Archive for the 'Cinema' Category

Mar 29 2007

Il signore degli anelli o Guerre stellari?

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Oggi vi sottopongo a un dilemma di importanza cruciale, una di quelle cose che nella vita vanno stabilite, come scegliere tra i Beatles e i Rolling Stones, tra la CocaCola e la Pepsi, le bionde o le more (birre), il mare o la montagna… Insomma, avete capito.

Il Signore degli anelli contro Guerre stellari: due trilogie epiche, fantasy contro fantascienza, hobbit contro avventurieri intergalattici, galassie e astronavi contro terre oscure, vulcani, foreste e battaglie terrene, il mago Gandalf contro il maestro Yoda…

aragorn_arwen.jpgEntrambe le trilogie (e insisto sul fatto che siano trilogie perché mi piace ancora pensare a Guerre Stellari senza gli episodi I, II e III) hanno un seguito straordinario. Ma se doveste scegliere, qual è quella che vi fa battere il cuore? Da che parte state? Qual è quella che avete visto e rivisto e che potreste rivedere all’infinito senza stancarvi mai? Cosa votate? :-)

Io non ho dubbi e confesso: non avevo visto Il signore degli anelli perché semplicemente odio il genere fantasy e l’idea di perdermi tra elfi, roba magica e anelli misteriosi non mi allettava. Poi però mi è venuta la curiosità (viste le critiche positivissime e l’entusiasmo mondiale) e così proprio domenica ho iniziato il recupero (col proiettore) partendo ovviamente da "La compagnia dell’anello"… Che dire? Porca miseria! E’ decisamente troppo lungo :-)

Insomma, non posso farci niente. Il Signore degli anelli ha un ampio respiro, è curato, è bello, ma voleteguerrestellari2.jpg mettere la faccia sempre spaventata di Frodo con la spacconeria di Harrison Ford? E l’astronave che non funziona, le spade laser, C3PO! Ricordo ancora un Natale quando avrei quasi comprato il cofanetto dei tre dvd in edizione lusso… (ero studentessa e mi ha fermato l’indigenza). La cosa poi che adoro di questa vecchia trilogia è che non ci sono mostriciattoli computerizzati, ma veri robot di latta. Questo conferisce al film un grado di autenticità più calda

Il responso su Imdb (confrontando il primo film per entrambe le fazioni):

Star Wars (1977) voto 8,8
The Lord of the Rings (2001) voto 8,7

guerrestellari1.jpgBe’, di una virgola, ma noi di Star Wars siamo in vantaggio! ;-)

Inoltre, Guerre Stellari vince anche per la colonna sonora: quella del Signore degli Anelli ha una sua intensità adatta al fantasy, ma il tema dell’Impero ti toglie il fiato! E’ sontuoso, è fiabesco, lucido e nero. E la musica di apertura sui titoli di testa è ormai leggenda. Se chiudete gli occhi potete sentirla, mentre le lettere oblique scivolano via…

"Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana… "

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Mar 08 2007

Un film da non perdere

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le_luci_della_sera.jpg
A quanto pare ci sono regioni fortunate che possono permettersi di non dover rinunciare a film che varrebbe davvero la pena vedere… (A parte i privilegiati di Roma, Milano & C.)
Per esempio ho appena visto che in tutta la provincia di Foggia non c’è neppure un film in programmazione che potrebbe potenzialmente piacermi, il che spiega com’è che spesso qui si finisca a vedere pellicole decisamente ignobili e lontane dagli standard che potevo permettermi un tempo.
A Chieti invece, (sto rantolando dall’invidia) addirittura potete vedere Le luci della sera. Dico addirittura perché, uscito a gennaio, è il classico film che fa apparizioni fugaci in pochi territori baciati dalla fortuna. Ultimo capitolo della trilogia di Aki Kaurismäki, il regista finlandese che mi ha letteralmente estasiato in un pomeriggio di luglio con il suo precedente film: L’uomo senza passato… Una commedia radiosa, splendida, che ha meritatamente vinto il Gran premio della giuria a Cannes 2002.
Vorrei potervi dire di più, ma non sono un’esperta conoscitrice della sua filmografia. Tutto ciò che posso garantirvi, da quell’unico film che ho visto, è che se fossi in voi mi fionderei al cinema.

