Lug 14 2007
Il riso alla mandorla di Ernesto Iaccarino

E’ da ieri che come una zaffata di vento odoroso di mete lontane, mi ha assalito il ricordo del sapore incredibile del riso carnaroli al latte di mandola con crostacei, spinaci selvatici e pepe bianco. Sto parlando di un’esperienza gastronomica unica nella mia vita: il pranzo da Don Alfonso 1890, nella meravigliosa cornice della penisola sorrentina, a Sant’Agata dei Due Golfi, offerto da San Lorenzo per la campagna IVLPN (cioè Il Vino Lo Portiamo Noi).
Certe esperienze hanno bisogno di essere metabolizzate, perché quando mangi una serie di delizie una dopo l’altra è un po’ come quando passi da un capolavoro all’altro in un museo e alla fine ti ritrovi quasi insensibile, pur comprendendo che davanti a te c’è un Raffaello, che cavolo.
Così è chiaro che il ricordo del riso è finito perduto in abisso di sazietà, trapassato dagli gnocchetti, dal dentice e dal capretto lucano… Senza parlare dei dolci (assolutamente impossibile fare di meglio) e del petto d’anatra con crema di mela tra gli aperitivi, uno dei sapori più struggenti in assoluto, per me, e del tonnetto di passo: fettine di piccoli tonni che passano in zona, appena appena scottati con pepe rosa e purea di favette… Troppo per le sole papille gustative che ci sono in una bocca. Troppo per un solo giorno di vita.
Ma di tante sopraffine delizie, il riso mi è rimasto nel cuore. Un riso dolce, dal profumo delicatissimo, con quella nota di mandorla perfettamente abbinata agli spinaci selvatici, spinaci dal sapore quasi irriconoscibile e per nulla vicino al gusto amarognolo che conosciamo. Un equilibrio di sapori perfetto, insolito, indimenticabile, perfettamente abbinato a un moscato San Lorenzo dall’ottimo sommelier Maurizio. Si tratta di una rivisitazione dell’antica cottura del riso nel Regno delle Due Sicilie, come ci ha spiegato la padrona di casa Livia Iaccarino, moglie del celebre Don Alfonso, ad opera della creatività del figlio Ernesto, lo chef dall’indiscutibile fascino partenopeo.
Ecco, oggi se potessi vorrei un bel piatto di questo riso. Da mangiare da solo, per poterne meditare a lungo il sapore. A lungo… in un’estasi totale.
Invece non mangerò per niente: di partenza fra un paio d’ore con Giovy per l’inaugurazione dell’enoteca delle Sorelle Dalpiano! Buon fine settimana a tutti
bè cara…era ora che scrivessi il post…
come stai? divertitevi all’inaugurazione
speriamo di riuscire a vederci presto in qualche altra occasione
cate
Ciao Cate, se vuoi saperlo non avevo alcuna intenzione di scrivere un post sul pranzo da Don Alfonso… L’ispirazione è venuta dopo tutto questo tempo, cogliendomi di sorpresa.
Ormai anche l’inaugurazione è passata, parto domani per la montagna!
Un saluto e alla prox
Ehmmm… si potrebbe avere la ricetta del risotto?
@ Mauro: prova a telefonare al Don Alfonso e vedi se te la danno…
Però, guarda, ci hanno accennato a qualcosa di davvero elaborato: tutto quello che so è che il latte di mandorla per cuocere il riso lo fanno loro partendo da un pesto di mandorle…
uhmmm… mi sa che faccio un po’ di tentativi…
eccomi qua! mi piace il tuo blog, sai? scrivi benissimo! è vario, poi. brava! continuo a dargli un’occhiata.. fammi sapere come vengono i crackers poi..