Archive for Luglio, 2007

Lug 19 2007

Finalmente si parte!

Published by Mia under Comunicazioni, Senza Categoria

Dopo un interminabile tour de force lavorativo iniziato a maggio, pare incredibile concedersi una breve vacanza. Nove giorni di assoluto relax, lontana abbastanza da dimenticare scartoffie, amici e parenti!
Caspita, sono proprio contenta. Io, Giovy, il brasato di cervo, i monti, una meravigliosa frescura, libri (sono riuscita a ingranare con Underworld, questa è la volta che lo finisco!), una stanza stupenda tutta per noi, le conifere, i funghi, le sfide all’ultimo sangue a ping-pong, sdraiarsi al sole sul prato, ronfare fino alla più completa sazietà… Persino il viaggio in eurostar sembra allettante!
Visto però che non sono così zelante da aver preparato qualcosa da pubblicare mentre sarò via (non che manchino gli argomenti, ma tant’è…), questo blog rimarrà ufficialmente chiuso fino al mio rientro, il 30 luglio. Divertitevi, sbevazzate (come dice Agostino) e fate tanti bagni al mare.
A presto!

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Lug 19 2007

Nostalgia

Published by Mia under Immagini

 

 

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Lug 14 2007

Il riso alla mandorla di Ernesto Iaccarino

Published by Mia under Cucina, Vita vissuta

E’ da ieri che come una zaffata di vento odoroso di mete lontane, mi ha assalito il ricordo del sapore incredibile del riso carnaroli al latte di mandola con crostacei, spinaci selvatici e pepe bianco. Sto parlando di un’esperienza gastronomica unica nella mia vita: il pranzo da Don Alfonso 1890, nella meravigliosa cornice della penisola sorrentina, a Sant’Agata dei Due Golfi, offerto da San Lorenzo per la campagna IVLPN (cioè Il Vino Lo Portiamo Noi).
Certe esperienze hanno bisogno di essere metabolizzate, perché quando mangi una serie di delizie una dopo l’altra è un po’ come quando passi da un capolavoro all’altro in un museo e alla fine ti ritrovi quasi insensibile, pur comprendendo che davanti a te c’è un Raffaello, che cavolo.
Così è chiaro che il ricordo del riso è finito perduto in abisso di sazietà, trapassato dagli gnocchetti, dal dentice e dal capretto lucano… Senza parlare dei dolci (assolutamente impossibile fare di meglio) e del petto d’anatra con crema di mela tra gli aperitivi, uno dei sapori più struggenti in assoluto, per me, e del tonnetto di passo: fettine di piccoli tonni che passano in zona, appena appena scottati con pepe rosa e purea di favette… Troppo per le sole papille gustative che ci sono in una bocca. Troppo per un solo giorno di vita.
Ma di tante sopraffine delizie, il riso mi è rimasto nel cuore. Un riso dolce, dal profumo delicatissimo, con quella nota di mandorla perfettamente abbinata agli spinaci selvatici, spinaci dal sapore quasi irriconoscibile e per nulla vicino al gusto amarognolo che conosciamo. Un equilibrio di sapori perfetto, insolito, indimenticabile, perfettamente abbinato a un moscato San Lorenzo dall’ottimo sommelier Maurizio. Si tratta di una rivisitazione dell’antica cottura del riso nel Regno delle Due Sicilie, come ci ha spiegato la padrona di casa Livia Iaccarino, moglie del celebre Don Alfonso, ad opera della creatività del figlio Ernesto, lo chef dall’indiscutibile fascino partenopeo.
Ecco, oggi se potessi vorrei un bel piatto di questo riso. Da mangiare da solo, per poterne meditare a lungo il sapore. A lungo… in un’estasi totale.