P.S.: Ovviamente non è in programmazione solo a Chieti: cercatelo tra i film in sala nella vostra regione.

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Mar 04 2007

Borat: una voce fuori dal coro?

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borat.jpg“New York. Portatevi i fazzoletti, alla prima di “Borat”, alla Festa del cinema di Roma. Riderete fino alle lacrime. Non credo sia possibile, in natura, far ridere così tanto in soli 82 minuti.”

Questa è solo una delle tante voci entusiastiche che si trovano in giro sul conto di Borat. Ma proprio quando c’è un simile dispiegamento di elogi da parte della stampa bisogna insospettirsi… Per quanto ne so, potrei anche essere l’unica persona al mondo che non solo non ha riso per 82 minuti (solo 82? Sembravano molti di più!), ma che non ha riso nemmeno una volta. Be’, a dire il vero anche le persone in sala con me hanno riso davvero poco e nessuna ambulanza per soccorrerli è stata necessaria…

Questo film trash, basato a quanto pare su candid camere, con lo scopo di portare alla luce l’anima sordida delle gloriosa America, vive di denigrazione. Non ho mai trovato divertente la denigrazione - cosa del tutto diversa dall’ironia… Sarà per questo che non ho fatto altro che sbadigliare tutto il tempo e pregare che un piega spazio-temporale m’inghiottisse.

Borat è un kazaco che parte per l’America allo scopo di filmare delle interviste che servano da esempio costruttivo per il suo Paese. Non si capisce il motivo di usare il nome del Kazakistan come portabandiera di depravazione totale, degrado e antisemitismo: lo trovo di pessimo gusto. Certo, Borat doveva spacciarsi per qualcuno e avere una nazione d’appartenenza, ma non mi sembra una valida giustificazione.

Nelle sue avventure, Borat ne fa di tutti i colori: peccato che l’esito di ogni sua azione sia piuttosto prevedibile, nonché disgustoso. Un personaggio irritante (colpa del doppiaggio?) che non ha nulla di personaggi depravati ma autentici come quelli di Ettore Scola in “Brutti sporchi e cattivi”. Semplicemente una serie di gag da tv, con il classico personaggio che irrompe dove non dovrebbe, dà fastidio, fa cose che non farebbe nessuno eccetera. Le risate dovrebbero scaturire dal disgusto che provano le vittime, dalle loro risposte e reazioni.

L’irriverenza per cui gli Ebrei sono paragonati a mangia-uomini (e a kafkiani scarafaggi), le donne sono solo degli oggetti sessuali, un fuoristrada si valuta in base alla sua capacità di ammazzare un gruppo di zingari e altre simili amenità lascia il tempo che trova. Indurre un gruppo di persone a dire sciocchezze razziste per farne il manifesto di un intero Paese: è una cosa che penso si otterrebbe dappertutto.

Potrei andare avanti un bel po’ a fare esempi sull’idiozia millantata da Sacha Baron Cohen (autore e attore, regista invece è Larry Charles), ma vi risparmio. Il valore cinematografico di questa pellicola? Per me zero, ma visto che c’è sempre Melissa P. a detenere il ruolo di zero assoluto, mi sbilancerò e gli concederò 1.

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Feb 21 2007

Notte prima degli esami (oggi)

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notte_esami_oggi.jpegChe differenza c’è tra la vita dei turbolenti adolescenti alle porte di un esame di maturità oggi rispetto a quella di vent’anni fa? Secondo Fausto Brizzi c’è n’è una sola: le donne si sono emancipate. Sì, perché in questo secondo capitolo trasportato ad oggi delle avventure dei soliti liceali, le ragazze non fanno altro che spogliarsi, come in preda ad un raptus di follia, in qualsiasi circostanza (anche la Simo). E il film è bello che riassunto.
Il protagonista incontra una ragazza durante un flash mob, Azzurra (un tributo ai valorosi eroi della squadra nazionale?) ed ecco che iniziano le sue "avventure". Lei immediatamente va via con lui, con uno sguardo estasiato che trascende nell’idiozia pura (da ammaliatrice-cerebrolesa), si spoglia in una piscina che non è sua, poi si fa trovare in biancheria intima per un appuntamento, poi si rispoglia in un altro flash mob di fronte a Castel Sant’Angelo, ma naturalmente non gliela dà subito… Il film gira intorno al nulla, restando di una superficialità mostruosa. Dei giovani d’oggi non è detto nulla, qualsiasi situazione tra i personaggi del film resta appena abbozzata e nemmeno ci si cura di risolverla per chiudere la storia. La circostanza, poi, che ci sia un esame di maturità alle porte resta lettera morta.
Panariello, in un ruolo anche lui macchiettistico, completa il quadro. Come uno spettacolino per la tv. Per me tra 4 e 5, ma al cinema mi sono divertita… (forse bisogna andarci con lo spirito giusto, se si è costretti!) :-)

