Mar 28 2007
Musicoterapia
Dopo una sfilza di giorni felici dovete necessariamente aspettarvi un picco negativo dell’umore. Non serve che accada qualcosa, dev’essere che l’uomo in generale (quindi non solamente la sottoscritta) non sopporti il noioso reiterarsi di uno stato d’animo, così può capitare di scoppiare a ridere per un nonnulla se è da tanto che non succede, punto e basta.
Allo stesso modo può succedere l’esatto contrario: improvvisamente mi sento stressata, pericolosamente nervosa, intollerante. Così sono corsa ai ripari:
1) metto in ordine la mia stanza: pare che fare ordine abbia una connotazione tutta psicologica, vale a dire è il riflesso di un desiderio profondo di fare ordine nella propria vita. Ed è proprio così che lo vivo: tutto a posto in modo che l’ordine possa tranquillizzarmi ed eliminare quella fetta d’ansia che viene dalla perdita di controllo sulle cose.
2) seguo l’istinto: nello stereo infilo uno di quei cd di cui non bisogna mai abusare perché sennò perdono il loro potere guaritivo. Grace, di Jeff Buckley. Lo metto perché c’è una sola canzone che voglio sentire in quel momento… Last Goodbye. Mentre dirompe intorno a me, sento che in qualche modo scivola via la mia rabbia e provo una certa soddisfazione. Purtroppo però il mio stereo fa il pazzo e salta qua e là nei momenti topici. Ormai la magia si è spezzata… Basta Jeff, la fase liberatoria è finita ed è ora di concentrarsi sulla pioggia di difficili incarichi che mi sono piovuti addosso in due soli minuti di orologio stamattina.
3) entra in scena il grandissimo Johann Sebastian (Bach). Il suo Clavicembalo Ben Temperato fatto rivivere in modo straordinario da Glenn Gould mi ha sempre fatto pensare a qualcosa di mistico, un rito esistenziale che racchiude tutti gli archetipi dell’universo. Ma non sprofondo come credevo in uno stato di adorazione pacifica. Piccoli guizzi di violenza si agitano nel cuore, perché tanta genialità ora proprio non la sopporto…
4) un genuino silenzio mi osserva. Finiscono le esperimenti musicali, resta l’irrequietezza. Chatwin l’aveva vivisezionata, ma non ne è mai venuto a capo. Posso riuscirci io?
Non so quanto di masochista ci sia in ognuno di noi, sta di fatto che ognuno di noi ha una canzone o un intero album, o quella particolare compilation legata a un periodo precisissimo della propria vita ed è scientificamente provato che è proprio questa canzone, questo cd messo a riposo per lungo tempo, che si avrà voglia di ascoltare, quasi per caso, nei momenti meno opportuni. Così ecco che ripiombi nel passato e quasi te ne sorprendi perché improvvisamente ricordi esattamente come ti sentivi e hai quasi l’assurda sensazione di essere in un altro posto, circondato da persone diverse, in un allucinante sovrapponimento tra passato e realtà.
Qualche tempo fa lessi il commento di un tizio che sosteneva che non guardava 