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La classifica della pace

giugno 8th, 2007 · 2 Comments

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La pace è la pietra miliare alla base della sostenibilità: l’unica condizione fondamentale perché il pianeta non soccomba è infatti che le nazioni potenti si coalizzino tra loro e risolvano davvero problemi globali come la sovrappopolazione, l’accesso alle risorse idriche, il cambiamento del clima eccetera.
Per questo motivo è stato costruito, per la prima volta, un indice globale della pace.
Tutti i Paesi del mondo sono stati classificati in base a quanto siano pacifici o meno, come esposto nella mappa. La prima della classe è la Norvegia, l’Irlanda la quarta, l’ultimo al mondo è l’Iraq, mentre noi Italiani siamo 33esimi. Poteva andarci peggio. Anzi, tutto sommato l’Europa sembra un buon posto dove stare.
L’intento di Vision of Humanity è mostrare la pace come qualcosa di diverso da ciò a cui siamo abituati a pensare. Storicamente, la pace è stata sempre percepita come qualcosa che si ottiene dopo una guerra e il suo valore economico non è mai stato compreso in maniera adeguata. Perciò Vision of Humanity si fa promotore per la salvaguardia di un valore che ci salverà tutti, raccogliendo dati dettagliati, 
E’ interessante dare un’occhiata all’elenco dettagliato di 121 Paesi classificati in base all’indice globale della pace, come pure al modo in cui è costruito il rank di ogni Paese… Non avrei mai immaginato, non so nemmeno perché, che la Corea del Sud, il Cile, l’Estonia, fossero più pacifici di noi.
Ecco perché è giusto divulgare una classifica della pace. Servirà davvero a sensibilizzare il mondo?
Speriamo di sì.

Tags: Società

2 responses so far ↓

  • 1 La pace. Almeno per ora « We’re in // giu 8, 2007 at 15:29

    [...] Notizia ripresa da EccesivaMente  [...]

  • 2 thumbria // giu 8, 2007 at 16:13

    La validità di questa ricerca mi pare bassa, dato che, ad esempio, il numero di militari impiegati in missioni di pace influisce negativamente sul risultato, come se permettere la costruzione di strade ed acquedotti fosse un crimine.
    Inoltre alcuni dati andrebbero combinati o meglio studiati, ad esempio il numero di armi in sé non ha valore assoluto, dato che in Stati con tradizione di caccia è presumibile che siano di più.

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