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Feb 16 2007

Persepolis diventa un film

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persepolis1_1.jpeg

 

 

 

 

 

 

L’opera di Marjane Satrapi è ormai diventata celebre a livello internazionale: Persepolis, la storia a fumetti di una bambina iraniana durante la rivoluzione islamica (divisa in quattro volumi) e pubblicata in Francia nel 2000. Come Maus, al quale addirittura viene spesso paragonata, Persepolis è una storia autobiografica, che fa del vissuto il suo punto di forza, anche se l’autrice precisa che il fumetto è nato per essere letto dagli occidentali, per cui è ricco di spiegazioni che agli iraniani sarebbero del tutto superflue.
Per chi volesse coprarlo (opzione consigliata), c’è l’edizione de La Repubblica in un unico volume, in libreria invece, quella classica di Spearling & Kupfer.
Per tutti gli altri, non resta che aspettare l’ultimazione del film che l’autrice sta realizzando con un team di novanta persone, francese al cento per cento, secondo processi di lavorazione che appaiono lontani dai prodigiosi e computerizzati capolavori d’animazione moderni. Marjane ha infatti disegnato a mano tutti i seicentocinquanta personaggi che compaiono nel film, mentre venti animatori si occupano dei disegni di animazione che poi finiscono nei computer per la digitalizzazione.
In concorso al prossimo festival di Cannes? Staremo a vedere, probabilmente un film di animazione potrebbe davvero aumentare la diffusione e la notorietà di Persepolis a livelli popolari… Perlomeno io me lo auguro!

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Feb 12 2007

Casino Royale

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007.jpegEccolo, il nuovo 007.
Dopo ripetuti rinvii io e Giovy siamo riusciti ad andare al cinema, così, anche se in ritardo, abbiamo assistito alla genesi di James Bond: Casino Royale infatti è il primo romanzo di Ian Fleming, quello in cui l’agente segreto britannico conquista il famoso doppio zero ovvero la licenza di uccidere.
Daniel Craig è ruvido e meno gentile di altri 007 dello schermo, ma forse proprio per questo più credibile. Del resto questo agente ancora agli inizi non ha sviluppato pienamente quella personalità leggendaria che ha contraddistinto lo James Bond che tutti conoscono: donnaiolo, giocatore, elegante e raffinato bevitore (in Casino Royale non ha neppure ordinato il classico Dom Perignon).
Il film, firmato da Martin Campbell, si apre con uno spettacolare inseguimento, a uso e consumo degli amanti del genere, per poi snodarsi in varie parti del mondo, abusando un po’ (ma questo è un male comune a qualsiasi trasposizione cinematografica dei romanzi di Ian Fleming) di deduzioni ricavate da sms inviati, cellulari e aggeggi tecnologici in genere - molto alla Jason Bourne, ma molto meno che in altri film della serie 007. Come dire che non vedrete Daniel Craig attaccato alle ali di un areo in volo…

Il ritmo sostenuto della storia ci porta fino in Montenegro, dove una partita a poker con milioni di dollari sul tavolo decide le sorti delle pedine in campo. Qui il film dà il meglio di sé.
Il cuore batte forte, la tensione è alta, gli occhi non possono staccarsi dallo schermo e la Bond-girl Eva Green (l’ex dreamer di Bertolucci) è decisamente affascinante mentre sfila in abito da sera nel Casino Royale, al punto che forse a qualcuno sarà sembrato che il fiato si mozzasse proprio come quello di James Bond.
Un film poco prevedibile (anche se io ho sfortunatamente presagito il finale) e ricco d’azione, moderno e convincente, che sfoggia tutti gli elementi del genere sapendo creare una tensione nuova e un po’ ricercata. Per chi ha sempre amato Jams Bond solo sulla carta (e vi invita caldamente a “convertirvi” ai romanzi di Ian Fleming, che sono assolutamente fantastici e privi di assurdità cinematografiche), una decisa approvazione: 7 e mezzo.

