Ott 08 2006
Cambia la tua vita con un click
Ecco un film dal titolo che già da solo basterebbe a evitarlo, ma tante volte si sa, può capitare che qualcuno vi convinca che una commedia da quattro soldi a volte è divertente, che è un modo per passare un paio d’ore senza rammaricarsi di perdersi qualche scena…
In questo caso, non lasciatevi convincere. Questo film non soltanto è cinematograficamente brutto dalla prima all’ultima scena, ma è pure stupefacentemente patetico. La storia l’avete già vista sugli schermi un milione di volte: il giovane padre di famiglia, tutto immerso nella carriera o preso dai suoi difetti al punto da non accorgersi quanto siano importanti la moglie bellissima e i figli finché non li ha persi per sempre. A Natale la tv generosamente vi proporrà una ricca scelta di questo tipo di commedia buonista e scontata, ma quelle in cui mi sono imbattuta io, seppur banalissime e nate per l’esclusivo consumo domestico in queste occasioni, non avevano nulla che possa reggere il confronto con questo film (titolo originale: "Click").
Il click del titolo è quello di un telecomando universale che il protagonista (Adam Sandler) si reca a comprare in un grande magazzino (la scena dell’acquisto sancisce una caduta già abissale a un quarto d’ora dall’inizio). Invece di essere un normale telecomando, però, con questo si può orchestrare a piacere la propria vita: andare avanti velocemente, mettere in pausa, togliere il volume eccetera. Classico pretesto per gag da commedia, che qui però non solo non fanno ridere, ma mettono davvero tristezza. Il protagonista pensa solo al lavoro e per evitare le cose spiacevoli salta interi pezzi della sua vita, finché non riesce più ad avere il controllo e il magico telecomando agisce ormai da sè. A un certo punto il patetico si fonde con un cattivo gusto più splatter che da b-movie: Michael si ritrova obeso, poi reduce da un cancro e da un infarto, il tutto in scene che più brutte sarebbe difficile immaginarle.
Non una risata (a meno che non abbiate fumato qualcosa) e solo dopo una tiritera di autocommiserazione che sembra non avere mai fine, l’immancabile, scontatissimo finale, che risulta addirittura posticcio e inutile.
La figura dell’inventore del telecomando, poi, è ai limiti del ridicolo: figura irrisolta, né carne né pesce, quest’uomo che appare ogni tanto come un diavolo o quello che vi pare, senza un vero ruolo, che prende in giro ma aiuta e consola, è la summa di quanto sia sbagliato questo film.
Giovy si è addormentato quando la trama degenerava, e io vi posso dire che l’unica cosa che mi ha spinto a vederlo fino alla fine è stato scoprire, attonita, fino a che punto poteva arrivare. Certe cose ancora mi sorprendono.
Un giorno gravido di ricordi orribili. Soprattutto fu fortissima l’incredulità, la sensazione di far parte di un unico mondo, gigantesco, ferito, e unito come da un familiare abbraccio di commozione.
Quando ho letto che 
Pare che sarà impossibile sfuggire al potere mediatico che l’uscita del film di Ron Howard creerà tra noi comuni mortali. Sto parlando naturalmente dell’attesissimo e ancor più controverso "