Feb 22 2008
Perché mi piace il dr. House
Me lo ha chiesto un’amica, qualche giorno fa, con autentica curiosità.
A noi incalliti fan del geniale dottore che imperversa col suo bastone e le cattive maniere nell’immaginario Princeton-Plainsboro Hospital (New Jersey) la domanda pare bislacca: come sarebbe perché mi piace? E’ House!
Poi mi sono ricordata di una serata con Enrico Mentana e la sua voce perforante (per non parlare della pronuncia, “dactor HHouse”) in cui un mucchio di persone ragionavano sul perché questa serie televisiva avesse un successo planetario. Be’, a me pare molto semplice, non c’è da interpellare uno esperto sociologo.
House M.D. ha un soggetto magnifico ed è scritta benissimo.
Non la solita lagna con l’eroe buono che persegue i suoi ideali e non perde occasione per predicare la sua morale, ma un medico arrogante, un autentico genio della diagnostica, che si cimenta in ogni episodio con un caso medico apparentemente irresolubile, al quale tutti gli altri medici non hanno saputo dare una risposta. Ora, quello che conta non è tanto lo svolgimento dei fatti, chi è il paziente. La serie ha successo perché ogni episodio è un giallo. House è il detective sopra le righe, quello che non segue le regole, affascinante almeno quanto Sherlock Holmes - ma per me molto di più visto che non ho mai sopportato Holmes… Il dottor Wilson, il suo amico oncologo, è chiaramente la spalla, Watson, ma io direi ancora di più che è il grillo parlante, la coscienza di House, al quale lui non dà mai ascolto. E a chi non piace la trasgressione? House si permette di dire in faccia le cose alle persone, è irriverente, ma allo stesso tempo intelligentissimo e divertente, acuto, brillante. Per questo è affascinante: non soltanto calpesta le regole, ma ha sempre un ottimo motivo per farlo. E’ tutto qui il punto: trasgressione, ma per una buona causa. Perciò come biasimare la Cuddy, la bellissima direttrice dell’ospedale, capo di House, se alla fine non riesce a non essere ammaliata dal geniale dottore? La Cuddy è un personaggio stupendo, la sola veramente indispensabile, quella che tiene testa ad House: i battibbecchi tra i due sono davvero imperdibili.
House M.D. mi piace perché è piena di battute intelligenti, perché i casi sono interessantissimi (quando ancora non sapevo che esistesse questa seria, rimasi incantata dall’inizio di un episodio, credevo fosse un film, poi la sigla… e poi House, che sfuggiva ai suoi doveri: è stato un colpo di fulmine, ho capito che dovevo vedere quella serie!), la trama è costruita in maniera impeccabile, Hugh Laurie (House, appunto) è un attore assolutamente straordinario, carismatico. E le storie che piano piano coinvolgono i personaggi della serie, senza togliere spazio ai casi dei singoli episodi, sono assolutamente appassionanti, dai risvolti imprevedibili. L’unica serie di cui sono stata capace di vedere qualcosa come dieci episodi tutti d’un fiato…
Irresistibile.
La trama non è elaborata: un mostro attacca New York (sempre lei, e come potrebbe essere altrimenti?), si scatena il putiferio e un giovane con pochi amici lotta per la sopravvivenza, ma prima deve salvare la donna che ama. Proprio in tanta semplicità è la forza disarmante di questo film, interamente ripreso in soggettiva, con una videocamera a mano dalle incredibili prestazioni tecniche. Non è dato sapere cosa stia accadendo, non ci sono spiegazioni, niente presidenti presi dal panico che devono prendere apocalittiche decisioni, niente operazioni dell’esercito in primo piano, niente giornalisti della Cnn che piombano sulla scena. Insomma, niente di tutto quello che in genere correda la trama di un film del genere.