Archive for the 'Deliri personali' Category

Ott 06 2006

La mia nuova vita con il Nokia N70

Published by Mia under Deliri personali

nokia_n70.jpegIeri è stata una giornata in apnea. Ore e ore di attesa per conoscere l’esito dell’esame orale di avvocato che ha sostenuto mia sorella, discussioni con mio padre, acquisti frenetici dell’ultimo minuto e un Nokia N70 che all’improvviso è apparso nella mia vita. Tensioni e ansie che si sono sciolte quasi a fatica con l’esito assolutamente positivo per mia sorella e questo regalo di Giovy che là per là mi ha scombussolata tutta.
Mai avuto un telefono così costoso in tutta la mia vita! Sono sempre stata del partito dei "basta che telefoni, sia funzionale e anche gradevole all’aspetto, il resto non conta". Spendere più di 100 euro per un cellulare mi sembra assolutamente inutile.
In più sono sentimentale, ecologista e contraria allo sciupio consumistico che porta al decesso prematuro tanti poveri cellullari perfettamente funzionanti… Cioè finché non collassa non lo cambio. Ma inaspettatamente mi sono lasciata coinvolgere da questo piccolo portentoso "dispositivo". Come avrei potuto prevedere che una cosa che non ho mai desiderato potesse portare piano piano tanta euforia?
È assolutamente fantastico, puoi scorrere i messaggi ricevuti senza doverli aprire e chiudere uno a uno, puoi personalizzarlo come ti pare, ha suonerie bellissime, ha la fotocamera, legge gli mp3, si collega al computer… Ma che ve lo dico a fare? Sicuramente chiunque ne sa più di me a riguardo (datemi il tempo di leggere il manuale delle istruzioni).

Così, ecco, è l’inizio di una nuova era. Come pure della terza serie di Lost, assaggiata sul finire di ieri col fiato mozzo, in quasi contemporanea con gli Stati Uniti.

Per entrambe le cose, grazie Giovy ;-)

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Set 26 2006

Il destino di un ombrello

Published by Mia under Deliri personali

È cominciata la stagione delle piogge. Appena aperte le persiane, stamattina, mi sono sentita proiettata nel cuore più grigio dell’autunno. Acqua dappertutto che pioveva da un cielo mai stato così livido da mesi. Così si pone immediato un drammatico problema: procurarsi un ombrello.

Secondo la legge di Murphy, più l’ombrello è di valore, prima lo perdi. Se invece costa poco, state pur certi che avrà buone probabilità di finire nel mucchio degli ombrelli rotti e inutili che si accumulano in casa, che quando ti ostini a girarci rischi di accecare qualche povero disgraziato.
Visto che il mio bellissimo ombrello verde della passata stagione è rimasto nel multiplex di Andria (io insinuo che stavolta non sia stata colpa mia!) e che non avevo ombrelli sgangherati da riciclare per l’occasione, non ho potuto far altro che buttarmi sotto la pioggia, che potrà sembrare folle o eroico, ma che non è niente di tutto questo, visto che lavoro a cinquanta passi da dove abito…

Eppure ogni volta che compri un ombrello ti dici: "Starò attentissimo, non lo lascerò nei negozi, non lo dimenticherò in macchine altrui, non lo presterò, non lo porterò nei locali, non lo lascerò a sgocciolare in un angolino lontano, lo terrò sempre con me". E nonostante tanta cura, tanta attenzione, tanto attaccamento per questo piccolo, utile attrezzo, che volete, prima o poi il fato vi tende un tranello, vi schernisce, vi distoglie dal vostro importante proposito e alla fine, non c’è niente da fare, è proprio destino che vada smarrito da qualche parte. Ma alla fine mi chiedo, con tanti ombrelli perduti in ogni dove, c’è qualcuno che li trova? Chi sei, uomo fortunato? Io ti invidio.

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Set 11 2006

Congratulazioni, Giovy!

Published by Mia under Deliri personali

È su Apogeonline il primo articolo di Giovy, un grande passo in avanti, da blogger a giornalista!
Sono tanto orgogliosa, non ditemi niente, perché è l’uomo che amo.

Non ho gli allori per un’ostentatissima e stucchevole celebrazione, ma se vuoi, stasera, sorpresa speciale per festeggiare ;-)

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Set 07 2006

The man who sold the world

Published by Mia under Deliri personali, Musica

Se ti fermi a mangiare (e a bere) in un posto che si chiama Il battello ebbro, non c’è niente di più opportuno, tornando a casa, di notte, col mare nero che giace immobile al tuo fianco, di respirare a pieni polmoni la chitarra morbosa di The Man who sold the world (quella dei Nirvana). Lasciarla espandersi nel piccolo spazio della macchina chiusa, sentire il cuore che si accorda col suo ritmo, liberarsi di qualsiasi pensiero mentre lei scivola via con te, battuta dopo battuta, e tu vorresti che fosse eterna perché è in perfetta sintonia con quel sinistro ammasso di pulsioni che soffocano dentro di te.

