Set 13 2007

I giochi di una volta

Published by Mia at 15:24 under Società

Ieri sera, mentre leggevo Underworld di Don DeLillo, sono arrivata al punto in cui un professore nella New York del 1951 guarda giocare i ragazzi per strada. Li osserva, sente i loro schiamazzi e, parlando con un cameriere che fuma una sigaretta durante la pausa, osserva che nel 1951 non ci sono più i ragazzini di una volta buttati per strada a giocare.

Questo mi ha fatto pensare che è vero, un tempo si giocava per strada mentre ora è difficile vedere gruppi di bambini che si trastullano nelle pubbliche vie. Oddio, è facile vedere gruppi tipo comitive, coppie, ragazzini delle medie che fumano dietro i cespugli, ma chi diavolo gioca più a nascondino? A "uno, due, tre… stella!"? E così, sull’onda della nostalgia, mi sono ricordata di giochi bellissimi che nemmeno ricordo bene, che certo, hanno un senso solo se sei piccolo e che forse già i bambini di oggi non possono più conoscere.

Per esempio la "Campana". Non conosco l’origine del nome, ma si tracciava col gesso sui marciapiedi un tracciato fatti di 10 caselle numerate: prima la 1 e la 2, in seconda fila solo la 3, poi la 4 e 5 e così via. Ciascuno si sceglieva un sasso studiandolo attentamente perché sarebbe servito per lanciarlo nelle caselle: se la pietra usciva fuori dai bordi della casella perdevi il turno, altrimenti potevi saltellare, sempre facendo attenzione a non toccare i bordi delle caselle, dalla 1 alla 10 e ritorno. Passando vicino alla casella con la pietra, al ritorno, la riprendevi al volo per poterla lanciare ancora dalla base di partenza…

Un altro gioco molto più complicato e che ricordo appena, tipico delle bambine, si faceva con un lungo cerchio di elastico. Due amiche si infilavano nell’elastico e lo tenevano teso, in modo che si formasse una doppia corda. La terza doveva fare una serie di esercizi sempre più difficili, calpestando e facendo di tutto con questi elastici, passando anche di livello, finché non sbagliava. Come si intrecciava quell’elastico! Ci voleva molta abilità, mi appassionava da morire, ma non ho mai primeggiato. Bisognava ricordare tutti i passi, altrimenti perdevi il turno, e la mia memoria non è mai stata a prova di bomba.

Chissà, magari qualcuno trova familiari questi giochi! O forse da una regione all’altra cambiavano tantissimo. Cosa facevate alle elementari? (Be’, io facevo mille altre cose, ero piuttosto turbolenta come bambina ;-))

Non so se sia vero che oggi i bambini non fanno più quello che facevamo noi, ma se così fosse, se tutta la fantasia si fosse esaurita per seguire giochi da playstation e altra roba industriale, cavoli, mi dispiace davvero per loro.

7 Responses to “I giochi di una volta”

  1. Sarkiaponeon 13 Set 2007 at 18:09

    Si è vero molti bambini non fanno più i “giochi di una volta”, ma almeno dalle mie parti si vedono ancora bambini allo “stato brado”. Nel complesso commerciale dove lavoro ci sono i figli degli altri negozianti che hanno fatto comunella e li ho sentiti (era praticamente impossibile non sentirli!) che giocavano a un due tre stella! e ho visto una campana disegnata a terra lunga quasi dieci metri! Quindi non tutto è perduto!

    Ciao!

  2. Miaon 13 Set 2007 at 20:45

    Ma è fantastico! Ti giuro che sotto sotto vorrei tanto mascherarmi da bimba per farlo ancora un’ultima volta anch’io!
    Ciao :-)

  3. Barbaraon 13 Set 2007 at 21:43

    Non so se dipenda dall’età o dalla diversa area geografica ma io mai giocato in strada?! A Milano al massimo al parco ma io giocavo a palla , a un, due, tre stella , ce l’hai e moscacieca giocavo in casa!!!

  4. Stefano Mainardion 15 Set 2007 at 16:14

    Ciao Mia, confermo quanto detto dal Sarkia, negli anni universitari all’Aquila ricordo di gruppi di bambini che facevano i classici giochi che facevamo noi da bambini e gli urli mi rimbombavano nella testa mentre tentavo di studiare :) Ti confesso che sono stato anche io ore a fissarli, ritornando indietro con la mente agli anni in cui l’unico obiettivo della giornata era uscire vincente da uno di quei giochi….bei tempi!