Invece non mangerò per niente: di partenza fra un paio d’ore con Giovy per l’inaugurazione dell’enoteca delle Sorelle Dalpiano! Buon fine settimana a tutti :-)

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Lug 12 2007

Insulti

Published by Mia under Donne, Società

E’ incredibile, pare che nonostante l’incontestabile passare dei decenni, l’unico epiteto per offendere una donna continui ad essere il solito troia, puttana, ninfomane e ogni altro termine che si riferisca espressamente alla vita sessuale dell’insultata (attiva anziché no). Di converso, per l’uomo resta intramontabile "cornuto", perché è sempre l’attività sessuale della donna ad essere offensiva.
Non ho mai sentito dire "cornuta" a una donna dall’automobilista incazzato mentre è in coda, e non ho mai sentito insultare un uomo perché di dubbia moralità (leggi: troppo attivo sessualmente).

Non si potrebbe evolvere verso nuovi orizzonti? Che noia! E che anacronismo…

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Lug 10 2007

I ricordi del Pub-BeachCamp

Published by Mia under Eventi, Web e dintorni, viaggi

E’ passato così tanto dal weekend in Abruzzo, sono accadute così tante cose, tutti hanno più o meno detto la loro che questo post non può non suonare “vecchio”. Ma non potevo non dire niente di quest’esperienza, perciò, seppure con tempi molto poco web 2.0 (quelli di chi è sempre connesso, twittera, si muove sui blog e nella rete a una velocità che non posso nemmeno sognarmi!), ecco il mio post.

Be’, la prima cosa che va detta è che il duo pub-beach Camp, a cui ho partecipato con il mio Giovy, ci ha tolto parecchie ore di sonno e per una serie di incredibili circostanze, non sono riuscita a recuperare fino a una settimana fa.

Ma veniamo al primo degli eventi, il PubCamp. Passare ore e ore in un pub di giorno ha un fascino tutto suo, accentuato dal fatto che fuori si moriva di caldo, dentro invece c’era l’aria condizionata. Così con gran piacere siamo stati ai tavolini e in giro in mezzo al legno dello Stammtisch Tavern, nell’attesa che si entrasse nel vivo del camp. Le chiacchiere più piacevoli: quelle con Sara, Silvia e Tommaso nel mio improvvisato angolo da outsider e dove Gioxx rideva dei discorsi serissimi che facevamo tra donne, che dovrebbero invece avergli aperto la mente sul modo di ragionare del gentil sesso… :-P Be’, un paio di mie goliardiche affermazioni hanno suscitato scalpore e Silvia ha preso appunti :-)

Maxime ha bevuto due litri di birra. Io ho iniziato solo nel pomeriggio, quasi travolta da un ciondolante senso di ozio, ben due caffè e un miscuglio non controllato di paté di fegatini di coniglio e carpaccio di funghi porcini (tutto griffato San Lorenzo), ma non sono andata oltre due boccali piccoli.

Il “talk”, chiamiamolo così, principe del camp è stato naturalmente quello di Giovy col padrone di casa: birra, da come si fa a come si spilla. Ecco, la parte di come si spilla ha conquistato l’attenzione generale. Tutti dietro al banco a vedere la differenza tra due birre identiche spillate in modi differenti. Visto che adoro scoprire i segreti per fare bene le cose, sono stata in prima fila, attentissima, e vi posso dire che lo shock più grande non è stato tanto vedere come due birre spillate in bicchieri con diverso grado di pulizia si presentassero diverse, ma assaggiare due identiche Beck’s, messe in due bicchieri identici: la prima, come ti insegnano tutti, senza far fare la schiuma, tenendo il bicchiere inclinato; la seconda, versando la birra dall’alto prima col bicchiere inclinato, poi raddrizzandolo e facendo eruttare la schiuma tutt’intorno, per poi tagliarla con una spatola (o coltello, fate voi). Non avrei mai pensato che una birra in bottiglia potesse essere tanto buona o fare tanto schifo! Quella che fa schifo e sembra veleno è la classica birra senza schiuma… E pensare che tutti hanno premura di insegnarti questa disdicevole pratica appena ti vedono con una bottiglia in mano. Ma cosa ne sapete? Fatevi un po’ i cavoli vostri invece di fare gli esperti!