E anche ora, che il sole splende, la voce di Kurt Kobain risuona ancora più forte. Oh no, not me, we never lost control… Rimbaud e i Nirvana, niente di più inadatto può popolare la mente durante solitarie ore di lavoro.

You’re face to face With The Man Who Sold The World…

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Lug 07 2006

Il blocco dello scrittore

Published by Mia under Deliri personali

Se siete perfezionisti, eccessivi e un po’ invasati, certo che esiste. Vorreste dire tante cose, specie quelle che vi hanno esaltato di più, come i biglietti prenotati per vedere “Toscaall’arena di Verona dopo appena due settimane, o dell’incredibile, violenta scena di pazzia che avete subito da parte di una ragazza ridicolmente gelosa che non avevate mai visto prima e che fa pesantissime allusioni sulla vostra incolpevole, casuale e sgradita presenza (ehi, io un ragazzo ce l’ho!), o degli ultimi celebri arresti dei politici locali, o dell’infarto appena sfiorato per colpa della troppa emozione di Italia - Germania, o di un’improvvisa e insperata occasione di lavoro, che potrebbe finalmente portare qualche soldarello nelle vostre tasche squattrinate… Sì, cose da dire ce ne sono tante e anche di più, e nonostante dobbiate dormire perché è tardi, approfittate di un computer disponibile e vi mettete a scrivere un bel titolone da blogger. Uhm… magari il titolo non vi convince troppo, ma quello si può aggiustare alla fine. Passate dunque al testo vero e proprio, scrivete tutti contenti, che diavolo, è un secolo che non riuscite ad avere il tempo di pubblicare qualcosa e lasciar passare un’era geologica da un post all’altro non è mai stata la vostra aspirazione quando avete aperto questa curiosa fabbrica di pensieri pubblici che è un blog. Scribacchiate due righe… Sì, dovrebbero andar bene ma poi spunta il pensiero cattivo, la critica spietata, ed è subito lampante che quello che avete appena messo giù fa schifo. Be’, non c’è un modo più gentile di dirlo, fa schifo e basta. E’ inutile, difetto gravissimo, e neanche divertente da leggere.

Non c’è problema, pensate voi, dev’essere quest’idea che proprio non va, ma ce ne sono tante! E allora affondate i denti su un nuovo argomento. Questo deve andar bene per forza, e allora giù a scrivere senza fermarvi per un po’, come degli impavidi Salinger, finché di nuovo l’ispirazione viene meno, i paragrafi s’incancreniscono e qualche click vi sbarazza della nuova, vergognosa bozza. Non vi perdete d’animo, ricominciate, ma finite sempre col cancellare tutto, strappando via quelle ignobili parole da tutti i tipi di memoria del vostro computer. Ma come faranno gli altri? Come riusciranno a scrivere tutti i giorni, qualsiasi siano le loro consizioni emotive? Queste le domande che vi stizziscono. Possibile che non si possa scrivere niente, niente, niente? Possibile che qualsiasi frase il vostro encefalo suggerisca risulti drammaticamente brutta?

Be’, è proprio così. Non si riesce a scrivere proprio niente di più convincente di questo argomentare sul niente.

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Giu 29 2006

L’estate incalza!

Published by Mia under Deliri personali

L’estate incalza… il caldo ci rimbambisce, si passa dai 25 gradi dell’aria condizionata ai 40 appena fuori la porta dell’ufficio, gli uomini e le donne parlano di vacanze e litigano, ore e ore davanti a un computer a consultare le tariffe di aerei, villaggi vacanze e pacchetti last minute, mentre la calcolatrice pure lei si è fatta rovente, assaliti da un’incredibile voglia di dormire (al fresco e al buio) che non può essere appagata, assediati da un rinnovato pullulare di isole tropicali, palme e acque cristalline sugli sfondi dei computer, sgocciolii, sperimentatori volontari di svariati tipi di deodorante, vittime di vesciche ai piedi e testimoni dell’imminente desertificazione delle città, cercando di scrollarsi di dosso l’inevitabile senso di solitudine di chi non deve partire… L’estate incalza, e noi siamo tutti felici. Think positiv!

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Giu 13 2006

zOMbie

Published by Mia under Deliri personali

Da wikipedia:

"Nelle credenze dei popoli indigeni di Haiti i sacerdoti magici (hungan) erano in grado, tramite l’uso di particolari filtri, di produrre uno stato di letargia che rendeva come morto un essere vivente, e che anche anni dopo la sua sepultura, essi erano in grado di riesumare il corpo rendendolo loro schiavo. Passando sotto il naso del morto una bottiglietta contenente la sua anima lo si poteva far risvegliare e controllarlo a piacimento."