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Gen 14 2007

Film Tv chiude?

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Stento a crederlo: ho comprato l’ultimo numero di FilmTv, quasi per caso, perché è da parecchio che non riesco a seguire il cinema come un tempo e non ho nemmeno il tempo di leggerlo, e al posto del solito editoriale di Emanuela Martini, ho trovato una serie di lettere inviate dai lettori, piene di dolore per la probabile chiusura del giornale a causa della mancanza di soldi.

Resto annichilita. Sopraffatta dallo stupore.

Anch’io faccio parte di tutti gli affezionati lettori che hanno comprato, tanti anni fa (facevo il liceo), il primo numero, prezzo lancio 500 lire. Mi è subito piaciuto moltissimo: un settimanale che parla di cinema, con in più i programmi della tv e tutte le recensioni sui film in programma. Impossibile non farsi una cultura, impossibile non amare quella semplice carrellata di schede che con un colpo d’occhio ti permettavano di scegliere e scovare i film che davvero valeva la pena vedere, impossibile non appassionarsi insieme a critici che lavorano col cuore e non solo perché devono.
Il giornale è cresciuto, non ha assolutamente rivali in Italia, nemmeno un equivalente che gli si avvicini (Ciack ha sempre lasciato parecchio a desiderare secondo me), eppure è in crisi. La redazione è dimezzata e forse quello che ho coprato è l’ultimo numero che riusciranno a pubblicare quest’anno.

Non ho parole. Non so come farei senza Film-Tv, per me è un punto di riferimento irrinunciabile. Basta andare sul sito e vedere, per esempio, "I quattrocento colpi": tutti i voti dei critici sui film in uscita, per avere un quadro veloce ed eterogeneo al massimo sui film al cinema appena usciti fino a quelli di mesi fa. Non potrei fidarmi di nessun altro. Ho bisogno di Film Tv!
E tutto quello che possiamo fare mentre una cosa di valore annaspa in alto mare è scrivere, mandare e-mail, implorare che non chiuda.

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Gen 13 2007

The prestige

Published by Mia under Cinema, Senza Categoria

theprestige.jpegE’ ormai una settimana che volevo tessere le lodi sperticate di Christopher Nolan e del suo ultimo film, "The prestige", di cui è anche co-sceneggiatore. Se il regista avesse visto la mia reazione in sala, se avesse sentito il mio cuore, se avesse potuto vedere com’ero provata, scioccata, impressionata, annichilita dall’ammirazione mentre vacillavo sulle gambe fuori dalla sala, avrebbe certamente provato una grandissima soddisfazione.
Non sono una sua ammiratrice e confesso di non aver visto le sue opere precedenti (come il famosissimo Memento), perciò non potete pensare che il mio entusiasmo sia condizionato dall’amore per qualche altro film. The Prestige è davvero bellissimo. Grande sceneggiatura, grandi attori, grande scenografia e assolutamente grande montaggio. La storia della rivalità tra due illusionisti nella Londra di fine ‘800 in una sequenza di eventi che prendono vita come un gioco di prestigio e ti lasciano senza fiato. Una storia sull’illusionismo e sulle illusioni, ma soprattutto sulle ossessioni umane, che trascinano i due protagonisti in un incalzante e macabra competizione. Una competizione vera, spaventosa perché ciecamente condotta, senza scappatoie morali.
Il regista pensa che sia impossibile seguire la storia senza schierarsi dalla parte di uno dei due anti-eroi, e devo ammettere che per me è stato così: me ne sono resa conto solo leggendone, ma ero dalla parte dal grande Danton.

Un film "bello, sorprendente e crudele", come magnificamente riassume Pier Maria Bocchi (qui la sua recensione), che si chiude con la voce perfetta di Thom Yorke. Imperdibile.