Maxime_e_Sara.jpg

Il BeachCamp, l’indomani, ci ha visti ancora più distrutti. Nessuna dose di caffè avrebbe potuto resuscitarmi, colpa delle ore piccolissime fatte la sera prima dopo la cena del PubCamp, con tanto di nuove dimostrazioni ad opera dell’immancabile Antonio, questa volta sulla preparazione di cocktail perfetti, e relativa degustazione di Mojito (il primo della mia vita), Alexander e Pina colada. Mi sono nascosta dietro gli occhiali da sole e pensavo di dover collassare, ma dopo pochi attimi mi sono dovuta ricredere. Già la splendida accoglienza ha lasciato presagire che le successive ore sarebbero trascorse all’insegna del divertimento: subito per ogni beachcamper acqua fresca, maglietta, una bellissima sacca per la spiaggia, spillette e il porta badge colorato. Lido bellissimo, sole e mare… Un megaschermo per i talk, impianto audio impressionante, niente è stato lasciato al caso e di questo bisogna dare onore a Stefano Mainardi, che ha fatto davvero un ottimo lavoro! E che ringrazio, perché mi ha permesso di trascorrere una giornata stupenda e ha avuto il buon senso (impagabile) di riservare ai partecipanti dei meravigliosi lettini in spiaggia…

Un camp indimenticabile, che ha sancito la voglia di stare insieme anche al di fuori di un barcamp tecnico. Le discussioni costruttive non sono mancate e posso testimoniare che molti campers preferivano i loro Mac al mare!
I momenti topici: le sfide a calcio balilla con Feba, Piero, M0r94n, Giovy e Silvia, gli arrosticini più buoni che possiate immaginare mangiati sulla spiaggia, con vino, birra e una calda atmosfera da vecchi amici, i progetti che piano piano prendono vita, come quello di un capodanno tutti insieme sulla neve (senza camp, né talk) e di un… murder-party! Perché non solo di camp è fatta la vita sociale di un blogger.
Le più geek tra le donne del beachcamp? Assolutamente Feba e Silvia: non si staccavano mai dal loro portatile. Altro che tintarella!

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Lug 04 2007

La bellezza a tutti i costi

Published by Mia under Società

dove.jpgLa notizia della vittoria dello spot di Dove al Festival Internazionale della pubblicità di Cannes non è certo fresca di giornata, ma merita una riflessione, per quanto necessariamente breve.
Ho visto tempo fa il video dello spot Evolution realizzato per il Self esteem fund di Dove: una ragazza carina, ma certamente non una bellezza mozzafiato, viene trasformata completamente prima da trucco e acconciatura, successivamente (vero colpo di grazia) dalle manipolazioni incredibili dei software per il fotoritocco. Ed ecco apparire una donna che non esiste, con il collo più lungo, gli occhi più grandi, la pelle così perfetta, levigata, luminosa che lascia incantati. La stessa donna che finirà sulle riviste femminili e che farà soffrire migliaia di ragazzine desiderose di essere come lei. Ragazzine ignare del fatto che quella bellezza, dal vero, non esiste.

Questo perché oggi una donna cresce con la consapevolezza che essere belle è un dovere e una necessità prima ancora che una soddisfazione personale. La bellezza serve per lavorare, per avere successo, per avere amici, per ottenere cortesia, per essere stimate e ammirate. Perciò mentre è giusto cercare di essere al meglio, è meschino ricorrere a dei biechi espedienti per distorcere e manipolare l’idea della bellezza. L’innaturalezza che ci propinano con tanta disinvoltura porta davvero a dei confronti crudeli, dove non si può che uscire sconfitte. Un plauso perciò alla campagna per la bellezza autentica di Dove, e alla ricerca della naturalezza in un mondo ormai troppo artefatto. Che possa aprire gli occhi a chi ne ha davvero bisogno.

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