Be’, non ho ben capito come si faccia a chiudere l’anima in una bottiglietta, ma forse qualche sacerdote magico si è appostato nei pressi del mio letto e mi ha somministrato questo diabolico filtro… Avendo passato praticamente la notte in bianco senza poter dare la colpa a terremoti e cataclismi, questa pare la spiegazione più plausibile: è tutto il giorno che mi trascino con sembianze da morta vivente, cercando barlumi di lucidità, sbagliando sportello all’ufficio postale (volevo fare un vaglia dove si spediscono le raccomandate), fingendo di seguire fior di conversazioni (la cassiera del supermercato che mai mi avrà detto?), fissando messaggi senza capirne il contenuto, persino prendendo fischi per fiaschi per mezz’ora mentre il povero Giovy pensava che io stessi capendo tutto… Dopo tanto parlare di thé e caffè, forse avrei fatto bene ad utilizzare almeno una delle due bevande! 

Ripensando allo zombiesmo… Forse anche Totti è vittima dello stesso sortilegio: se alla partita di ieri non fosse caduto, ma chi si sarebbe accorto che anche lui era in campo? :-)

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Giu 10 2006

Il thé contro il caffè

Published by Mia under Cucina, Deliri personali

Anglossassoni contro meridionali, due filosofie di vita completamente diverse e apparentemente inconciliabili. Un ristretto, intenso caffè, rigorosamente espresso, bevuto quasi bollente al bar (e solo se Illy) o una tazza di acqua colorata dalla dubbia composizione? Cosa prendere durante un piacevole incontro pomeridiano, il thé o il caffè? Questo è il problema.

La tazzina di caffè al bar, macchiato o no, è un’istituzione italiana, un motto, il motore della Nazione. Immaginate cosa accadrebbe se sparisse il caffè da un giorno all’altro… Il caffè dà un piacere indiscutibile, è un po’ una scossa allo stomaco, te lo afferra, te lo avvolge, e lascia un piacevole profumo in bocca. Ma quanto dura questo piacere? A parte la difficoltà per alcuni soggetti di zuccherarlo (c’è gente per cui amaro è ancora imbevibile, ma già con mezzo cucchiaino di zucchero l’hai ammazzato definitivamente), il caffè può avere senso a fine pasto, quando sei disposto a ingurgitare ben poco, perché troppo satollo dal resto delle portate, oppure al mattino, quando devi correre da una parte all’altra e non è certo il caso d’indugiare davanti a un’abbondante liquido bollente. Ma, come ho detto alla mia cara amica Raffaella, il caffè è come un uomo che arriva, ti sbatte e se ne va dopo cinque minuti. Cosa diavolo puoi trarre da un rito del genere? Le chiacchiere sono decisamente sovrabbondanti, non puoi fare altro che contemplare il fondo vuoto della tazzina, il cucchiaino abbandonato in un angolo e spargere la restante parte della bustina di zucchero sul piattino, magari impastarlo con la goccia di caffè nero che è rimasto… finché qualcuno comincia a guardarti storto e ti fa capire che è meglio se la pianti.

Il thè, invece, benedetta invenzione. Non è amaro, e non dovendolo zuccherare, l’estenuante fase di assaggio granello dopo granello di zucchero si può eliminare del tutto. Si può fare a casa con enorme soddisfazione, basta comprare le bustine twinings e chi non pretende di bere incredibili e costosi intrugli che provengono direttamente da India o Inghilterra è bell’e soddisfatto. Puoi sbizzarrirti a cambiare gusto: frutti rossi, frutti di bosco, bergamotto eccetera (il thé verde lasciatelo perdere, per carità) e la preparazione è così semplice che è impossibile sbagliare il rapporto acqua/polvere. Ma ciò che più conta è che il thé ti coccola, è un autentico consolatore. Ti stringi alla tua tazza calda, respiri il profumo fruttato (nel mio caso sì, perché bevo il red fruits della twinings) e bevi un sorso alla volta, corroborante, mentre stabilisci un’autentica complicità con ciò che c’è nella tazza e pare proprio di essere abbracciati. Perché il piacere del thé non dura un istante. Il thé non si può bere in piedi, è un momento di autentica riflessione, una vera pausa, un rito che ferma il mondo, alle 17 in punto o giù di lì…

Ed è stata l’unica cosa, oggi, capace di farmi stare bene fino al punto di venire qui a scrivere finalmente un nuovo post! :-)

