Set 17 2007
I Simpson al cinema
Perché un film dei Simpson? L’obiettivo dichiarato di Matt Groening era questo: «Volevamo raccontare una storia dei Simpson
sull’enorme sfondo di uno schermo cinematografico per ascoltare un cinema pieno di gente che ride
insieme». La magia del cinema è infatti proprio questa: un grande schermo che cattura totalmente la tua attenzione, le reazioni che colgono un’intera platea, la condivisione di una risata o della paura, il suono corale che si spande dalle poltrone (insieme al profumo dei popcorn)…
E le risate ci sono state, con tanto di scrosciante applauso d’inizio al solo apparire del logo della 20th Century Fox, un monolite sullo schermo di incredibile impatto emotivo. La storia, diretta da David Silverman, prende l’avvio accompagnata da tutti gli elementi classici della geniale serie tv: il cartoon di Grattachecca & Fichetto, le immancabili citazioni cinematografiche (Titanic proprio all’inizio), gag a non finire (Burt sullo skateboard completamente nudo)… Tutto questo è esaltante per i primi minuti, ma il resto dei personaggi che hanno reso quasta serie tv un autentico capolavoro del piccolo schermo sono relegati ai margini della storia: Milhouse che corteggia vanamente Lisa, il commissario Winchester con la sua immancabile arguzia, Boe, il signor Burns e i suoi cani…
Insomma la storia comincia bene, con un raggio di luce divina che colpisce il vecchio nonno Simpson, ma poi diventa troppo fantascientifica, irreale, senza che questo rappresenti un qualche vantaggio. Invece di approfittare per ordire sordidi intrighi cittadini, gli sceneggiatori (che hanno riscritto il film più di 100 volte, gliene diamo atto!) spostano il tiro e l’intera città diventa protagonista della storia. Il motivo è pretestuoso, la gaffe di Homer, che condanna l’intera Springfield, troppo tirata per le orecchie. L’EPA (ente per la protezione ambiente) vuole distruggere l’intera città col beneplacido dell’ignavo Schwarzenegger, presidente degli Stati Uniti, perché troppo inquinata! E i Simpson finiscono persino in Alaska, quando avrebbe fatto più presa (almeno questa è la mia opinione) una trama che coinvolgesse la città al suo interno, con una trama meno apocalittica e più capace di generare tensione: come la doppia puntata sul presunto omicidio del signor Burns, tanto per fare un esempio.
Non mancano ovviamente le gag divertenti e le battute pungenti: ad esempio Marge dice a Lisa: “Sei una donna, puoi serbare rancore per tutta la vita”, un robot che disinnesca bombe si suicida per lo stress di dover decidere quale filo tagliare, Burt si traveste da Topolino e dice “sono la cheerleader di una pessima multinazionale!”… Le battute vengono fuori copiose dal solito cilindro e bisogna dirlo, vedere la famiglia gialla sul grande schermo è una autentica gioia per gli occhi. In ogni frame trova posto un maggior numero di dettagli e di personaggi, molte scene sono stupende, hanno un respiro che il piccolo schermo non potrà mai offrire ed è veramente magnifico godersele… Pare di entrare in casa di Homer, nella chiesa del reverendo Lovejoy, di poterli quasi toccare con mano. Peccato che alla fine non sia scattato l’applauso.
Che bello il nuovo aspetto del tuo blog…il mare in burrasca! Io mi sono divertita parecchio al cinema, anche perchè la compagnia era quella giusta!
Bacio