  5. Aliceon 18 Set 2007 at 22:18

    Ciao Mia, certo che me li ricordo!!! Io ti assomigliavo molto anche da piccola x certi aspetti. Che ci abbiamo davvero divise e scambiate dalle culle??!! Cmq io giocavo a palla ed a nascondino nella piccola via di casa nostra con mia sorella Laura e la mia amica Elisa. Poi a volte si univano altri amici e si inventavano altri giochi. Mi ricordo anche di aver giocato alla campana ma era raro perchè non sempre avevamo il gessetto ed a volte scrivevamo a terra con i sassi bianchi. La zona dove abitavo era molto tranquilla e ricordo che facevamo impazzire la vicina di casa ogni volta che la palla finiva sulle sue amata rose del giadino. Altre volte andavamo a giocare al parco in cima alla via, era più grande e nel tempo si è rempito di giochi e bambini, ma l’episodio che più ci ha divertito era quando ha nevicato nell’82…ci sono anche delle canzoni a riguardo. Noi scivolavamo giu dalla montagnola con delle buste di plastica e con spesa zero divertimento a mille!! Altro che playstation!! ;-) Il gioco dell’elastico invece lo facevamo durante la ricreazione delle elementari ma non ero tanto brava ed agile a saltare ma sopratutto veloce e precisa nel ripetere i movimenti…insomma una frana..ma chi se ne fregava..mi divertivo tanto lo stesso..l’importante era stare tutte insieme. Ora forse si son persi questi momenti e valori. Bo, io li insegnerò lo stesso a mia figlia o nipotini se e quando capiterà l’occasione e, magari, mi metterò a giocare con loro! non vedo l’ora!! baci e grazie per questa riflessione ed aver fatto ricordare certi bei momenti di vita passata…Aly :-)
    Ps: un saluto anche a Giovy…l’altra metà del bel paio di scarpe! ;-)

  6. Miaon 20 Set 2007 at 18:30

    @ Alice: grazie a te del tuo commento!
    I gessetti li rubavamo da scuola, ma abbiamo usato spesso anche delle pietre che sembravano fatte apposta, facevano un tracciato bianco stupendo.
    Ma come fai a ricordare tutto? Io non potrei insegnare niente a nessuno :/
    Certo che è affascinante sapere che abbiamo fatto tutti gli stessi giochi… Chissà come si sono diffusi. Non certo grazie a tipi come me (smemorati)!
    Un bacio :-)

  7. Mariola77on 30 Ott 2007 at 16:34

    Ciao Mia! Proprio in questi giorni stiamo parlando di quest’argomento a lezione (italiano come lingua straniera in una scuola di lingue a Vigo, in Galizia, nordovest Spagna). Io da piccina giocavo a mille cose, non solo a quei giochi che avete detto voi ma anche altri giochi spagnoli (o ancora più precisamente galiziani). Noi giocavamo dentro casa perché fuori, vicino a casa mia, non c’erano tutti questi spazi verdi dove giocare con altri bambini. Comunque sia si giocava sempre in compagnia, con altri bambini: cugini, compagni di classe, genitori, vicini di casa,… e il fine settimana si aveva sempre l’opportunità di andare fuori città, in montagna, al mare, …oppure di restare in città e andare al parco più vicino a giocare e a trovare gli altri amici. Io mi ricordo con piacere le ricreazioni, nel cortile della scuola, dove giocavamo, bambine e bambini all’ “espantapájaros”, un gioco simile al rubabandiera in cui invece del solito fazzoletto un bambino in piedi al centro del gioco sosteneva (con le braccia in croce) due magliette. Al richiamo di un numero (come nel rubabandiera) ogni giocatore correva verso la maglietta, l’acchiappava e doveva legarla (facendo un nodo non troppo stretto) al braccio di uno dei bambini della squadra contraria. Dopodiché tornava alla propria squadra e snodava la maglietta che l’avversario aveva legato al braccio del suo compagno. L’ultimo passo era rilegarla al bambino che “aveva cantato” i numeri. Era bellino, anche se c’era sempre un gran trambusto e spesso finiva che alcuni bambini facevano nodi da marinaio, gulp!! Esiste una versione italiana di questo gioco? È vero che oggi è sempre più difficile beccare gruppi di bambini che giocano per strada ma i tempi cambiano e i giochi devono anche per forza cambiare. Nascono altri giocattoli, che rivelano magari un gioco meno condiviso, ma tutto ciò si adegua a certe situazioni attuali come il fatto del figlio unico, la donna in carriera, etc… Non bisogna rassegnarsi però, la fantasia nel gioco ci sarà sempre! Tanti saluti dalla Galizia**Mariola

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