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Dic 04 2006

Marie-Antoinette

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Marie_Antoinette.jpegSofia Coppola ha centrato un altro bersaglio. Intendiamoci, questo non è un film storico, per cui chi si aspetta di leggervi la storia di Francia resterà mortalmente spiazziato. Minimi riferimenti storici, essenziali per dare un contesto alla storia, talmente ridotti all’osso da essere quasi privi di senso. In realtà quella che si racconta è la vita di Maria Antonietta, quindicesima figlia di Maria Teresa d’Austria, che all’età di quattordici anni viene promessa in sposa al Delfino di Francia e mandata a Versailles, strappata dalla famiglia e da qualsiasi oggetto austriaco. Kirsten Dunst è la regina di Francia più sola che sia mai stata rappresentata su uno schermo cinematografico. Il film è in perfetto equilibrio tra il passato e il presente: incursioni di musica rock trascinano la vita della sovrana in una condizione dolorosa che è tutta moderna, in quell’anelante bramosia di vita che chiunque oggi può capire e ha vissuto sulla sua pelle. Versailles è un’enorme bolla che fagocita la sua vita, la noia e la voglia di trovare un senso alle cose, il bisogno di evadere, la ricerca di emozioni grondano da ogni scena, da ogni dettaglio: dall’acconciatura scultorea ai dolci sbocconcellati e sparsi dappertutto, dalle preziose moltitudini di scarpette alle folli notti di gioco, fino a un brindisi alle luci dell’alba che stringe il cuore.
La location è la vera, autentica reggia francese. I costumi un autentico sogno. Il film, un singolare volteggiare su un’esistenza che pare non avere senso e che si consuma nell’isolamento più completo. Non c’è nulla della Francia, nulla delle decisioni del governo, neanche un particolare della rivoluzione, se non echi lontani, voci che in nulla scalfiscono l’ordinario scorrere della vita di corte. E in questo modo sarete sorpresi almeno quanto questi sovrani, quando la folla inferocita arriva dietro la porta.

Sottoscrivo in pieno l’8 di Pier Maria Bocchi. Audace e originale, complimenti alla Coppola.

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Ott 11 2006

De battre mon coeur s’est arrêté

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Ieri siamo stati al cinema a Foggia, non a vedere la robaccia che stanno proponendo (tipo “Ti odio, ti lascio, ti…”) ma a realizzare un sogno: finalmente hanno proiettato “Tutti i battiti del mio cuore”. Dovete sapere che è forse quasi un anno che desidero spasmodicamente vedere questo film, al punto che quando Giovy, mentre (in vacanza) andavamo a Lecce, mi disse che al campeggio quella sera avrebbero proiettato Tutti i battiti del mio cuore, mi ha preso un colpo! Ovviamente era uno scherzo.

Tutti_i_battiti_del_mio_cuore.jpgIl film, me lo diceva il cuore, è bellissimo, assolutamente all’altezza delle aspettative. Non è per niente il classico film francese dove si pronuncia una parola ogni quindici minuti di film. Il ritmo è serrato, il modo di muovere la camera accompagna perfettamente le scene mutando in base ai diversi momenti della storia, il gusto per il bello trapela ovunque: nelle camicie di Christian Dior, nello scintillio delle strade la notte… ogni cosa lascia estasiati e si finisce invischiati con l’illegalità, col protagonista impulsivo e violento e assolutamente irresistibile, con la vita nascosta dentro di lui, le sue inclinazioni, il desiderio di fare il pianista. C’è la passione, assoluta, che gronda da ogni fotogramma.
Questo noir francese, opera di Jacques Audiard, è intitolato “De battre mon coeur s’est arrêté” che significa più o meno “Il mio cuore ha smesso di battere”. E in numerosi momenti si ha proprio la sensazione che il proprio cuore si stia per fermare, per un attimo, per poi sentirlo ricadere nei suoi soliti tonfi. Tutti i momenti in cui il protagonista esita, si arresta, è sopraffatto da un’emozione…
Ci si sporca di sangue, proprio come lui, e si vive fianco a fianco con le sue contraddizioni: un violento intermediatore immobilare, che sfratta e picchia la povera gente, ma poi si siede al piano. Sgradevole e bellissimo nello stesso tempo. 

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