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Mag 31 2006

Le corna sono alla moda

Published by Mia under Deliri personali, Vita vissuta

Quando un terremoto ti sveglia la notte, le seccature sono molteplici. Prima di tutto ti svegli atterrito, il letto balla insieme a tutto il resto mentre disorientato cerchi gli occhiali, l’interruttore della luce, farfugli qualcosa, gridi un nome, e il classico: “Il terremoto!” viene sputato fuori con la voce impastata dal panico e la tua mente fervida che già ti suggerisce l’idea che le pareti potrebbero finirti addosso e il pavimento sprofondare… Quando realizzi che vuoi scendere di sotto, è ormai tutto finito, ma si corre come ad avere il diavolo alle calcagna. Poi viene la fase dell’attesa, dell’inquietudine al pensiero di nuove scosse che potrebbero seppellirti vivo nel sonno. E infine, quando la ragione ti convince del fatto suo, concludi che puoi tornare a letto perché la casa è antisismica e la scossa potrebbe tornare anche dopo 24 ore.

Ma la seccatura ulteriore è che ora hai paura, e ti pare di avvertire qualcosa che trema. Il sonno se ne va lasciandoti angosciato nel buio con lo stomaco appallottolato. Tutto questo accade la notte tra domenica e lunedì, alle 4 e 20 del mattino. E non poteva essere altrimenti, vista la fama che il lunedì si è conquistato come giorno funesto della settimana e che vuole assolutamente preservare…

Ma le tragedie del lunedì non vengono mai sole, per cui il pomeriggio perdi anche i files con tutto il lavoro del mattino, lavoro intenso perché il martedì scade la trasmissione telematica dei bilanci e tutto dev’essere pronto, e fai gli straordinari. Nonostante la stanchezza, gli attacchi di panico e il sonno, quando vai a letto la sera non sei tranquillo per niente. Tutto fa paura e ci si mette anche il vento col suo pauroso ululare per strada, tra le fronde degli alberi, quasi a preannunciare una disgrazia. Finisce che resti tragicamente sveglio e approfitti di tanta inaspettata lucidità per pianificare cose importanti, per esempio decidere il menu della cena in giardino che organizzerai a breve (invitati, tornate all’ovile!), perdendoti in sofisticate creazioni gastronomiche.

Il martedì completa l’opera, ma non è portatore di disgrazie. Solo finisce di stremarti, così la notte finalmente riesci a dormire. Peccato che ora il cervello sia entrato in coma, e anche se hai gli occhi aperti sai bene che tutto ciò che potresti fare è dormire, perciò fingi di lavorare e ti leggi il corriere on-line con aria forzatamente assorta.

E l’unica “notizia” che ti senti in grado di affrontare è questa: sono fedeli solo tre coppie su dieci.

Che storia! Ognuno di noi penserà di appartenere ad una di quelle felici tre coppie che non si tradiscono, però applicando queste statistiche (e non mi chiedete da dove vengono, magari è tutta una bufula giornalistica), tra noi, qui, che ci conosciamo e commentiamo, ci saranno fior di traditori! Perché non ci autodenunciamo con un nick diverso e vediamo quanti siamo? (Giovy, tranquillo, io non c’entro, scrivo così per incoraggiare gli altri, per spirito di solidarietà!).

Nell’articolo, se gli sbadigli non vi impediscono di leggerlo tutto, ci sono consigli (da quattro soldi) per non farsi scoprire. In particolare, stare attenti a mail, cellulari e contatti virtuali in genere: un tradimento viene scoperto nell’80% dei casi, come a dire che quello si fa si sa. Be’, che il cellulare sia pericoloso è verissimo: una donna che conosco e tradiva il marito, era in macchina con l’amante ad amoreggiare, non ha bloccato la tastiera del cellulare, l’ultima chiamata fatta era a casa, lei ci si sarà seduta sopra o ce l’aveva in tasca, chissà… Il tasto viene premuto, la chiamata parte, e il marito alza la cornetta e fa: “Pronto?”

Sgamata.

 

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Mag 27 2006

È arrivato, è arrivato!

Published by Mia under Deliri personali, Musica

fumi.jpgLo aspettavo con ansia, non avevo più nemmeno il coraggio di desiderarlo, e invece è arrivato davvero: “Kreuze und krokodile“, l’ultimo album dei Fumisterie. Avevo già detto che avrei fatto di tutto per averlo, e ringrazio con tutto il cuore il mio caro amico guardiano che l’ha comprato a Roma e me l’ha spedito!

È ancora incellofanato, io sono al lavoro ché dovrei completare le note integrative dei bilanci, dovrei pensare ed essere concentrata solo sui principi contabili, i prospetti del capitale, i criteri di valutazione delle voci inserite, e invece il sangue batte, preme dappertutto, gli occhi lo guardano, le mani toccano la plastica… Quando avrò il coraggio di aprirlo? E peggio ancora, di sentirlo? Ora resta chiuso, e mi accontento di toccare la sottile pellicola trasparente che lo avvolge. Se lo apro, potrebbe essere lo stesso che aprire il vaso di Pandora…

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