propulsore dei movimenti, l’iniezione di entusiasmo mi ha portato a sentirmi più felice e più bella… E così, invece di mettere il cappotto con cui esco solitamente quando so che incontrerò solo esponenti della terza età in giro, ho messo il mio cappotto più bello, il cappotto preferito tra tutti i preferiti che io abbia mai avuto. In poche parole, quello che amo.

Me ne sono andata in giro, così meravigliosamente bardata, e ho fatto un salto da mia nonna per vedere se avesse bisogno di qualcosa. E a casa sua - orrore! - mi sono avvicinata alla sua stufa assassina, uno di quei diabolici aggeggi con la resistenza che si riscalda… E’ stato un attimo: una zaffata di bruciato giunge alle mie narici…

Disastro! Un’orrenda macchia giallastra deturpa la lana del mio povero cappotto… Chi e come potrà rimediare a una cosa del genere? Ho già studiato varie ipotesi, ma l’unica ancora in vita è quella di coprire con la tempera la macchia. No comment.

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Gen 24 2006

Fobie di paese

Published by Mia under Deliri personali

Be’, dovrei andare a casa a mangiare, ma oggi non ne ho la minima voglia. Calcolate che per arrivare a casa, a piedi, mi occorrono 2 minuti. Calcolate che abito in un paese dove il pranzo è sacro (in provincia di Foggia) e non esiste nient’altro che un essere umano ragionevole potrebbe pensare di fare tra le 13:30 e le 16:00. Aggiungiamo pure che da due o tre giorni il mio appetito è andato a farsi benedire e che detesto fare ogni giorno la stessa cosa (perciò detesto che tutti i giorni stia scritto che devo pranzare in famiglia). La monotonia è una delle cose più irritanti della vita in paese, ed è una delle cose che al mondo tollero meno.

Oggi avrei voluto pranzare con una mia amica, o con il mio ragazzo, fuori casa, in uno di quei posti di cui le città sono piene, il classico bar che diventa tavola calda. Ne ho così voglia che forse (ma forse no, ripensandoci) mi sarei piegata ad andare in un McDonald’s… (orrore!) Ok, niente Mc, si va a casa.

Sic!

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